La difficile integrazione dei missili russi R-73 sui Mirage 2000 indiani

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Nella passata primavera era salita alla ribalta delle cronache la voce che i vertici militari indiani fossero alla strenua ricerca di validi sostituti dei missili aria-aria russi. Voce tuttavia smentita se non altro alla luce dei recenti acquisti di missili a corto e medio raggio R-73, R-27 e RVV-AE di fabbricazione russa.

E pensare che poco meno di un decennio fa l’Indian Air Force si adoperò attivamente per integrare proprio i missili aria-aria russi R-73 (AA-11 “Archer” per la NATO) sui caccia Mirage 2000 di costruzione francese.

Questa curiosa storia – ha rivelato il canale locale NDTV – inizia quando i vertici della IAF pensarono che la combinazione di un AA-11 con un HMD (Helmet Mounted Display) israeliano Elbit Dash del casco indossato da un pilota di Mirage 2000 potesse rivelarsi un mix micidiale e una soluzione innovativa da sperimentare.

L’idea risale appunto al 2008, quando l’IAF era preoccupata per i ritardi nel processo di approvvigionamento e a quanto pare anche dell’efficacia degli attacchi aerei con i missili aria-aria francesi Matra R530D e Magic Mk.2 già a quel tempo obsoleti.

Pertanto decisero di provare a integrare sui propri Mirage francesi quel sistema d’arma presente negli arsenali in consistenti quantità e tecnicamente valido. L’R-73 era già in servizio con i Sukhoi Su-30MKI, i MiG-29 e i MiG-21 ‘Bison’ della IAF ma questa era un’operazione di integrazione su una piattaforma occidentale mai tentata prima.

Immediate furono le proteste del Governo francese che non era propenso ad assistere all’integrazione di sistemi d’arma russi su un velivolo Dassault, innanzitutto perché questo significava implicitamente che gli indiani avrebbero così smesso di acquistare i missili francesi. L’integrazione ebbe luogo con il tempestivo e provvidenziale aiuto da parte degli ingegneri israeliani della Elbit, azienda già incaricata di fornire gli HMD Dash dei piloti indiani.

Dispositivi che ricordiamo proiettano non soltanto informazioni derivate just in time dall’HUD (cioè i classici dati di navigazione come velocità, rotta, orizzonte, ecc.) ma forniscono anche un notevole ausilio nel puntamento e ingaggio nel combattimento aria-aria dogfight poiché evitano al pilota di allineare il velivolo al nemico per l’aggancio dei missili IR “a ore sei”, consentendo così l’attacco anche con una posizione del nemico di 30/45° rispetto all’asse di volo dell’aereo attaccante.

Ma integrare l’R-73 con l’HMD Dash è stato più facile a dirsi che a farsi: un ufficiale della IAF che ha chiesto di rimanere anonimo ha raccontato al canale NDTV le sfide tecniche dell’integrazione.

“Lavorando senza codici sorgente gli algoritmi dovevano essere sviluppati in modo tale che il radar del Mirage e il sistema di puntamento elettronico montato sul casco israeliano potessero comunicare con il missile russo.” Maggiori dettagli su questo aggiornamento senza precedenti dei Mirage indiani si trovano su “Indian Air Force: The Case for Indigenization” un libro edito dall’Air Commodore Jasjit Singh, uno degli analisti più prolifici dell’IAF.

Nel capitolo del libro dedicato a questa operazione l’Air Marshall Nagalia, ex vicecapo dello staff aereo responsabile dell’operazione, racconta nel dettaglio che: “gli israeliani hanno avuto accesso al Digibus, componente altamente sensibile del Mirage, essenzialmente un chipset vettore di informazioni dei vari sottosistemi dell’aereo al suo computer di missione e viceversa.”

“Elbit e Rafael – prosegue Nagalia – …si assunsero la responsabilità di integrare i loro sistemi sul Mirage ma inevitabilmente per quest’operazione abbiamo dovuto dare loro l’accesso totale al velivolo. Una volta ottenuto questo accesso, gli ingegneri israeliani, con prove approfondite, sono stati in grado di decodificare il protocollo del bus [dati] e integrare così i loro sistemi su di esso. Potevamo essere incolpati della violazione dei diritti di proprietà intellettuale” – afferma l’ Air Marshal Nagalia – “poiché in quel caso gli israeliani sono stati i beneficiari dell’aver ottenuto una visione totale di questa architettura di sistema.

Nessun aiuto francese né russo è stato utilizzato per questa complessa operazione – ha riferito l’ufficiale indiano a NDTV – e devo ammettere che erano entrambi sconvolti (i francesi dunque per ovvi motivi e i russi per l’inaspettata riuscita dell’operazione N.d.A.).

Tuttavia l’integrazione dell’R-73 con i Mirage ha avuto un discreto successo perché, come sospettavamo, l’R-73 era tecnicamente più capace dei Magic II che ha sostituito.”

Per più di un decennio l’IAF non ha mai discusso di come sia andata effettivamente l’integrazione (specialmente in contesti operativi), ma ha mostrato per la prima volta un Mirage dotato dell’R-73 lo scorso 24 giugno (vedi foto) in occasione del 20° anniversario dell’attacco dell’IAF contro le truppe pakistane a Tiger Hill durante la guerra di Kargil del 1999.

Come si dice in India il problema è stato risolto grazie alla “jugaad”, nell’hindi colloquiale la cosiddetta arte di arrangiarsi; almeno in questo caso però di indiano resta solo il termine dato che la jugaad (e l’abilità) fu di chiara fattura israeliana.

 

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978, si è laureato in Scienze della Comunicazione scritta e Ipertestuale. Collabora dal 1998 con alcune riviste del settore sull'esclusivo tema dell'aviazione militare sovietica e russa. Dal 2003 inizia la collaborazione con Analisi Difesa occupandosi del salone aeronautico MAKS di Mosca; successivamente prepara dossier su alcuni storici bureau di progettazione aeronautica russa (Tupolev, Beriev) e sulla storia dei missili aria-aria russi. Attualmente si occupa in particolare del settore esportazione degli aerei e degli elicotteri militari russi nel mondo.

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