I 50 anni dell’elicottero da attacco Mil Mi-24 Hind

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19 settembre 1969: 50 anni fa (come menzionato sul nostro canale Telegram) ebbe luogo il primo volo dell’elicottero d’attacco sovietico-russo Mil Mi-24 (Codice NATO “Hind”) considerato ancora oggi una delle più grandi realizzazioni di Mikhail Leont’yevich Mil, fondatore del bureau moscovita.

Questo velivolo approfondito tra l’altro con uno specifico dossier su Analisi Difesa nel 2013 fu sviluppato per numerose missioni da combattimento: distruzione di veicoli corazzati e truppe nemiche, supporto di fuoco delle truppe di terra, evacuazione dei feriti nonché trasporto merci nella cabina di pilotaggio e/o all’esterno.

Nel 1968, dopo la pubblicazione del relativo Decreto del Consiglio dei Ministri dell’URSS e del Comitato centrale del PCUS, Mil iniziò a lavorare al progetto del futuro Mi-24 ragionando in termini di poliedricità d’uso, velocità e carico bellico. Si dice che il progetto stava molto a cuore all’allora presidente dell’U.R.S.S. Leonìd Brèžnev.

 

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Per la prima questione il Mi-24 si presentò appunto come il primo elicottero tuttofare capace di sferrare attacchi pesanti ma al contempo trasportare truppe o carichi interni e ancora tutt’oggi la sua filosofia non ha trovato un riscontro simile da parte di altri costruttori.

Per intenderci, molti elicotteri da trasporto sono armati (lo è anche il Mi-8/17, ultimamente reso sempre più armato per missioni speciali), ma il Mi-24 è capace di una potenza di fuoco tipica di un elicottero d’attacco nel senso specifico della parola.

Particolare attenzione fu prestata anche nelle rimanenti due questioni tecniche: garantire la superiorità del velivolo in termini di velocità di volo e nella potenza di fuoco. Il carrello retrattile e la resistenza relativamente bassa della fusoliera snella hanno permesso di far raggiungere al Mi-24 alte velocità per un velivolo ad ala rotante della sua classe.

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L’elicottero è contraddistinto infatti dalla sua sagoma caratteristica e inconfondibile grazie alle ali inclinate con un angolo di 12 gradi. Durante il volo orizzontale queste creano una portanza aggiuntiva in grado di scaricare fino al 25% della potenza necessaria altrimenti chiesta al rotore.

A proposito di armamenti invece, sulle ali furono realizzati ben sei punti di sospensione delle armi senza contare il cannone (più volte spostato a seconda delle versioni) sul muso o sul fianco destro.

La chiave del successo del Mi-24 fu tuttavia la decisione del capo progettista di utilizzare le unità del Mi-8 per le prove e i test di volo: pale interamente in metallo a nido d’ape, motore TV3-117, piatto oscillante, pale del rotore di coda, ecc. Tutto ciò permise allora di risparmiare tempo e risorse per concentrarsi appunto sull’efficacia in combattimento del progetto.

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Gli scienziati dell’Istituto Centrale di Aeroidrodinamica (TsAGI) diedero un grande contributo allo sviluppo del Mil Mi-24: gli studi sperimentali nelle gallerie del vento dei suoi modelli nonché del velivolo in scala reale furono condotti allora da A.S. Dyachenko, N.N. Tarasov, V.N. Yakubovich, V.N. Vladimirov, P.S. Kamarzina, L.A. Gubin.

Durante le prove di volo l’elicottero ha dimostrato da sempre prestazioni di volo elevate ma curiosamente una delle prove più sorprendenti della semplicità e dell’affidabilità del Mi-24 è una serie di record femminili assoluti di velocità e salita stabiliti dalle pilote collaudatrici Galina Rastorgueva (figlia di Victor Leonidovich Rastorguev, pilota collaudatore sovietico classe 1910 morto nel ’45 a seguito di un incidente avvenuto con  un aereo sperimentale Yakovlev Yak-3RD dotato di motore a razzo a carburante Mi-35uido) e Ludmila Polyanskaya.

Il 16 luglio 1975 le due pilote stabilirono il record di velocità per le donne di 341,32 km/h su distanze da 15 a 45 chilometri; due giorni dopo su un percorso di 100 km volarono a una velocità di 334,023 km/h.

Un mese dopo lo stesso equipaggio raggiunse il record massimo su un percorso triangolare di 500 km a 331,623 km/h infrangendo persino l’allora record maschile di 273,507.

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Dodici giorni dopo, infine, stabilirono un altro record assoluto su un percorso triangolare di 1.000 km con una velocità di 322,646 km/h superando il precedente record maschile di 258,66 km/h.

In tema di record, tuttavia, più tardi nel 1978, il pilota sovietico G.R. Karapetyan raggiunse il record di velocità assoluta mondiale su questa macchina pari a 368,4 km/h (record che resse fino al 1984, quando una versione elaborata di un Westland Lynx infranse tale primato).

Quella era la prima volta nella storia dell’aviazione mondiale che piloti donne stabilirono dei record mondiali su elicotteri e particolare coincidenza tutto questo avvenne proprio nel 1975 in occasione dell’Anno internazionale delle donne.

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Secondo le cronache del tempo le due donne s’innamorarono del Mi-24 tanto da commentare così dopo quei voli: “Ora eravamo in tre anziché in due, perché ci sembrava che anche il nostro elicottero avesse un’anima. Aveva sicuramente carattere perché un elicottero da 4.500 cavalli meritava rispetto. Era come se il nostro sogno diventasse realtà. Abbiamo apprezzato le sue perfette caratteristiche subito dopo il primo volo.”

A distanza di molti anni, testimone della stessa sensazione è la statunitense Elan Head, pilota di elicotteri ed editore della MHM Publishing che ha avuto la fortuna di salirci a bordo.

“E’ impossibile guardare un Hind senza provare un po’ di timore reverenziale. Trovarti ai comandi di questo elicottero è se non come un sogno almeno come un film di Rambo che diventa realtà”. A proposito del film Rambo e della comparsa di un Puma travestito da Hind (nella foto sotto), la stessa Head ha definito impietosamente la copia realizzata da Hollywood come – “un ippopotamo traballante travestito da cavallo da corsa.”

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Ma l’assidua ricerca di un “sosia” che interpretasse un Mi-24 significava già d’allora che per l’Occidente l’Hind era il simbolo principale e assoluto del potere militare sovietico e la personificazione dell’aggressione russa nei film d’azione di Hollywood.

Ma l’elogio del “Coccodrillo” come venne chiamato il Mi-24 dagli equipaggi russi venne nientemeno che dagli Stati Uniti: a metà degli anni ’80 infatti, con l’Operazione Mount Hope III la Difesa americana riuscì a ottenere un Mi-24 libico (successivamente anche diversi altri esemplari), e a testarlo fu chiamato un pilota esperto di nome Jeff Stayton.

Quest’ultimo parlando poi con i giornalisti definì i punti di forza e i limiti del Mi-24 ma concluse la conversazione con due dichiarazioni degne di nota: “Mettilo in una stalla per un anno, quindi carica le batterie e puoi tornare a volare subito. Con i nostri elicotteri questo non funzionerà mai” e infine: “Se avessi voluto pilotare un elicottero solo per divertimento, senza dubbio l’Hind sarebbe stata la mia prima scelta.”

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Ancora una testimonianza fornita dalla Head nel suo racconto del volo con l’Hind: “Anche se non volevo che il volo finisse sono uscita dall’elicottero con un gran sorriso in faccia. Secondo il mio compagno di volo questa reazione è tipica dei piloti americani che completano l’addestramento su questo mezzo. “Lo adorano tutti” – mi dice.

E chi non lo farebbe? Il Mi-24 è un elicottero straordinario che relativamente poche persone hanno avuto il privilegio di volarci nonostante la distribuzione globale del modello.

Per quelli come noi che vivono nei paesi occidentali la sua aura mistica è ancora maggiore. E se ti troverai ad avere a che fare con un Hind, è molto meglio farlo dentro il suo abitacolo piuttosto che averlo di fronte sul campo di battaglia.”

La produzione in serie del Mi-24 iniziò nel 1971 e già dall’anno successivo cominciò l’ingresso in servizio nelle forze sovietiche (nel 2022 l’Hind raggiungerà appunto la ragguardevole età di mezzo secolo di servizio operativo).

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Il Mil Mi-24, come spesso approfondito su Analisi Difesa, in questo mezzo secolo ha ricevuto e continua a ricevere ovviamente numerose modifiche (non ultima, quella esibita in occasione dell’ultimo salone aeronautico MAKS 2019) e di conseguenza a svilupparsi in decine e decine di versioni di cui è molto complesso tenere il passo, ma che tuttavia possiamo riassumere grossomodo in tre grosse generazioni: la prima con i Mil Mi-24A/Mi-24D/Mi-25, la seconda con le versioni Mil Mi-24W/Mi-24P/Mi-35 e la terza generazione con le varianti Mil Mi-24WM/Mi-35M.

In questa normale evoluzione e tenuto conto delle qualità espresse era inevitabile che il Mi-24 diventasse un vero e proprio best seller dato che ad oggi questa piattaforma è stata esportato in oltre 50 paesi nel mondo e realizzato in più di 3500 esemplari.

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Nel suo curriculum inoltre, il Mi-24 vanta l’impiego nei conflitti armati ad ogni latitudine del pianeta; l’Hind infatti non solo si è mostrato da sempre idoneo agli attacchi contro bersagli terrestri ma in alcuni casi ha anche ingaggiato quelli aerei tenuto conto che l’elicottero vanta l’abbattimento di elicotteri e in almeno due casi anche di caccia nemici.

I vertici militari russi avevano valutato di metterlo da parte definitivamente poco prima del conflitto siriano sostituendoli in toto con i nuovi Mi-28 e Ka-52 ma la decisione è stata poi rivista per le qualità espresse anche recentemente dai Mi-24/35  i cui successi di export nel mondo parlano chiaro.

Gli Hind, con loro sagoma inconfondibile, sembrano quindi destinati a restare in servizio ancora per molti anni a venire con le forze armate di numerosi paesi nel mondo.

 

Foto: MI-24/35 (Russian Helicopters, Twitter, ANA,  Ministero Difesa Polacco e US DoD)

 

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978, si è laureato in Scienze della Comunicazione scritta e Ipertestuale. Collabora dal 1998 con alcune riviste del settore sull'esclusivo tema dell'aviazione militare sovietica e russa. Dal 2003 inizia la collaborazione con Analisi Difesa occupandosi del salone aeronautico MAKS di Mosca; successivamente prepara dossier su alcuni storici bureau di progettazione aeronautica russa (Tupolev, Beriev) e sulla storia dei missili aria-aria russi. Attualmente si occupa in particolare del settore esportazione degli aerei e degli elicotteri militari russi nel mondo.

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