Migrazioni irregolari, radicalizzazione minorile e il rischio terrorismo

di Giusy Calabrò*
In Italia si registra un aumento significativo dei casi di radicalizzazione ideologica giovanile, soprattutto tra gli immigrati di II generazione, i quali aderiscono a processi di indottrinamento nel cyberspazio.
Il fenomeno migratorio moderno, di natura differente rispetto a quello del passato, deve essere affrontato tramite un mirato approccio securitario orientato principalmente sulle sue conseguenze illecite: la tratta di esseri umani, l’approdo dei migranti nei Paesi di transito e di destinazione, spesso clandestini.
Non si può tralasciare come il fenomeno migratorio illegale verso l’Europa sia aggravato dalle condizioni economiche e risulti correlato ai conflitti armati, innanzitutto alle tattiche della guerra ibrida miranti a destabilizzare i Paesi mediterranei attraverso azioni combinate (terrorismo, traffici illeciti di esseri umani, armi e droga, materie prime, beni archeologici, propagazione di ideologie estremiste e riciclaggio di denaro). Le rotte coinvolte per il transito dei traffici migratori sono: il Mediterraneo centrale e occidentale, l’area dell’Africa occidentale, il Maghreb, il Marocco e l’Algeria.

L’immigrazione illegale è gestita da reti criminali e gruppi di trafficanti specializzati negli sbarchi clandestini. In tale scenario emerge un nodo geopolitico cruciale che nei secoli ha contraddistinto l’area del Mare Nostrum quale fondamentale fulcro strategico per il trasporto marittimo con una rotta accessibile attraverso lo Stretto di Gibilterra, il Bosforo e il Canale di Suez.
Le migrazioni massive, la criminalità organizzata, l’ingerenza delle ONG e le azioni terroristiche attuate da immigrati clandestini rappresentano soltanto alcuni elementi di rischio che si propagano da differenti matrici di crisi in Paesi quali l’Italia, Malta, la Spagna, il Portogallo, la Francia, l’Algeria, la Libia, la Tunisia, il Marocco e la Mauritania. In tale prospettiva diviene rilevante comprenderne la criminogenesi e l’impatto securitario al fine di adottare adeguate e incisive misure di contrasto ai fenomeni succitati che costituiscono elementi di minaccia e destabilizzazione della sicurezza nazionale.
A seguito della constatazione del degrado e del basso livello di sicurezza in cui riversano molte città italiane, nonché degli ultimi episodi di immigrazione incontrollata in Paesi quali la Spagna (Ceuta) e l’Italia (Lampedusa) si prospetta l’urgenza di consolidare la cooperazione e le relazioni internazionali tra i Paesi mediterranei per arginare il contro-terrorismo e sviluppare una rete informativa finalizzata a sviluppare attività di sorveglianza marittima del search and rescue (SAR), impiegando personale militare nel controllo delle frontiere terrestri e marittime.

Tali azioni securitarie non potranno prescindere dalla creazione di rapporti politico-strategici fondati sul dialogo, la cooperazione e gli accordi tra le varie potenze mediterranee.
Allo scenario di rischio criminogeno menzionato si aggiunge quello del numero crescente di jihadisti minorenni presenti nel suolo europeo, fenomeno che rientra nel celere sviluppo della delinquenza minorile che sta imperversando sul fronte della radicalizzazione nell’ambiente virtuale insieme a nuove forme di terrorismo di matrice ideologica estremista.
Il fenomeno della mobilitazione violenta dei minorenni, mossi da motivazioni ideologico-eversive, anche soltanto con modalità che richiamano azioni terroristiche, si configura come un tema di particolare interesse, in quanto è in grado di costituire una potenziale minaccia ugualmente rilevante, al contempo più difficile da intercettare.
Le analisi condotte all’interno del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA), tramite recenti attività investigative e scambio informativo coi collaterali stranieri, dimostrano come la dimensione più rilevante dell’estremismo violento e del terrorismo sia rappresentata dall’ambiente virtuale, luogo di elezione per reclutare e addestrare i propri militanti, nonché area dove i giovani homegrown consumano propaganda ed instaurano rapporti con soggetti di analogo orientamento.

Protagonisti del fenomeno sono soggetti minorenni influenzati dai contenuti dei media center dell’IS e decisi a compiere gravi azioni illecite.
Esempio plastico della nuova frontiera del terrorismo internazionale è il modello denominato pack of lone wolf (“branco di lupi solitari”) sostenuti dalla propaganda jihadista, i quali interagiscono, si istigano, si addestrano e pianificano attentati in Rete.
Nel panorama della radicalizzazione minorile globale non si può prescindere dal considerare come il fenomeno jihadista sia solo una porzione del “capolavoro deviante”, poiché ad esso si affiancano altre minacce: la radicalizzazione suprematista e accelerazionista (es. White Jihad e l’Ordine dei Nove Angoli o OA9).
Inoltre, il Nihilistic Violent Extremism (NVE o Estremismo Violento Nichilista), fenomeno privo di motivazioni ideologiche, religiose o politiche ma che si fonda su una visione misantropica della vita e un odio generalizzato verso la società, insieme ad altri gruppi giovanili di matrice esoterica e nichilista.
Nell’orizzonte del terrorismo giovanile globale è recentemente salita alla ribalta il movimento deviante NVE che si distingue dai gruppi terroristici tradizionali per l’assenza di un progetto politico, seppure consideri la violenza e il caos sociali come fini a sé stessi, comunicando un senso di fallimento sociale e un vuoto ideologico esistenziale.
È una forma di devianza giovanile, che come altre, approda in Italia dopo il suo ampio sviluppo negli USA (il cui l’apice è stato toccato nel 2025 con un aumento del 300% delle indagini dedicate ad esso) e che acquisisce notorietà a seguito degli episodi di cronaca nera di Bergamo e Perugia, dove le bande del NVE hanno adottato estetiche e tattiche di altri gruppi estremismi, innanzitutto del suprematismo bianco e dell’accelerazionismo.
Nel caso di Bergamo (2023-2025) gli affiliati al NVE hanno agito con efferatezza tramite atti di bullismo estremo culminati talvolta in lesioni permanenti o morte. Diversamente dalle youth gang, la violenza giovanile del gruppo nichilista non mira ad acquisire territorialità, ma emerge come espressione di un vuoto valoriale e di un odio generalizzato verso la società.

L’episodio di Perugia (2024) si riferisce all’omicidio dell’olandese Willem Jessie Montagna, avvenuto nel gennaio 2024. Il giovane fu aggredito e ucciso in un parco da un gruppo di coetanei, definiti dalla stampa “baby gang”, i quali agirono in assenza di movente se non quello di esercitare violenza e predominio sulla vittima, mostrando un totale distacco emotivo e l’assenza di rimorso, tratti tipici della profilazione NVE come di altri gruppi giovanili che attivano a livello psicologico il meccanismo della deresponsabilizzazione, oppure della distribuzione delle responsabilità nei confronti delle azioni illecite compiute nel branco.
Ormai la Rete offre un’allettante “offerta terroristica” ed eversiva alle nuove generazioni che si rispecchiano nelle ideologie estremiste in seno alle quali trovano sfogo il disagio esistenziale, la rabbia, la frustrazione, l’assenza di valori umani e sociali e sani obiettivi a lungo termine.
In un ambiente sociale depauperato dai tradizionali valori italiani quali l’identità nazionale e religiosa, il senso di appartenenza a un nucleo familiare, sociale e comunitario, si assiste inermi all’abbassamento dell’età della radicalizzazione e si prospettano altre minacce (es. gruppi occultisti, accelerazionisti esoterici, post-ideologici, nichilisti, superomisti) quali la violenza gratuita e attentati terroristici.
Sulla scia di altri Paesi anche l’Italia ha iniziato a conoscere la minaccia jihadista a seguito della strage di Gaza, tramite la propagazione della “propaganda emotiva” in Europa. L’immagine delle vittime palestinesi di Gaza rappresenta un potente catalizzatore per la radicalizzazione, sicché esse vengono reclutate dalla propaganda jihadista per invocare “vendette imminenti” in nome di Allah nel suolo straniero.

Nell’ambito delle politiche migratorie, a seguito degli ultimi episodi immigratori nei Paesi del Mediterraneo occidentale (sbarchi di Ceuta e Lampedusa), appare impellente la necessità securitaria di spezzare i legami tra le immigrazioni irregolari e la criminalità organizzata.
Tale obiettivo non può prescindere da un’analisi specifica delle minacce e da un approccio mirato alle sfide alla sicurezza dell’area mediterranea con un focus particolare ai traffici illeciti e alla tratta di essere umani gestiti da reti criminali, spesso correlate al terrorismo di matrice radicale (ISIL, ISIS, Daesh).
Tale intervento sulla regolamentazione dei flussi migratori non può essere risolutorio al fine di arginare il fenomeno della devianza e della radicalizzazione giovanili, pertanto occorre agire in senso integrato coinvolgendo le istituzioni coinvolte e gli specialisti nel settore, ovvero la famiglia, la scuola, le diocesi, le associazioni territoriali e le forze dell’ordine con l’obiettivo di creare una rete sinergica di piani e progetti condivisi sul fronte della prevenzione primaria, secondaria e terziaria.
*Giusy Calabrò, criminologa dello sviluppo, docente e ricercatrice. Autrice del saggio La devianza minorile. Il fenomeno youth gangs (Rubbettino, settembre 2025 che ha ricevuto la Menzione d’onore della sezione speciale “Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa” nell’ambito del Premio Kerasion a S.Pietro Apostolo (CZ).
Foto: Fausto Biloslavo e DepositPhotos.com
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