Isis in fuga da Tal Afar

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La prima fase dell’offensiva anti-Isis a Tal Afar, la campagna aerea, comincia già a dare i suoi frutti in attesa dell’attacco terrestre il cui inizio è previsto a quanto sembra per il 21 agosto. Molti miliziani dello Stato Islamico si stanno dando alla fuga.

Lo conferma l’arresto di 30 jihadisti da parte dei peshmerga curdi ai margini della zona. I militari iracheni, invece, hanno ucciso il “sindaco” e il capo della polizia Daesh della città.  Si chiamavano Abu Fatema al-Jaafari e Zahed Khedr. Hanno perso la vita insieme a 6 loro uomini, mentre cercavano di lasciare l’area senza essere rilevati. Non solo. Anche lo Stato Islamico ha giustiziato 20 suoi elementi con l’accusa di tradimento.

Questi si erano dati alla macchia, ma sono stati bloccati e arrestati. Inoltre, Isil ha istituito delle pattuglie speciali, il cui compito è quello di rintracciare e uccidere i fuggitivi della formazione. Intanto, i caccia di Baghdad e della Coalizione internazionale hanno distrutto due basi dei terroristi e hanno danneggiato un ponte.

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A Tal Afar Isis ha un anche un altro problema: un’epidemia di scabbia dovuta da due motivi. Il primo sono le scarse condizioni igieniche e il secondo è la bassa esposizione al sole da parte dei miliziani Daesh nell’area. Questi, infatti, vivono per lo più sotto terra nella rete di tunnel scavata dai jihadisti per sfuggire ai bombardamenti aerei delle forze irachene. A seguito di ciò, c’è stata una rapida diffusione della malattia. Per curarla i vertici dello Stato Islamico in città hanno ordinato ai jihadisti di usare permetrina, un farmaco usato anche come insetticida.

Il medicinale, però, ha cominciato a scarseggiare. Di conseguenza, si è resa obbligatoria una soluzione alternativa, con tutti i rischi del caso. Gli estremisti a turno hanno dovuto esporre vestiti e tessuti per periodi prolungati alla luce solare diretta. Questa prassi li ha resi infatti più identificabili dai dispositivi ISR della componente aerea nemica.

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Nel frattempo, Isis sia a Tal Afar sia nelle altre zone dell’Iraq, ha imposto la coscrizione ai civili. Proprio come aveva fatto recentemente in Siria a sud di Deir ez-Zor. Lo riporta l’editoriale di questa settimana di al-Naba, la newsletter del Daesh. In previsione dell’invasione di terra nella zona e in prospettiva di quella imminente ad Hawija, allo Stato Islamico servono tutte le forze disponibili per cercare di resistere al nemico.

Perciò, chiunque sia in grado di maneggiare un’arma è una risorsa preziosa. Soprattutto a seguito del fatto che molte di quelle ufficiali della formazione sono fuggite o pensano di farlo alla prima occasione. Di conseguenza, si rischia che i numeri siano diversi rispetto a quelli pianificati. La decisione è comunque un azzardo, in quanto non c’è garanzia che i coscritti non facciano altrettanto. (Difesa&Sicurezza)

Foto: South Front, al-Jazeera e Esercito Iracheno

Francesco BussolettiVedi tutti gli articoli

Nato a Roma nel 1974, lavora all'agenzia di stampa Il Velino. E' inviato di guerra embedded dal 2003, quando partecipò alla missione Antica Babilonia con l'Esercito Italiano in Iraq. Ha coperto sul campo anche i conflitti in Afghanistan (Enduring Freedom e Isaf) e Libano (Unifil), nonché quelli in Corno d'Africa (Eritrea, Etiopia e Somalia) e le principali attività della Nato al fianco delle forze armate di diversi paesi. E' ufficiale della Riserva Selezionata dell'Esercito, specialista Psy-Ops, e tra il 2012 e il 2013 ha prestato servizio a Herat nell'RPSE. Attualmente si occupa in particolare di cybersecurity.

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