L’esercito siriano avanza ad Aleppo Est

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Le truppe governative siriane avanzano da tre giorni nei quartieri orientali di Aleppo controllati dalle diverse milizie di insorti e soprattutto dai qaedisti dell’ex Fronte al Nusra ribattezzatosi Fronte per la Conquista del Levante (Jabhat Fateh al-Sham).

L’offensiva, iniziata il 15 novembre con pesanti bombardamenti aerei e di artiglieria a cui parteciperebbero anche forze russe ha permesso alle forze di Bashar Assad di conquistare i quartieri di Masaken Hanano (il più grande della zona orientale di Aleppo), Jabal Badro e Baadine, che furono i primi rioni della città a cadere in mano ai ribelli quattro anni or sono e da dove sarebbero fuggiti oltre 1.400 civili probabilmente famigliari dei miliziani o simpatizzanti per la loro causa.

L’Osservatorio siriano dei diritti umani, (Ondus, ong vicina ai ribelli “moderati”) sostiene che 4 mila residenti si sono rifugiati nelle zone ora controllate dalle forze governative (1.700) o verso Sheikh Maksoud, il quartiere controllato dai curdi (2.500) per sfuggire ai combattimenti mentre quelli che si sono diretti verso aree ancora in mano ai ribelli lo avrebbero fatto per evitare di rimanere intrappolati tra i due fuochi.

Numeri relativamente significativi se si considera che ad Aleppo Est si stima vivano 275 mila persone inclusi 100 mila minori. L’Ondus ha reso noto che nella battaglia sono stati uccisi 219 civili, tra i quali 27 bambini, imprecisato invece il numero di caduti tra le fila dei combattenti.

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Si riduce così ulteriormente il territorio urbano in mano ai ribelli ad Aleppo Est in una battaglia ritenuta deciiva per lpesito del conflitto.
Impegnato su diversi fronti bellici il regime di Assad e alle prese con una cronica carenza di truppe compensata dalle milizie alleate (pasdaran iraniani, Hezbollah libanesi, miliziani sciti oltre a truppe e contractors russi) ha chiamato “i cittadini” alla mobilitazione contro “il terrorismo”, invitandoli a unirsi “volontari” al nuovo corpo d’assalto creato per “sradicare il terrorismo”.

Lo ha riferito nei giorni scorsi l’agenzia di Stato SANA che cita un comunicato dello Stato maggiore delle forze armate siriane. “Nel quadro del rapido svolgimento degli eventi, per sostenere i successi delle forze armate e rispondere al desiderio della gente di metter fine agli atti terroristici nella Repubblica araba siriana, lo Stato maggiore delle forze armate annuncia la formazione del Quinto corpo d’armata d’assalto formato da volontari”. Questa nuova formazione militare assisterà le truppe governative e quelle ausiliarie, si legge nel comunicato.

A Teheran il presidente della Fondazione dei Martiri e veterani iraniani, Mohammadi Mahalati, ha reso noto il 22 novembre che oltre mille combattenti iraniani hanno perso la vita nel conflitto siriano, La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa Tasnim.

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“Il numero dei martiri del nostro Paese ha sorpassato il migliaio” ha dichiarato Mahalati in un discorso tenuto a dei membri delle milizie Bassiji, senza fornire ulteriori dettagli.

L’Iran inquadra anche migliaia di volontari sciti provenienti da Pakistan e Afghanistan che combattono in Siria. La Divisione Fatemiyun, ad esempio, formata da reclute afgane addestrate da ufficiali iraniani, è una delle principali forze dispiegate in Siria; i media iraniani riportano regolarmente le notizie della morte di questi volontari o consiglieri militari, ma è la prima volta che viene confermata ufficialmente una cifra così elevata.

Secondo fonti del Pentagono migliaia di iraniani e di altri combattenti scuiti finanziati da Teheran partecipano alle operazioni contro i ribelli siriani in coordinamento con la Russia e le forze regolari di Damasco: nello scorso agosto l’agenzia iraniana Fars aveva reso noto che un ex generale dei Guardiani della Rivoluzione (pasdaran), Ahmad Gholami, era stato ucciso nella zona di Aleppo.

Foto: Al-Jazeera e SANA

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