In Iraq l’Isis combatte ancora: al via nuova offensiva ad al-Anbar

an iraqi army soldier conducts a foot patrol together with u.s. army soldiers from fox troop, sabre squadron, 3rd armored cavalry regiment, after they set a deserted village on fire, balad ruz, diyala province, iraq, 2008.

20 kms south of  balad ruz, fox troop, sabre squadron, 3acr, burning everything(AP Photo/Marko Drobnjakovic)

Al via in Iraq una nuova operazione contro l’Isis nella provincia nord occidentale irachena di al-Anbar, roccaforte sunnita e prima a cadere nelle mani dello Stato Islamico nel gennaio 2014, sei mesi prima di Mosul dove venne proclamato il Califfato.

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Le Forze di Sicurezza Irachena (ISF) hanno annunciato nei giorni scorsi operazioni con il supporto aereo contro le cellule dello Stato Islamico nell’ovest della provincia.

In particolare il deserto di Ramadi, Saad, Ras al-Ajarmy, Ras al-Oud, Ras al-Nesr, Nazira, Husseineya, Zur Huran e altre. Secondo informazioni d’intelligence, infatti, nell’ultimo periodo è stato registrato un forte movimento di miliziani del Califfato.

Nell’area è presente una grande sacca di resistenza dei jihadisti, fuggiti dagli altri campi di battaglia del paese e della vicina Siria. Baghdad teme che questi stiano cercando di riorganizzarsi, anche grazie a nuovi arrivi di miliziani dalla Siria.

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Una prima operazione era avvenuta recentemente nella regione, smantellando alcuni gruppi e sbarrando le strade per la Siria.

Le ISF stanno conducendo contro Isis attività simili anche in altre zone dell’Iraq come le aree di Mosul e Kirkuk con operazioni più circoscritte e mirate, il cui obiettivo è eliminare le singole cellule dello Stato Islamico.

L’obiettivo è fermare l’escalation di attacchi in varie aree del paese dove i miliziani jihadisti colpiscono sia obiettivi militari sia civili per punire la popolazione o per finanziarsi e reperire risorse taglieggiando gli abitanti dei villaggi meno protetti. Nell’area di Mosul, l’esercito ha recentemente distribuito armi in circa 50 centri abitati, in modo che si possano difendere dai blitz dei jihadisti in attesa dell’arrivo dei soldati.

Forze irachene confine Siria Askanews

L’ultimo attentato dell’Isis a Baghdad ha provocato ieri 4 morti e 5 feriti ma il bilancio potrebbe aggravarsi colpassare delle ore. Nei giorni scorsi le autorità irachene avevano annunciato lariapertura della Zona verde di Baghdad, nel centro dellacapitale, per 16 anni chiusa ai cittadini ordinari e sede delleprincipali istituzioni e ambasciate.

La frequenza degli attentati terroristici a Baghdad ègradualmente diminuita nel corso dell’ ultimo anno ma nelleultime settimane ci sono stati ripetuti incidenti ed episodi diviolenza.

Fronte di Mosul milizia scita Reuters niv 2016

Una delle più influenti milizie irachene sciite filo-iraniane ha invece ieri criticato la decisione del premier Adel Abdel Mahdi di limitare il potere di tuttii gruppi armati vicini all’ Iran e creati nel 2014 per combatterecontro l’ Isis.

In un comunicato ripreso dai media di Baghdad, le KataibHezbollah (Brigate di Hezbollah) hanno affermato che è un errore considerare criminali i combattenti per il jihad (mujahidin) e che “la sicurezza (del paese) sarà messa a rischio se questi (miliziani) saranno danneggiati direttamente o indirettamente”.

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Lunedì notte il premier aveva emessoun decreto per cui tutte le milizie che da cinque anni operano sotto l’ ombrello della “Mobilitazione popolare”, finanziata dall’ Iran e cooptata dal governo in funzione anti-Isis, dovranno abbandonare le armi, unirsi alle forze armate regolari echiudere le loro sedi e uffici.

Il decreto prevede che lemilizie hanno il mese di luglio per completare lo smantellamento. Le Brigate di Hezbollah Iracheni affermano che la priorità in Iraq è quella di “cacciare l’occupazione americana”, in riferimento alla presenza nel paese di circa 5mila soldati e addestratori Usa, anche loro presenti dal 2014 in funzione anti-Isis.

Foto ISF, AFP e AP

 

Francesco BussolettiVedi tutti gli articoli

Nato a Roma nel 1974, lavora all'agenzia di stampa Il Velino. E' inviato di guerra embedded dal 2003, quando partecipò alla missione Antica Babilonia con l'Esercito Italiano in Iraq. Ha coperto sul campo anche i conflitti in Afghanistan (Enduring Freedom e Isaf) e Libano (Unifil), nonché quelli in Corno d'Africa (Eritrea, Etiopia e Somalia) e le principali attività della Nato al fianco delle forze armate di diversi paesi. E' ufficiale della Riserva Selezionata dell'Esercito, specialista Psy-Ops, e tra il 2012 e il 2013 ha prestato servizio a Herat nell'RPSE. Attualmente si occupa in particolare di cybersecurity.

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