A Farah tornano i bersaglieri di Caserta

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di Ebe Pierini da Il Mattino del 16 gennaio 2017

Una settantina di militari affiancati dai carabinieri in missione di addestramento I bersaglieri della brigata Garibaldi sono tornati a Farah. Una settantina di militari dell’8° reggimento di Caserta, affiancati da alcuni carabinieri, insieme ad una compagnia di 130 soldati americani hanno svolto una settimana di attività addestrative e di assistenza nei confronti della seconda brigata del 207° corpo d’armata afghano che ha sede lì dove sorgeva la base avanzata (Fob) italiana «Dimonios», inaugurata nel 2006. Furono i bersaglieri del sesto reggimento di Trapani a cedere, il 27 ottobre del 2013, la Fob agli afghani.

I militari della Garibaldi avevano operato a Farah dall’aprile al settembre del 2012 con il 19° reggimento Guide di Salerno e, trai 2012 e il 2013 con la 9a compagnia Dardo dell’8° reggimento di Caserta. Gli italiani quindi si erano definitivamente ritirati da quell’area oltre tre anni fa.

Ora il ritorno per una settimana in quella provincia che è una delle più pericolose dell’intero Afghanistan. Una terra bagnata da sangue italiano. É in quella zona che nel 2009 perse la vita Alessandro Di Lisio; nel 2010 caddero Alessandro Romani, Gianmarco Manca, Francesco Vannozzi, Sebastiano Ville, Marco Pedone e Matteo Miotto; nel 2011 morirono Gaetano Tuccillo, Roberto Marchini; nel 2012 vennero uccisi Michele Silvestri e Tiziano Chierotti e nel 2013 trovò la morte Giuseppe La Rosa.

Generale Nicholson al comando italiano di Herat. TAAC W
I bersaglieri casertani hanno fatto rientro nella base di Herat venerdì al termine della prima attività esterna di «train advise e assist» a favore dell’esercito afghano. Un’attività disposta dal comandante della missione Nato Resolute Support, il generale John Nicholson (nella foto sopra) , per incrementare le conoscenze professionali e le capacità operative dei militari afghani. L’addestramento ha riguardato pianificazione di operazioni complesse, modalità organizzative di comando e controllo.

Probabilmente seguiranno altre trasferte dei nostri soldati e dei colleghi statunitensi a Farah. Si è parlato a tal proposito di corsi «a domicilio» con i militari italiani e americani che si spostano per formare gli afghani.
Una necessità dettata anche dal fatto che le forze di sicurezza afghane hanno mostrato di non essere ancora in grado di controllare integralmente il territorio.

Bersaglieri elicottero NH90 Difesa.it

Se nel novembre del 2015 Kabul aveva il controllo del 72% dell’Afghanistan, ad agosto del 2016 la percentuale era scesa al 63,4%. I talebani, con il graduale ritiro dei militari occidentali e con il passaggio della missione in Afghanistan da combat ad addestrativa, hanno riguadagnato prepotentemente terreno. Una situazione che non può che destare estrema preoccupazione. Di qui la necessità di tornare a Farah per affinare la preparazione dei soldati afghani ma anche di rafforzare il fronte sud.

In primavera 300 marines del II Marine Expidetionary Force, provenienti da Camp Lejeune in North Carolina, verranno dislocati nella regione dell’Helmand, nel sud dell’Afghanistan. Una delle più calde e pericolose. Ben 6 distretti su 13 lì sono controllati dai talebani.
Dovranno fornire sostegno al 215° corpo d’armata afghano e alla polizia. Le forze della Nato hanno compiuto intanto ieri un raid aereo in cui sono stati uccisi 15 militanti, fra cui importanti comandanti talebani.

Lo hanno reso noto funzionari locali. Le stesse fonti hanno precisato che il blitz è avvenuto nel bazar del distretto di Musa Qala dove era in corso un importante incontro dei talebani, quattro erano di nazionalità pachistana. Fra le vittime più eminenti vi sono il «ministro delle Finanze» il governatore ombra di Helmand, Mullah Tahir.

Foto: TAAC-W Resolute Support via Difesa.it

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