IL CALIFFO NOMINA NUOVI LEADER, ASSAD AVANZA AD ALEPPO

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Il nuovo Ministro della Difesa dello Stato Islamico è un ex generale della Guardia Repubblicana irachena, corpo d’elite dell’esercito di Baghdad all’epoca del regime del defunto dittatore Saddam Hussein. Lo riferisce la tv satellitare irachena al-Sumaria.

Secondo fonti irachene citate dall’emittente “il Califfo Abu Bakr al Baghdadi, ha nominato il generale della Guardia Repubblicana di Saddam, Yassin Salamah al-Muadithi noto anche come “Abu Taha”, a ministro della Difesa del suo Stato Islamico succedendo all’ex titolare del dicastero Abu Omar al Shshani, “il Ceceno” ucciso in un raid aereo nel nord-est siriano due mesi fa” Al Muadithi attualmente si trova nella parte occidentale della provincia irachena al-Anbar a dirigere attacchi dei jihadisti contro le truppe governative”.

L’Isis ha reso noto un ampio ricambio ai vertici dell’organizzazione. E’ un giordano il nuovo capo del Consiglio della Shura dell’organizzazione dello Stato islamico (Is),  Omar Mahdi Zaydan e per la prima volta da quando è stata annunciata la sua formazione, il Califfato ha assegnato questa importante carica a un cittadino non iracheno.

Citando “fonti vicine alla corrente salafita jihadista”, il sito di notizie giordano Assabeel ha annunciato la nomina di Zaydan alla leadership del Consiglio consultivo religioso dell’Is, ricordando che si tratta del “primo ‘emigrato’ ad assumere questa carica”. Zaydan, il cui nome di battaglia è Abul Mundhir al-Saliti, è noto “per la sua veemenza”, hanno aggiunto le fonti.

L’ascesa di un giordano ai vertici dell’Is giunge nel momento in cui si assiste nel regno hashemita alle elezioni parlamentari, che si sono svolte martedì scorso e a cui ha partecipato anche il Fronte d’azione islamica, il braccio politico dei Fratelli Musulmani, che aveva boicottato il voto del 2010, ma anche a episodi di violenza a sfondo religioso, con l’omicidio domenica dello scrittore cristiano Nahed Hattar per mano di un uomo armato.

ome emerge da un organigramma diffuso dai siti web considerati vicini all’Is, la maggioranza assoluta dei vertici dell’organizzazione resta irachena, con qualche eccezione tra cui il giordano Zaydan e il nuovo comandante militare, il tagiko Gulmurod Khalimov, ex comandante delle forze speciali di polizia ‘Omon’ in Tajikistan.

Nessun riferimento viene fatto alla nomina di un nuovo portavoce al posto di Abu Muhammad al-Adnani, morto in circostanze oscure in Siria alla fine di agosto.

Tuttavia, stando all’organigramma, colui che secondo una versione dei fatti (che nega la morte di al-Adnani a causa dei rai aerei della Coalizione) l’avrebbe ucciso per una faida interna, ossia il siriano Ali Mousa al-Shawakh ‘Abu Luqman’, sarebbe stato scelto come responsabile dell’integrazione degli emigrati.

I lealisti avanzano ad Aleppo

Sul Fronte di Aleppo ieri l’esercito siriano è avanzato nella città vecchia dove ha conquistato un quartiere centrale che era in mano ai ribelli.

Lo ha riferito una fonte militare, secondo cui i soldati “hanno ripreso il controllo di tutto il distretto nord-occidentale di Farafira nella cittadella di Aleppo, dopo aver neutralizzato molti terroristi”.

L’avanzata, ha continuato la fonte, è “una continuazione dell’operazione militare che era stata annunciata e include una componente aerea e una componente di terra con artiglieria”.

Giovedì scorso Damasco aveva annunciato l’offensiva per riconquistare la parte orientale di Aleppo, in mano ai ribelli, pochi giorni dopo la conclusione della settimana di cessate il fuoco.

Da allora, i velivoli siriani e russi hanno bombardato incessantemente la zona, facendo decine di vittime tra le proteste internazionali.

Del resto mentre Onu e comunità internazionale continuano a cercare intese per un cessate il fuoco ieri lo sceicco Hassan Nasrallah (nella foto sotto), leader degli Hezbollah libanesi, ha dichiarato che in Siria “non esistono prospettive di soluzioni politiche” e la parola decisiva sarà pronunciata dal “campo di battaglia”.

Il leader delle milizie sciite libanesi che combattono nel Paese arabo lacerato da oltre cinque anni di guerra civile a fianco delle truppe del regime del presidente Bashar al Assad, ha aggiunto al giornale libanese al-Akhabar vicino al movimento Hezbollah che “la situazione in Siria si è complicata sempre di più in particolare dopo le tensioni tra russi e americani e la sfiducia crescente tra le due parti”.

Foto SANA, Stato Isoamico e ABC

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