In servizio in Algeria il drone russo Kronshtadt Orion-E

Il Ministero della Difesa nazionale algerino ha ufficializzato l’ingresso in servizio del drone russo Kronshtadt Orion (“Inokhodets”), durante l’esercitazione tattica a fuoco reale “Ouragan 2026”. L’operazione si è svolta lo scorso 8 aprile nel settore di Guezzam, vicino al confine meridionale, sotto la supervisione del capo di Stato maggiore Saïd Chanegriha.
Le immagini diffuse hanno mostrato il sistema impegnato in missioni di ricognizione e attacchi di precisione con munizioni a guida laser contro bersagli sia fissi che in movimento, confermando una maturità tecnologica che affonda le radici in anni di test e impieghi bellici reali.
L’efficacia dimostrata in Algeria è infatti il risultato di un lungo processo di sviluppo che ha visto l’Orion protagonista già nel 2019 durante il conflitto in Siria. In quell’occasione, il velivolo ha affrontato il suo battesimo del fuoco effettuando decine di sortite operative per testare non solo le capacità di sorveglianza in ambienti desertici ostili, ma anche le sue doti di attacco al suolo.
Questo percorso di perfezionamento è proseguito nel 2021, quando la Russia ha condotto collaudi intensivi per l’integrazione di un vasto arsenale di armamenti miniaturizzati, inclusi missili guidati e bombe di piccolo calibro, progettati specificamente per colpire bersagli corazzati o postazioni difese con estrema precisione.

Dal punto di vista tecnico, l’Orion è un velivolo a pilotaggio remoto di classe MALE (Medium-Altitude Long-Endurance) con un’apertura alare di sedici metri e un’autonomia che raggiunge le trenta ore di volo continuo. Con un peso massimo al decollo di 1.000 kg, può trasportare un carico utile di circa 250 kg chilogrammi tra sensori elettro-ottici e armamenti.
Tali caratteristiche sono state messe alla prova in modo massiccio a partire dal 2022 durante l’invasione dell’Ucraina, un contesto che ha spinto la Russia ad accelerare drasticamente i ritmi di produzione industriale del drone per far fronte alle esigenze di un conflitto ad alta intensità dove la ricognizione armata persistente si è rivelata fondamentale per individuare i movimenti nemici.
L’adozione di questa piattaforma permette oggi all’esercito algerino di proiettare la propria potenza lungo i corridoi di transito utilizzati da gruppi insorti e contrabbandieri nel Sahel. Questa capacità di sorveglianza costante offre un’alternativa economica ed efficace rispetto ai pattugliamenti con equipaggio, garantendo una maggiore profondità operativa e una risposta immediata alle minacce. Il successo dell’integrazione dell’Orion nelle Forze algerine, unito al recente dispiegamento da parte dell’Etiopia nel gennaio 2026, consolida il ruolo di questo sistema come pilastro dell’esportazione militare russa nel continente africano, offrendo a nazioni partner una tecnologia collaudata in numerosi scenari di guerra contemporanea.
Foto: Kronshtadt/Rosoboronexport
Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli
Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.








