Il governo rinnova le missioni all’estero

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Il Consiglio dei Ministri, ieri sera, ha votato il rinnovo delle missioni internazionali e delle iniziative di cooperazione allo sviluppo presentate dal Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dal *Ministro della Difesa Lorenzo Guerini*. La deliberazione – riferisce una nota del Ministero della Difesa – è stata adottata previa comunicazione al Presidente della Repubblica e sarà successivamente trasmessa alle Camere per la discussione e l’autorizzazione con appositi atti di indirizzo.

La delibera concentra forze e risorse nelle aree di prioritario interesse per l’Italia valorizzandone al massimo in termini di sicurezza, anche in relazione ai riflessi interni e di tutela degli interessi nazionali, e vede la Difesa impegnata nelle aree di maggior rilievo strategico per il Paese.

Il provvedimento approvato fa riferimento al concetto di “Mediterraneo Allargato” e autorizza complessivamente 40 missioni per l’anno 2021, prevedendo la conferma delle 38 missioni internazionali già in atto nel 2020 in tre continenti e l’avvio di 2 nuove operazioni.

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La prima, nello Stretto di Hormuz, con l’impiego di un dispositivo aeronavale nazionale per attività di presenza, sorveglianza e sicurezza, nell’ambito dell’iniziativa multinazionale europea EMASOH, cui l’Italia avrebbe dovuto partecipare già nel 2020.

Sulla concreta attivazione della partecipazione di una fregata lanciamissili (o un pattugliatore) della Marina a questa missione che avrà la sua base negli Emirati Arabi Uniti è lecito esprimere qualche riserva considerando le pessime relazioni diplomatiche e militari tra Roma e Abu Dhabi.

Il governo emiratino ha infatti appena disposto che l’Italia lasci al più presto la base aerea di al-Minhad, gestita da un centinaio di uomini dell’Aeronautica e utilizzata per lo scalo dei velivoli italiani e le operazioni logistiche da e per i contingenti nazionali in Iraq, Afghanistan, Gibuti e Somalia.

La seconda nuova missione è invece in Somalia, dove un rappresentante italiano prenderà parte all’United Nations Assistance Mission (UNSOM).

Tali impegni operativi – in un’analisi per quadranti – si dispiegano: nell’area africana, con 17 missioni, a conferma della strategia italiana volta a promuovere una maggiore attenzione verso il Sud e verso quella parte del Continente Africano che si sviluppa all’interno del triangolo Golfo di Guinea – Como d’Africa – Libia.

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Nel quadrante Mediorentale-asiatico e nella regione del Golfo persico, dove l’Italia è presente con 9 missioni, assumendo un ruolo sempre più profilato in linea con quanto fatto negli scorsi anni. E’ confermato l’impegno italiano in Iraq al fianco delle istituzioni di sicurezza locali e nel potenziamento della missione di addestramento Nato per consolidare i successi conseguiti nei confronti del Daesh.

Altro Paese che vede la conferma consistente presenza è il Libano, dove continua il preoccupante stallo istituzionale e il progressivo degrado della situazione economica, che rischiano di invalidare anche l’operato delle forze di sicurezza libanesi, che rappresentano oggi uno dei pochi elementi in grado di impedire il definitivo collasso del Paese. Tale impegno è stato ulteriormente confermato durante il 2020, nell’ambito dell’operazione “Emergenza Cedri”.

La missione in Afghanistan, per la quale è previsto che le operazioni di rientro del contingente nazionale si concludano a breve, segue la linea di coordinamento da sempre intrapresa con gli Alleati.

Nel quadrante europeo, dove le Forze Armate sono presenti con 6 missioni e -in particolare- nell’area dei Balcani al fine di garantire quella stabilità che resta un obiettivo cruciale per l’Italia, per la Nato e per la Ue, in ragione del potenziale impatto che l’eventuale acuirsi delle tensioni in quest’area potrebbe avere in tutta l’Europa.

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Confermati anche 8 dispositivi quali la missione nazionale “Mare sicuro” e le missioni in ambito Nato e Ue di sorveglianza dello spazio marittimo e aereo inclusa l’Operazione navale Irini e quella aeree e terrestri nelle Repubbliche Baltiche.

Per quanto riguarda il personale militare impiegato nelle missioni internazionali, la consistenza massima complessiva prevista è pari a 9.449 unità, quella media a 6.511 unità, con un incremento della consistenza massima di 836 unità e media di 106 unità rispetto al 2020.

In occasione del dibattito parlamentare emergeranno meglio i dettagli e i costi complessivi e delle singole missioni.

(con fonte Italpress)

 

 

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