La Francia attacca in Mali ma valuta la riduzione delle forze nel Sahel

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Parigi valuta di ridurre le forze schierate nel Sahel nell’ambito dell’Operazione Barkhane, rinforzate a inizio anno con 600 militari per decisione del presidente Emmanuel Macron al termine del vertice organizzato a Pau con gli Stati membri del G5 Sahel composto da Mali, Burkina Faso, Niger, Mauritania e Ciad.

L’obiettivo di concentrare gli sforzi militari sullo Stato Islamico nel grande Sahara (ISGS] nella regione dei “tre confini” tra Niger, Mali e Burkina Faso ha dato risultati tattici rilevanti culminati in giugno con l’eliminazione di Abdelmalek Droukdel, leader di al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM) nel nord del Mali.

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“Il rafforzamento di Barkhane deciso a inizio anno, il maggiore coordinamento con le forze saheliane, la concentrazione degli sforzi congiunti verso l’area dei ‘tre confini’, ai confini di Mali, Niger e Burkina Faso, hanno permesso di colpire e disperdere il nemico, e in particolare l’EIGS, che ora è molto debole.

Il lavoro dei nostri eserciti, dei nostri servizi segreti ha permesso progressi notevoli e vittorie riconosciute”, aveva detto Macron in occasione della Festa nazionale del 14 luglio aggiungendo però che entro la fine dell’anno “si dovranno prendere nuovamente decisioni sul nostro impegno in questo teatro di operazioni”, come ha ricordato un interessante articolo del sito francese “Zone militaire”.

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Dopo la stagione delle piogge il ritmo delle operazioni è tornato a intensificarsi con l’uccisione di qualche centinaio di miliziani e la distruzione di molti veicoli e armi mentre la riduzione delle forze francesi dipenderà soprattutto dalle capacità che riusciranno a esprimere le forze dei paesi del G5 Sahel, dal potenziamento della task foce Takuba di forze speciali (oggi composta da francesi ed estoni ma sono attesi anche 150 militari svedesi, 50 cechi e 200 italiani con un reparto elicotteristico) e dal supporto logistico statunitense.

A favore di una riduzione dell’impegno militare francese (oggi costituito da oltre 5mila militari, più di 500 veicoli blindati e oltre 400 veicoli logistici con una ventina di aerei e una quarantina di elicotteri), contribuiscono anche valutazioni economiche poiché l’Operazione Barkhane costerà quest’anno almeno un miliardo di euro (a ottobre gli stanziamenti avevano già raggiunto i 911 milioni di euro, cioè il 76 per cento della spesa annuale prevista per le operazioni militari di Parigi pari a 1,2 miliardi di euro) e strategiche.

A dispetto dei successi tattici ottenuti la situazione nel Sahel non sembra stabilizzarsi né sembra ipotizzabile un tracolo delle attività dei movimenti jihadisti, indirizzando così Parigi a cercare una transizione di almeno una parte delle operazioni militari dalle forze nazionali a quelle dei partner locali ed europei.

Secondo l’agenzia di stampa France Presse, che cita diverse fonti, la tendenza attuale è verso una riduzione dell’apparato militare francese nel Sahel dal febbraio 2021, a cominciare dal ritiro dei 600 rinforzi inviati in gennaio.
“Per molto tempo la Francia è stata sola, ora non lo è più.

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Questa partnership europea sta guadagnando slancio. Il sostegno ai maliani in combattimento è essenziale, gli europei vengono a trarne vantaggio “, ha detto il 2 novembre il ministro Florence Parly durante un viaggio nel Sahel. “Sono molto ottimista sul fatto che ora cambieremo marcia”, ha aggiunto.

Tuttavia, concentrando le attività militari contro le forze dello Stato Islamico dell’ISGS, l’Operazione Barkhane ha dato respiro all’altra grande fazione jihadista nella regione, il Gruppo di Sostegno per l’Islam e i Musulmani (GSIM) di ispirazione qaedista come ha ammesso all’AFP il generale Marc Conruyt, comandante di Barkhane.

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Probabilmente per questa ragione negli ultimi giorni le forze francesi sembrano aver preso di mira le milizie qaediste. Le forze speciali hanno ucciso circa 30 jihadisti nella regione centrale del Mali nell’ambito di un’operazione elitrasportata supportata dai caccia Mirage 2000 basati a Niamey (Niger). Il blitz è stato reso noto da Parigi il 14 novembre o hanno fatto sapere i vertici militari di Parigi in un comunicato che riferisce di combattimenti durati “diverse ore” nei pressi di Niaki, 180 chilometri a est della città’ di Mopti.

I jihadisti uccisi, secondo fonti militari francesi, facevano parte del Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (GSIM). Nell’operazione sono stati anche distrutti o sequestrati veicoli e armi. Ieri le forze armate di Parigi avevano annunciato anche l’uccisione di un leader del gruppo jihadista.

Barkhane

Il giorno precedente, il 13 novembre, il comando di Barkhane aveva annunciato l’uccisione di un leader di al-Qaeda nel Maghreb Islamico, ucciso in Mali nella regione di Menaka insieme ad altre quattro persone. Si tratta di Bah ag Moussa, considerato il capo militare del GSIM, ucciso il 10 novembre anche se Parigi ne ha dato notizia qualche giorno dopo, nel quinto anniversario degli attacchi estremisti islamici che hanno ucciso 130 persone a Parigi, prendendo di mira il Bataclan, i caffè e lo stadio nazionale.

Il veicolo sul quale viaggiava Moussa è stato individuato anche grazie all’uso di droni ed è stato poi preso di mira dagli elicotteri e da 15 incursori delle forze speciali francesi.

Moussa era un combattente tuareg vicino al comandante jihadista Iyad Ag Ghaly quando estremisti e forze ribelli presero il controllo del Mali settentrionale 2012, episodio che ha comportato l’intervento francese nel 2013. Moussa è poi diventato un importante leader jihadista nel Mali centrale negli ultimi anni e un collegamento con gruppi estremisti nella parte settentrionale del Paese, di cui è originario, secondo i funzionari militari maliani.

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L’esercito lo ha accusato di aver orchestrato attacchi contro le forze maliane a Diabaly, Nampala e Dioura che hanno ucciso dozzine di truppe.

L’ISGS ha invece rivendicato l’imboscata ai danni di un convoglio dell’esercito del Burkina Faso nella quale l’11 novembre sono stati uccisi almeno 14 soldati nella provincia di Oudalan, nella regione dei “tre confini”.

I miliziani, attraverso il proprio canale informativo Amaq, sostengono di averne uccisi 20 ma l’attacco è stato rivendicato in precedenza sui social media anche dalla formazione jihadista concorrente GSIM.

Nella stessa regione nei giorni precedenti erano stati uccisi altri 7 militari e molti altri risultano feriti e dispersi durante un pattugliamento.

Il 22 novembre in Burkina Faso si terranno le elezioni presidenziali e gli attacchi hanno l’obiettivo di impedire ai cittadini di recarsi alle urne. Secondo l’agenzia France Presse, l’ondata di violenza negherà la possibilità di votare ai residenti di 1.500 villaggi su 8.000 dell’intero Paese.

Le incursioni in Burkina Faso di jihadisti provenienti dal Mali sono iniziate nel 2015 e hanno causato finora circa 1.200 morti e un milione di sfollati. Bersaglio dei terroristi sono spesso le forze armate. L’attacco più’ grave è’ avvenuto nell’agosto 2019, quando i jihadisti attaccarono una base militare a Koutougou uccidendo 24 soldati.

Foto Ministero delle Forze Armate Francese

 

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