La Russia accelera la produzione di droni Orion per la guerra in Ucraina

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Lo stabilimento russo DMZ (Dubnensky Mashinostroitelny Zavod o Dubna Machine-Building Plant), sito a Dubna (poco più di 100 chilometri a nord di Mosca) e incaricato della produzione in serie di droni da ricognizione e attacco inizierà a lavorare su tre turni. Lo ha affermato Alexei Belykh, vicedirettore generale dell’azienda proprietaria dell’impresa del gruppo Kronshtadt.

Com’è noto infatti gli UAV da ricognizione e attacco Orion prodotti dalla Kronshtadt prendono parte alla cosiddetta Operazione militare speciale contro le forze ucraine ma evidentemente in numeri ancora troppo piccoli secondo le richieste della Difesa russa.

«Il nuovo stabilimento per la produzione di droni – ha dichiarato Belykh – al fine di soddisfare gli ordini ricevuti passerà presto a una modalità operativa su tre turni di lavoro.»

Kronshtadt è alla ricerca di personale e propone contratti che includono indennità parziale per l’affitto degli alloggi,  stipendio fino a 158.000 rubli (2.680 euro), assistenza sui mezzi di trasporti per chi risiede lontano dallo stabilimento, premi produzione, polizze assicurative incluse nei contratti e altri benefit.

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«Per i giovani professionisti e lavoratori senza esperienza, l’azienda implementa i cosiddetti programmi di tutoraggio e formazione» – ha aggiunto Belykh.

DMZ è diventata di proprietà della società Kronshtadt nel luglio 2021 mentre un nuovo impianto di produzione è stato costruito dalla stessa Kronshtadt accanto alla DMZ in tempi record: da aprile a dicembre dello scorso anno. Entrambe le imprese formano adesso il Center for Unmanned Aviation il cui compito è produrre sia veicoli senza pilota che stazioni di controllo.

Il velivolo senza pilota Orion sviluppato dalla società Kronshtadt appartiene alla classe dei velivoli senza pilota da attacco di media quota con una lunga durata di volo (detta appunto MALE o medium-altitude long-endurance). Ha un peso massimo al decollo di 1.100 kg e un carico massimo utile di 250 chili, è lungo 8 metri, dotato di un’apertura alare di 16,2 metri e un’altezza di 3,1 metri.

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Secondo il costruttore è dotato di un’autonomia di volo non inferiore alle 24 ore e può volare a un’altitudine massima di circa 7/8.000 metri con una velocità massima di 250 km/h.

Come ampiamente trattato da Analisi Difesa lo sviluppo dell’Orion è iniziato nel 2011 su ordine del Ministero della Difesa russo, la sua produzione in serie è stata avviata nel 2019 e nell’aprile del 2020 sono stati consegnati i primi esemplari dopo averlo testato nel teatro bellico siriano.

Nello scorso gennaio il drone russo ha effettuato una serie di test di lancio di missili e bombe di piccolo calibro, mentre un video fornito dal Ministero della Difesa russo e pubblicato sul nostro canale Telegram ha mostrato l’utilizzo efficace in missioni aria-aria distruggendo un obiettivo aereo durante un’esercitazione avvenuta in Crimea.

Il ruolo degli UAV nell’attuale conflitto tra Russia e Ucraina è sempre più rilevante e Mosca sembra in affanno con la produzione ancora decisamente sottotono degli UAV per l’impiego bellico: una prova su tutte è l’impiego militare di velivoli senza pilota civili (abbattuti dalla difesa aerea ucraina e successivamente documentati fotograficamente) in servizio con l’EMERCOM, il Ministero delle Situazioni di Emergenza, paragonabile alla nostra protezione civile.

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Pur senza attribuire troppa attendibilità ai dati riportati dai due belligeranti circa le perdite inflitte al nemico, appare evidente che questo conflitto veda un ampio impiego di droni di diverse tipologie e dimensioni, la cui efficacia è fuori discussione ma con perdite molto elevate: l’11 luglio i russi riferivano di aver abbattuto dal 24 febbraio 1.586 velivoli “unmanned” ucraini, Kiev invece il giorno precedente valutava in 678 i droni russi abbattuti.

Nei giorni scorsi sono stati presentati alla Duma, il parlamento di Mosca, due provvedimenti tesi a rafforzare il controllo dello stato sulla produzione di beni per la Difesa.

“La Russia sta conducendo un’operazione militare speciale da quattro mesi sotto l’enorme pressione delle sanzioni”, ha dichiarato il 6 luglio alla Duma il vice primo ministro Yuri Borisov. “L’onere per il complesso industriale-difesa russo è aumentato in modo significativo. Per garantire la fornitura di armi e munizioni è necessario ottimizzare il lavoro del complesso militar-industriale e delle imprese che operano in collaborazione con l’industria della difesa”.

Le nuove norme permetteranno allo stato di indirizzare la produzione di alcune aziende verso il settore militare e di incrementare il controllo sulla forza lavoro incluse “le condizioni di assunzione, l’orario di lavoro  esteso anche a turni notturni e festivi  e l’organizzazione delle ferie annuali retribuite.” Borisov ha precisato che non vi saranno conversioni obbligatorie alla produzione bellica delle piccole e medie imprese e che i dipendenti costretti a fare gli straordinari saranno retribuiti.

 

Droni iraniani per l’Armata Russa?

E’ notizia di questi giorni infine che secondo il Consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan, il Governo iraniano si starebbe preparando a fornire alla Russia diverse centinaia di droni in grado di trasportare armi.

Sullivan ha anche affermato che «Le nostre informazioni indicano anche che l’Iran si sta preparando ad addestrare le forze russe all’uso di questi UAV. Il primo addestramento dovrebbe iniziare all’inizio di luglio. Non è chiaro se l’Iran abbia già consegnato alcuni UAV alla Russia.»

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Secondo Sullivan tutto questo aiuterebbe la Russia a localizzare e distruggere l’artiglieria ucraina fornita dall’Occidente e altri sistemi d’arma che hanno rallentato finora l’avanzata russa. Qualora questa notizia venisse confermata darebbe maggior sostegno alla tesi che la Difesa russa è a corto di droni e che la produzione rileva ritmi troppo bassi per accontentare le richieste di Mosca.

Le dichiarazioni Sullivan sono state definite “ridicole e assurde” da una fonte del ministero degli Esteri russo citata dalle agenzie di stampa. “Cose del genere da parte di Washington sono diventate all’ordine del giorno. Un’altra dichiarazione ridicola di un rappresentante americano di alto rango ha causato sincera perplessità a Mosca, ma la lasciamo sulla coscienza di Jake Sullivan”, ha detto la fonte ai giornalisti, secondo quanto riporta Ria Novosti.

La Repubblica islamica ha fatto sapere che il presidente russo Vladimir Putin si recherà in visita ufficiale a Teheran la prossima settimana ma ha respinto le affermazioni di Sullivan.

“Teheran continua ad impegnarsi “affinché la guerra finisca e le parti tornino al negoziato”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Naser Kanani, negando che ci siano stati “importanti sviluppi” sulla cooperazione tecnologica con Mosca da quando il conflitto ucraino è  iniziato a fine febbraio.

 

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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