Libia: a Tarhuna lo scontro decisivo per la battaglia di Tripoli

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Dopo aver sbaragliato le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar riconquistando tutta la fascia costiera libica tra la capitale e il confine tunisino, le milizie fedeli al Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli appoggiate da mercenari siriani con consiglieri, droni, artiglieria e blindati turchi hanno lanciato ieri l’assalto a Tarhuna, situata 80 chilometri a sud di Tripoli.

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Un’offensiva partita da Garabulli, (Castelverde quando la Libia era italiana) che si inserisce in una più ampia manovra che investe tutto il fronte a sud di Tripoli con l’obiettivo di cacciare l’LNA dalla sua roccaforte che funge da mesi da retrovia per l’attacco alla capitale libica.

Il 18 aprile le forze del GNA hanno reso nota la cattura di 102 nemici ma non sembrano aver sfiondato le linee nemiche.

Il quartier generale dell’Operazione ”Vulcano di rabbia” (nome dell’operazione varata dal GNA l’anno scorso per difendere Tripoli) ha annunciato di aver messo le mani anche su mezzi e materiale militare nel corso dell’avanzata mentre, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Nova, che segue da vicino il conflitto libico, gli scontri si sono concentrati a sud di Castelverde, nella zona di Al Rawajih e Souq al-Ahad, circa 50 chilometri a nord di Tarhuna.

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La situazione militare in Libia. in rosa le aree ciontrollate dall’LNA , in verde quelle in mano al GNA

 

Il generale dell’LNA Mohamed al Fakhiri, a capo del fronte a sud di Tripoli, ha fatto sapere che le sue forze hanno respinto un tentativo di attaccare la città di Tarhuna da parte delle forze di Tripoli.

L’aeronautica dell’LNA ha preso di mira anche le forze nemiche a sud di Castelverde, a Msallata, e sulla strada costiera. Secondo l’ufficiale, le forze del GNA si sarebbero ritirate dall’area dirigendosi verso nord. Al-Fakhri ha aggiunto che nel corso degli scontri sono morti 25 nemici inclusi mercenari siriani filo-turchi e che le forze dell’LNA hanno bloccato anche la strada costiera.

Secondo quanto riportato dal sito interattivo “Libya live map”, attualmente gli scontri si concentrano a circa 15 chilometri a sud di Castelverde, quindi circa 35 chilometri a nord di Tarhuna.

TB2 shot down by LNA near the Bani Walid. Roketsan MAM-C & MAM-L Smart Micro Guided Munitions

Oggi invece si registra una forte attività aerea da parte del GNA e dei droni turchi Bayraktar TB2 cinque dei quali sono stati abbattuti nell’ultima settimana tra Tripoli, Tarhuna e Bani Walid (nella foto sopra) mentre ben 28 velivoli di questo tipo sono stati perduti dal novembre 2019, per la gran parte colpiti dalle batterie di missili antiaerei Pantsir che gli Emirati Arabi Uniti hanno inviato alle forze di Haftar

L’LNA ha invece perduto la scorsa settimana due droni armati di costruzione cinese Wing Loong II (nella foto sotto) sul fronte orientale di Abu Grein, tra Misurata e Sirte, colpiti a quanto sembra dai missili antiaerei turchi Hisar assegnati ai battaglioni di mercenari siriani.

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Secondo quanto ha rivelato ad Agenzia Nova il comandante delle forze del GNA, Omar Haddad, veicoli militari corazzati, carri armati e un certo numero di obici hanno raggiunto i reparti nella città di Castelverde, in attesa di essere trasferiti a sud per partecipare all’attacco a Tarhuna.

L’aeronautica di Tripoli “ha effettuato 17 raids aerei (saliti a 20 in un successivo comunicato -NdR) contro truppe, veicoli e postazioni delle milizie terroristiche di Haftar a Tarhuna per sostenere le nostre forze secondo il piano dell’operazione Tempesta di Pace (nome dell’offensiva lanciata in aprile per liberare Tripoli dall’assedio), e in risposta al continuo bombardamento dei quartieri della capitale” si legge sulla pagina Facebook dell’operazione “Vulcano di rabbia”.

Tra le operazioni aeree di oggi il comando delle forze del GNA ha annunciato anche il lancio di volantini in arabo e in russo sulla città di Tarhuna diretti ai combattenti di Haftar, alla popolazione, ai mercenari russi e ai militari emiratini e giordani che affiancano l’LNA e che operano in città anche presso il comando delle operazioni.

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“Se volete godervi il denaro che vi è stato pagato dovete ritirarvi e abbandonare i combattimenti”, si legge nel volantino in russo. “Abbiamo compreso che con voi la pace non è possibile. Uccideremo tutti quelli che rifiutano di deporre le armi. È la vostra ultima chance. La neve di Mosca si scioglie al fuoco del vulcano”.

I messaggi in arabo si rivolgono anche alla popolazione locale: “Ti invitiamo a stare lontano da dove si trovano i combattenti e a restare a casa. Non permettere agli uomini armati di stare tra le abitazioni. Ogni uomo armato è un bersaglio delle nostre forze terrestri e aeree”.

Rivolgendosi in arabo ai combattenti dell’LNA i volantini (di cui pubblichiamo le immagini) il GNA sottolinea che “chiunque abbandonerà le armi sarà salvo. Non vogliamo più sangue”.

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Sul fronte logistico nell’ultima settimana si sono intensificati i voli cargo effettuati per lo più da velivoli Ilyushin IL-76D che fanno la spola quasi ogni giorno tra la Turchia e gli aeroporti libici di Tripoli e Misurata trasportando armi e munizioni e quelli, effettuati con lo stesso tipo di velivoli, tra gli Emirati Arabi Uniti e gli aeroporti della Cirenaica di Bengasi, Derna e al-Khadim carichi di rifornimenti per l’LNA.

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Un cargo delle forze aeree russe era stato segnalato a Bengasi il 9 aprile proveniente dalla Siria con a bordo armi e i primi mercenari siriani arruolati tra le forze filo-governative e destinati ad affiancare le milizie dell’LNA che già possono contare su mercenari sudanesi e ciadiani.

Per quanto riguarda direttamente gli interessi italiani, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, ha annunciato inoltre l’arresto di Saleh al-Dabbashi, trafficante di esseri umani verso le coste italiane e fratello del più noto Ahmed al-Dabbashi detto ‘Ammu’ (lo zio).

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Saleh al-Dabbashi è stato catturato, “insieme ad un certo numero di mercenari siriani e ricercati libici sostenuti dalla Turchia” durante gli scontri nel sud della capitale sul fronte di al-Twisha, ha detto al-Mismari sottolineando che l’uomo è rimasto “gravemente ferito all’interno di un blindato turco”.

“Ciò dimostra che la Turchia ha ampliato le sue attività criminali per sostenere i fuorilegge e i trafficanti di esseri umani nella regione occidentale, ed equivale ad una minaccia diretta, non solo per gli interessi del popolo libico, ma anche per tutti i Paesi della regione e del bacino del Mediterraneo”, prosegue al-Mismari. Il fratello Ahmed al-Dabbashi era stato colpito dalle sanzioni Onu nel 2018 ed è ricomparso nei giorni scorsi a Sabratha, dopo la riconquista della zona ad ovest di Tripoli da parte del GNA.

Nei giorni scorsi Analisi Difesa aveva evidenziato il rischio che il ritorno della costa occidentale della Tripolitania sotto il controllo del GNA permettesse il riavvio dei traffici legati all’immigrazione clandestini anche grazie all’influenza della Turchia certo non nuova a muovere ricatti all’Europa utilizzando l’arma degli immigrati clandestini.

@GianandreaGaian

 

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Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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