Pace Iran-USA, le verità nascoste. Gaiani a Liberti Media

Per la prima volta dopo mesi di escalation militare, Stati Uniti e Iran sembrano aver trovato un terreno comune. Il memorandum che dovrebbe essere firmato a Ginevra il 19 giugno punta a congelare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare un percorso negoziale sulla questione nucleare. Washington parla di opportunità storica, Teheran rivendica una vittoria diplomatica e l’Europa si prepara persino a sostenere una missione navale internazionale per garantire la sicurezza delle rotte energetiche.
Ma c’è un attore che guarda all’accordo con molta più diffidenza. Da Tel Aviv è arrivato un messaggio chiaro: l’intesa tra Stati Uniti e Iran non vincola Israele, che intende mantenere una presenza militare nelle aree considerate strategiche di Gaza, Libano e Siria. Una posizione che evidenzia come, nonostante l’alleanza storica con Washington, gli interessi dei due Paesi non coincidano sempre.
È in questo contesto che torna d’attualità un tema antico quanto i rapporti tra le due nazioni: lo spionaggio reciproco. Le rivelazioni e le analisi pubblicate negli ultimi giorni hanno riportato sotto i riflettori quello che molti addetti ai lavori considerano un “segreto di Pulcinella”: i servizi israeliani continuano a monitorare con estrema attenzione le decisioni della Casa Bianca, soprattutto quando riguardano Iran e Medio Oriente.
Una pratica che affonda le sue radici in decenni di rapporti complessi, segnati da collaborazione strategica ma anche da reciproca diffidenza. Il paradosso è che Israele rimane uno dei più stretti alleati degli Stati Uniti e allo stesso tempo uno dei Paesi che Washington osserva con maggiore attenzione sul piano dell’intelligence.
Non perché sia considerato un nemico, ma perché le sue scelte possono avere conseguenze dirette sugli interessi americani nella regione. La vera partita, tuttavia, potrebbe non riguardare l’accordo con l’Iran ma ciò che accadrà dopo Benjamin Netanyahu. Dopo anni al centro della politica israeliana, il premier resta la figura dominante del sistema, ma il dibattito sulla sua successione è ormai aperto.
Da chi erediterà la guida del Paese dipenderanno molte delle scelte future. E, forse, gli Stati Uniti stanno lavorando anche a quello. N
e parliamo in questa puntata di “Guerra e Pace 2.0” insieme al direttore di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani che disegna ipotesi e scenari interessanti che riguardano il prossimo futuro in Medio Oriente.
Video realizzato il 15 giugno.
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