L’attacco ai siti petroliferi di Dhahran è un duro colpo per Riad

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Due impianti petroliferi dell’Arabia Saudita Orientale sono stati attaccati sabato prima dell’alba da un numero non meglio chiarito di droni delle milizie scite yemenite Houthi che hanno rivendicato l’azione. Lo ha riferisce il ministero dell’Interno di Riad.

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Gli impianti si trovano a Buqayq e a Khurais e sono gestiti dalla società petrolifera statale Aramco. Le fiamme sono state domate ma fonti citate dal Wall Street Journal hanno rivelato che l’attacco ha quasi dimezzato la produzione petrolifera di Riad.

Una perdita di circa cinque milioni di barili al giorno, circa il 5% della produzione giornaliera mondiale di greggio. Il regno arabo produce 9,8 milioni di barili di petrolio al giorno.

Gli attacchi hanno causato vasti incendi a Hijra Khurais, uno dei più grandi giacimenti petroliferi del Paese e ad Abqaiq, il più grande impianto di stabilizzazione del greggio al mondo situato a 60 chilometri a sud-ovest di Dhahran Khurais, a 250 chilometri da Dhahran, produce 1,5 milioni di barili al giorno mentre Abqaiq contribuisce a produrre fino a 7 milioni di barili al giorno.

L’azienda energetica statale sta preparando l’entrata in Borsa, inizialmente prevista per il 2018 ma rinviata a causa del calo dei prezzi del greggio sul mercato mondiale.

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I ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno parlato di 10 velivoli teleguidati impiegati nell’attacco mentre per il ministero dell’Interno saudita sarebbero stati soltanto due che sembra si siano schiantati sui bersagli con il loro carico di esplosivo.

Gli Houthi hanno impiegato in più occasioni (anche per colpire una batteria di missili da difesa aerea Patriot sauditi, i “droni suicidi” iraniani Hesa Qasef 1 a quanto sembra prodotti o quanto meno assemblati nello Yemen.

Si tratta di un’evoluzione degli UAV Ababil dotati di una testata esplosiva di 30 chili ma accreditati di un raggio d’azione di circa 120/150 chilometri, insufficienti a colpire dal territorio yemenita le raffinerie situate a oltre 500 chilometri dal confine.

Valutazione che alimenta l’ipotesi che i droni impiegati sabato siano di tipo diverso a maggiore autonomia, siano stati lanciati dallo stesso territorio saudita, dall’Iran o dal mare oppure che nell’attacco siano stati impiegati missili e non droni.

Secondo gli statunitensi Abc News e New York Times, che attribuiscono l’informazione ad “alti funzionari”della Casa Bianca, il raid sarebbe stato effettuato da una dozzina di missili e una ventina di droni. Si tratterebbe quindi di droni armati (UCAV) i cui missili avrebbero colpito gli obiettivi sauditi. Inoltre, le stesse fonti hanno rivelato che le immagini satellitari diffuse dopo gli attacchi indicherebbero che la provenienza di droni e missili fosse dalla direzione nord, quindi dall’Iran o dall’Iraq.

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I ribelli Houthi hanno definito l’incursione (che per i danni provocati e l’impatto economico ha a tutti gli effetti un valore strategico)  “un attacco mirato che ha centrato con assoluta precisione l’obiettivo. Sono stati usati dieci droni”.

Si tratta del terzo attacco di questo genere contro obiettivi sauditi negli ultimi cinque mesi da parte del gruppo sciita. Il 17 agosto scorso, gli Houthi rivendicarono un attacco con 10 droni, “il più grande mai lanciato in Arabia Saudita”, contro il giacimento di Shaybah (est), che causò un rogo “contenuto” secondo Aramco su un impianto a gas, senza provocare feriti.

Il 14 maggio, i ribelli yemeniti rivendicarono un altro raid di droni nella regione di Riad, contro due stazioni di pompaggio in un gasdotto poi temporaneamente interrotto.

Gli insorti yemeniti hanno avvertito oggi le compagnie petrolifere straniere e i loro dipendenti di “stare lontani dalle raffinerie di Abqaiq e Khurais”. Questi obiettivi, si legge nel comunicato firmato dal generale Yahya Saria, portavoce delle forze Huthi, “sono ancora nel nostro mirino…possiamo colpire questi e altri obiettivi sauditi quando vogliamo”. Il comunicato è stato diffuso dalla tv al Masirah, vicina all’ insurrezione Huthi che trasmette da Beirut.

 

Le reazioni

Gli Usa hanno puntato il dito contro Teheran Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha twittato a sorpresa che “non c’è alcuna prova che gli attacchi siano arrivati dallo Yemen” e ha accusato direttamente l’Iran. “Teheran è dietro a quasi 100 attacchi contro l’Arabia Saudita mentre Rohani e Zarif fingono di impegnarsi nella diplomazia”, ha denunciato.

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“Sullo sfondo di appelli alla de-escalation, l’Iran ha lanciato ora un attacco senza precedenti alle forniture energetiche mondiali”, ha proseguito, esortando “tutte le nazioni a condannare pubblicamente e inequivocabilmente gli attacchi dell’Iran” e assicurando che “gli Usa lavoreranno con i loro partner e alleati per garantire che i mercati energetici restino ben forniti e che l’Iran risponda per la sua aggressione”.

Quasi contemporaneamente Trump telefonava al principe ereditario saudita Mohammad bin Salman “per offrire il suo sostegno all’autodifesa dell’Arabia Saudita” e “condannare fortemente l’attacco di oggi a importanti infrastrutture energetiche”, come ha fatto sapere la Casa Bianca. “Azioni violente contro aree civili e infrastrutture vitali per l’economia globale aggravano solo il conflitto e la sfiducia”, ha ammonito la presidenza, aggiungendo che “gli Usa stanno monitorando la situazione e restano impegnati a garantire che i mercati petroliferi mondiali siano stabili e ben riforniti”.

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L’ Iran respinge le accuse di Pompeo. “Accuse e commenti così sterili e ciechi sono incomprensibili e insensati”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Moussavi, suggerendo che sono destinate a giustificare “azioni future” contro l’Iran.

La politica Usa della “pressione massima” è diventata delle “massime bugie” a causa dei suoi fallimenti, ha affermato il portavoce L’ unico modo per mettere pace nella regione e porre fine alla crisi in Yemen é fermare l’aggressione saudita, la vendita di armi da parte di paesi stranieri alla coalizione a guida saudita e trovare una soluzione politica alla crisi”.

Anche l’Iraq nega ogni tipo di relazione con l’attacco respingendo i sospetti che le locali milizie filo-iraniane possano essere coinvolte nel lancio dei droni. Baghdad ha assicurato “l’impegno a impedire l’uso del suo territorio per attaccare i Paesi vicini, fratelli e amici”.

In termini diplomatici il rischio è che salti l’incontro Trump-Rohani reso possibile dalla mediazione del presidente francese Emmanuel Macron che ha l’obiettivo di ridurre le tensioni nel Golfo.

 

Le conseguenze sul mercato petrolifero

L’agenzia stampa ufficiale SPA non ha specificato se ci siano vittime ma questa mattina Riad ha annunciato o stop temporaneo alla produzione nelle due raffinerie colpite con un crollo produttivo di 5,7 milioni di barili al giorno.

Quanto alle conseguenze sul mercato petrolifero potrebbero volerci “settimane non giorni” all’Arabia Saudita per tornare alla sua piena capacità di approvvigionamento di petrolio, sostiene l’agenzia di stampa Reuters citando “fonti informate”.

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Un lasso di tempo che avrà probabilmente ripercussioni sul mercato del greggio con un prevedibile rialzo del prezzo, fino a venerdì scorso intorno ai 60 dollari al barile.

Per smorzare le tensioni sui mercati l’Arabia Saudita ha reso noto che userà le sue vaste riserve di petrolio per compensare l’interruzione della produzione.

“Parte del calo sarà compensata” dagli impianti di stoccaggio, ha detto il nuovo ministro dell’energia il principe Abdulaziz bin Salman in una dichiarazione sull’ agenzia di stampa ufficiale SPA. Riad ha costruito cinque giganteschi impianti di stoccaggio sotterraneo in varie parti del paese che possono contenere decine di milioni di barili di vari prodotti petroliferi raffinati, da sfruttare in tempi di crisi. Gli impianti sono stati costruiti tra il 1988 e il 2009 e sono costati decine di miliardi di dollari.

Il principe Abdulaziz ha detto che le esplosioni di sabato hanno anche interrotto le forniture di circa due miliardi di piedi cubi di gas associato – che viene estratto insieme al greggio.

“Come risultato, le forniture di etano e GNL si ridurranno del 50%”, ha detto il ministro, aggiungendo che le forniture domestiche di carburante, elettricità e acqua non sono state colpite.

Foto: AP, Press, TV , SPA e Reuters

 

 

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