Sukhoi Su-75 Checkmate: gli Emirati Arabi Uniti si defilano?

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Gli Emirati Arabi Uniti avrebbero sospeso la partecipazione al programma per il caccia leggero russo di 5a generazione Sukhoi Su-75 “Checkmate”.

Lo ha riportato il portale Bulgarian Military citando le valutazioni di Maya Carlin del Center for Security Policy di Washington e precisando che nonostante la nazione araba fosse considerata come uno dei principali potenziali acquirenti del “Checkmate” (se non addirittura il primo di una lista di paesi asiatici e sudamericani), il dietro front sarebbe stato determinato dai ritardi e dalle difficoltà russe nella Ricerca & Sviluppo.

«Sembra che gli Emirati Arabi Uniti – sostiene la Carlin – abbiano sospeso la propria partecipazione al progetto tagliando un’importante fonte di finanziamento e di ricerca e sviluppo. Uno dei motivi principali di questa decisione risiede nel fatto che gli step del programma siano stati variati nel tempo: all’inizio il primo volo del Su-75 era stato promesso nel 2023, ma poi questa data è stata posticipata al 2024.»

L’analista statunitense ritiene che il conflitto in Ucraina imponga a Mosca di concentrare molte risorse militari sul supporto alle truppe alle fronte ritardando lo sviluppo di nuovi programmi.

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L’interesse degli emiratini per il caccia russo Su-75 “Checkmate” era determinato dal basso costo unitario, armamento avanzato ed elevate caratteristiche tecniche dichiarate dal costruttore abbinate alla necessità di acquisire un velivolo di 6a generazione dopo la rinuncia agli F-35 statunitensi.

L’eventuale marcia indietro degli Emirati Arabi Uniti potrebbe costituire un duro colpo per il  programma ma difficilmente potrà arrestarlo considerato che la Difesa russa starebbe guardando con interesse ad una versione drone del Su-75 mentre alcuni paesi come ad esempio il Vietnam (ma anche India e Argentina) esprimono interesse verso la categoria di caccia leggeri monomotori.

Il Sukhoi Checkhmate, noto anche come Light Tactical Aircraft o LTS in russo, è il primo awereo da combattimento  monomotore russo di 5a generazione ed è stato presentato in pompa magna in occasione del Salone Aerospaziale russo MAKS-2021.

Circa le caratteristiche del nuovo caccia monomotore il Checkmate è dotato di coda “a V”, presa d’aria nella parte inferiore e ugello vettoriale 3D che ne consente l’utilizzo per il controllo e il bilanciamento del volo.

Il propulsore che spingerà il Checkmate sarà inizialmente l’Izdeliye 117 (noto come AL-41F1), cioè il motore adottato dal Sukhoi Su-35 che sarà opportunamente modificato per un velivolo monomotore in attesa che sia disponibile il nuovo Izdeliye 30, più leggero e prestante e notoriamente destinato al bimotore Su-57.

Secondo l’amministratore delegato della società statale Rostech Sergei Chemezov, il Checkmate costerà tra i 25 milioni e i 30 milioni di dollari a esemplare, inoltre secondo Yuri Slyusar, capo della United Aircraft Corporation (UAC), il nuovo caccia volerà per la prima volta tra il 2023 e il 2024, mentre la produzione in serie inizierà entro il 2026.

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Di parere opposto il vicepresidente dell’Accademia russa di scienze missilistiche e di artiglieria (RARAN) per la politica dell’informazione Konstantin Sivkov, secondo cui in virtù del ritmo di sviluppo del caccia russo Su-57 di 5a generazione, la produzione in serie del Checkmate è improbabile che possa essere raggiunta prima del 2035.

Un giudizio tranchant, considerando che il Checkmate attingerà certamente a piene mani dell’esperienza accumulata non solo sul fratello maggiore Su-57 ma anche dall’UCAV S-70 Okhtnik, tutti progetti dell’ufficio di progettazione Sukhoi.

A tal proposito basti citare il futuro propulsore Izdeilye 30 destinato al Sukhoi Su-57 “Felon” o la nuova suite potenziata del sistema di comunicazione S-111 prevista per essere adottata sempre dal “Felon” e i cui collaudi sono previsti per quest’autunno: inevitabilmente tutti questi sistemi saranno adottati dal Checkmate.

In effetti proprio in occasione del recente Forum Army-2022, era stato lo stesso Yury Slyusar a suggerire i motivi di questi aggiustamenti in corso d’opera.

«Sulla base dei feedback e dei commenti [ricevuti dai paesi interessati al progetto] è stato svolto il lavoro per ottimizzare i costi e analizzare le singole soluzioni tecniche. Il principio di modularità e le moderne tecnologie digitali hanno permesso di apportare modifiche al progetto nel più breve tempo possibile. Grazie a ciò è stato possibile aumentare significativamente la competitività, l’attrattiva commerciale e anche ridurre i rischi tecnici durante lo sviluppo del velivolo.»

Il progetto avrebbe così subito alcune modifiche che hanno inevitabilmente causato lo slittamento dei tempi inizialmente previsti.

Foto Sukhoi

 

 

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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