Corto circuito europeo: la UE mette al bando il gas russo ma ne aumenta le importazioni

 

La notizia giunge dal Financial Times e mette in luce tutte le ambiguità che stanno affossando la credibilità politica ed economica dell’Unione Europea. La UE ha aumentato significativamente le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL) russo nei primi tre mesi del 2026, nonostante i piani di graduale eliminazione delle forniture dalla Russia entro il 2027.

“Secondo i dati del gruppo di ricerca energetica Kpler, le importazioni dal progetto Yamal LNG in Siberia sono aumentate del 17% raggiungendo i 5 milioni di tonnellate nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2025. Ciò ha comportato una spesa stimata di 2,88 miliardi di euro da parte degli Stati membri dell’UE per il gas proveniente dal vasto impianto, secondo le stime dell’organizzazione ambientalista non profit Urgewald” scrive il quotidiano economico.

“Questi dati giungono in un momento in cui le forniture di GNL del Qatar si sono ridotte a seguito dei danni alle infrastrutture energetiche in Medio Oriente e del controllo iraniano dello Stretto di Hormuz. Ciò suggerisce che il progetto Yamal abbia beneficiato dell’impennata dei prezzi del gas legata alla crisi mediorientale”.

Il giornale britannico sottolinea che “Yamal rappresenta la stragrande maggioranza delle importazioni di GNL russo nell’UE. Nei primi tre mesi dell’anno, il blocco europeo ha ricevuto 69 carichi, pari al 97% dei 71 totali, provenienti da Yamal, di cui 25 a marzo, un numero superiore a quello registrato sia a gennaio che a febbraio. Questo dato si confronta con l’87% dei 68 carichi ricevuti nello stesso periodo del 2025. I carichi rimanenti sono stati dirottati verso l’Asia”.

Le importazioni complessive di GNL russo da parte dell’Europa hanno raggiunto circa 6,8 miliardi di metri cubi, in forte crescita rispetto ai 5,7 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente, toccando un record storico soprattutto a marzo.

FT evidenzia che “nonostante il calo delle forniture globali, Bruxelles ha mostrato scarso interesse a riconsiderare il divieto previsto sulle importazioni di GNL russo, che dovrebbe entrare in vigore a gennaio 2027. Un divieto sulle importazioni tramite contratti a breve termine è già entrato in vigore”.

Ciò nonostante i 5 milioni di tonnellate di gas naturale consegnate in Europa nei primi tre mesi dimostrano che “gli acquirenti europei non hanno alcuna intenzione di smettere di acquistare GNL russo”, ha affermato Sebastian Rötters, attivista di Urgewald. Dei 5 milioni di tonnellate, 1,8 milioni sono state consegnate a marzo, secondo i dati di Kpler. L’aumento stimato della spesa dell’UE per il GNL russo nel primo trimestre si basa sul forte incremento dei prezzi del gas registrato il mese scorso. A marzo, il prezzo medio del gas in Europa si è attestato intorno ai 52,87 euro per megawattora (MWh), rispetto ai 35 euro/MWh di gennaio e febbraio.

Sebbene non siano noti i dettagli dei contratti relativi al progetto Yamal, fonti vicine al progetto hanno affermato che i prezzi previsti dagli accordi a lungo termine godono di una certa flessibilità e aumentano in periodi di prezzi energetici elevati”.

Di fronte all’ennesima contraddizione europea la Commissione von der Leyen interpellata da FT, non ha risposto alla richiesta di commento.

 

La UE verso l’austerity e il boom dell’export russo

Eppure sul fronte energetico il 30 marzo il commissario europeo all’Energia, il danese Dan Jorgensen, ha invitato gli Stati membri dell’Ue a ridurre il consumo di petrolio, in particolare nel settore dei trasporti, per far fronte al caro energia dovuto alle tensioni in Medio Oriente.

“Oltre al rilascio delle scorte di emergenza, le misure volontarie di riduzione della domanda rappresentano un ulteriore strumento essenziale di risposta, come evidenziato dal recente piano in 10 punti dell’Aie per ridurre l’uso del petrolio. Alla luce della situazione attuale, gli Stati membri sono invitati a promuovere misure di risparmio della domanda, in conformità con i propri piani di emergenza, con particolare attenzione al settore dei trasporti”, si legge in una lettera inviata da Jorgensen ai ministri dell’Energia dei paesi aderenti all’Unione.

Gli Stati sono anche invitati a “esplorare la possibilità di aumentare l’utilizzo dei biocarburanti, che potrebbero contribuire a sostituire i prodotti petroliferi fossili e ad alleviare la pressione sul mercato”, oltre ad “astenersi dall’adottare misure che possano aumentare il consumo di carburante, limitare la libera circolazione dei prodotti petroliferi o disincentivare la produzione delle raffinerie dell’Ue”, oltre che a “rinviare qualsiasi manutenzione non urgente delle raffinerie” e a “monitorare gli sviluppi delle interruzioni dell’offerta di petrolio e le condizioni del settore, comprese le scorte commerciali, e a notificare tempestivamente alla Commissione eventuali rischi emergenti o cambiamenti significativi”.

Secondo i calcoli dell’agenzia Reuters, ad aprile le entrate derivanti dalla principale imposta sul petrolio in Russia raddoppieranno, raggiungendo i 9 miliardi di dollari, a causa della crisi petrolifera e del gas innescata dall’attacco statunitense e israeliano all’Iran.

Reuters si riferisce a informazioni basate su dati preliminari di produzione e prezzi del petrolio, la tassa russa sull’estrazione mineraria del petrolio aumenterà ad aprile a circa 700 miliardi di rubli (9 miliardi di dollari), rispetto ai 327 miliardi di rubli di marzo. Le entrate sono in aumento di circa il 10% rispetto ad aprile dello scorso anno. Per l’intero 2026, la Russia ha previsto entrate per 7.900 miliardi di rubli derivanti dalla tassa sull’estrazione mineraria.

La Ue di nuovo in crisi energetica ufficialmente rifiuta il petrolio e il gas russo preferendo l’austerity che, insieme ai prezzi energetici gonfiati, minaccia di dare il colpo di grazia all’industria e pure alle piccole e medie imprese in Europa.

 

In Italia

Lo stesso 30 marzo il ministro italiano dell’Economia Giancarlo Giorgetti alla riunione del G7 finanze-energia aveva detto chiaramente che contro lo shock energetico causato dalla guerra in Medio Oriente serve “una rapida, coordinata e proporzionata risposta politica” invitando a tenere “ben presenti gli insegnamenti del 2022-23” con l’attacco russo all’Ucraina.

Giorgetti ha definito il caro-energia “un problema critico per le industrie energivore che rappresentano il 20% della manifatturiera italiana”.

Un altro esponente della Lega (unico partito a sostenere apertamente la necessità urgente del ritorno all’energia russa), il senatore Claudio Borghi, ha esortato a “ricominciare a riconsiderare di poter riprendere le importazioni del gas dalla Russia. Se noi non ci fossimo fatti queste ‘auto-sanzioni’, le nostre imprese, in questa situazione mondiale, avrebbero avuto un vantaggio competitivo incredibile perché l’approvvigionamento dell’energia sarebbe arrivato da un canale non toccato da questa guerra che noi non abbiamo cercato”.

Per il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari “a Bruxelles dobbiamo uscire dall’ipocrisia. Qualcuno mi deve spiegare perché ora che le forniture di gas e petrolio della Russia servirebbero ad abbassare drasticamente i costi dell’energia, l’Europa si permette di non approfittarne mentre in questi anni ha continuato a pagare nichel e altre materie prime russe che servono all’agenda verde e green della Commissione Europea.

Noi compriamo da Mosca materiali per costruire batterie elettriche e pannelli solari, ma non possiamo comprare gas e petrolio che abbatterebbero i costi. L’Unione Europea e la Commissione Europea stanno facendo la guerra alla Russia per difendere l’Ucraina o stanno continuando a fare la guerra alle loro industrie per distruggerle?”.

Se la Ue non interverrà sul Patto di Stabilità per aiutare l’Italia ad affrontare la crisi dei carburanti, l’Italia lo farà per conto suo, ha detto il vicepremier Matteo Salvini alzando il livello dello scontro con Bruxelles,

La priorità è sbloccare le norme europee che ci impediscono di aiutare gli italiani in difficoltà, tutto il resto viene dopo.  O lo cambiano ‘sto Patto di stabilità oppure, se continueranno a non sentirci, faremo da soli“, ha detto Salvini mentre il ministro dello Sviluppo Economico Adolfo Urso parla di rischio recessione se lo Stretto di Hormuz rimarrà chiuso.

A chiedere lo stop al bando dell’energia russa è a che l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi (nella foto a lato) , che propone di sospendere il bando al gas russo oltre alla tassazione europea delle emissioni Ets.

Intervenendo a Roma alla Scuola di formazione politica della Lega, l’ad di ENI chiede a Bruxelles di cambiare rotta: “Io penso che sia necessario sospendere il bando che scatterà il primo gennaio 2027 sui 20 miliardi di Gnl (gas naturale liquefatto, n.d.r.) che vengono dalla Russia. E suggerirei anche, come sta dicendo il governo italiano, di rivedere anche l’Ets. Non dico che deve essere cancellata, ma deve essere sospesa, oppure redistribuita”.

 

La disponibilità condizionata di Mosca 

Ieri il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che la Russia è pronta a continuare a fornire gas all’Unione Europea “se ci saranno volumi residui dopo le forniture ai mercati alternativi”, ha riportato l’agenzia di stampa statale russa TASS.

La Ue oggi importa gas (a prezzi elevatissimi) soprattutto dagli Stati Uniti. I dati della Commissione relativi al 2026 mostrano che oltre due terzi del GNL importato finora nell’UE proviene dagli Stati Uniti, indicando il livello di dipendenza dalle forniture americane più alto mai registrato. Ciò nonostante, i livelli medi di stoccaggio del gas nell’UE rimangono al di sotto delle medie normali in vista della cruciale stagione estiva di rifornimento.

Il commissario europeo per l’energia, Dan Jørgensen, il mese scorso ha difeso l’imminente divieto dell’UE sul GNL russo, affermando che sarebbe “un errore ripetere gli errori del passato”, riferendosi alla forte dipendenza del blocco dalle forniture di gas naturale liquefatto (GNL) dalla Russia.

L’amministrazione statunitense ha invece prorogato la deroga che consente ai Paesi di acquistare parte del petrolio e dei prodotti petroliferi russi soggetti a sanzioni, nell’ambito degli sforzi per controllare i prezzi globali dell’energia durante la guerra contro l’Iran.

(con fonti Energia Oltre, Nova, Reuters, Bloomberg, Ansa, AGI e Adnkronos)

Foto: TASS, ENI e Anadolu

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.

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