Francia e Ucraina dietro all’offensiva di jihadisti e tuareg contro il Mali filorusso ?

Un’offensiva su vasta scala con qualche migliaio di miliziani mobilitati contemporaneamente dal nord al sud del Mali. Nei giorni scorsi i ribelli del Fronte di Liberazione dell’Azawad (Fla) e i jihadisti del Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (JNIM), affiliato ad al-Qaeda, hanno condotto attacchi coordinati in sette città maliane, tra cui Kati, una roccaforte militare a nord-ovest di Bamako, e Senou, altro sobborgo di Bamako, ma anche Gao, Kidal, Sevarè, Mopti e Segou.
A Kati, nel campo militare dove ci sono le residenze della giunta militare e dei ministri, l’abitazione del ministro della Difesa, Sadio Camara, è stata presa di mira da un attentatore suicida alla guida di un’autobomba. Altri miliziani hanno fatto irruzione nella sua residenza e ingaggiato uno scontro a fuoco: la giunta militare ha confermato la morte del ministro Camara.
Gli attentatori hanno utilizzato veicoli suicidi, ordigni esplosivi improvvisati, droni suicidi, fuoco indiretto e attacchi diretti contro posizioni militari. Secondo diverse fonti concordanti, gli attacchi sono iniziati sabato intorno alle 5:30 del mattino, con assalti simultanei rivendicati dallo JNIM e dal FLA a Kati, contro l’aeroporto internazionale Modibo Keita di Bamako, e contro basi militari a Gao, Kidal e Sevaré.

Il 27 aprile i ribelli hanno preso il controllo di Kidal, nel nord del Paese, al termine di una serie di attacchi su larga scala che hanno indotto le forze governative e i consiglieri militari russi dell’Africa Corps di Mosca a ritirarsi dalla città dopo un accordo con gli insorti raggiunto valutata l’impossibilità di ricevere rifornimenti, l’accerchiamento del centro urbano e volendo evitare combattimenti casa per casa che avrebbero mietuto vittime tra i civili.
La giunta maliana si trova quindi in una situazione critica e senza precedenti dal colpo di Stato del 2020 in seguito al quale vennero cacciate le truppe francesi ed europee dalla nazione del Sahel e venne potenziata l’intesa militare con Mosca nell’ambito dell’alleanza regionale con Niger e Burkina Faso, retti da giunte militari golpiste che avevano espulso le forze militari francesi e statunitensi.
Il Mali soffre l destabilizzazione causata dalle milizie tuareg e jihadiste sin dal 2012, quando i ribelli conquistarono la regione settentrionale dell’Azawad determinando l’intervento militare francese con l’Operation Sérval e successivamente lo schieramento di ben 5.000 militari dislocati in tutto il Sahel (ma soprattutto in Mali) dell’Operation Barkhane.

“L’obiettivo del nemico era conquistare il potere smantellando le istituzioni della Repubblica”, ha dichiarato il primo ministro Abdoulaye Maiga in una conferenza stampa trasmessa dalla televisione pubblica. Maiga ha assicurato che saranno tratte “lezioni” dagli eventi per rafforzare la sicurezza e ha invitato la popolazione a non cedere al panico.
Il capo dell’Agenzia nazionale per la sicurezza dello Stato del Mali, Modibo Konè, è stato ferito a Kati, la roccaforte vicino a Bamako, durante gli attacchi del 25 aprile secondo quanto riferito dall’emittente francese Radio France Internationale (RFI). Il capo dell’intelligence è stato colpito da diversi proiettili e curato a Bamako.
L’emittente ha precedentemente riferito della morte del ministro della Difesa Sadio Camara e dell’evacuazione da Kati del capo della giunta militare al potere, Assimi Goita, trasferito in un “luogo sicuro” secondo suoi collaboratori citati da media locali. Secondo fonti della giunta sentite da RFI il generale sarebbe poi tornato a Bamako ma non ci sono conferme in proposito.

Il 29 aprile la giunta ha avviato una revisione del sistema di sicurezza riunendo il Consiglio superiore della Difesa presieduto dal generale Goita. Secondo la comunicazione ufficiale, il Consiglio superiore della Difesa nazionale ha proceduto a un’analisi della situazione della sicurezza su tutto il territorio. Il generale Goita (bella foto sopra) ha formulato sedici orientamenti strategici destinati a rafforzare il dispositivo nazionale di difesa e sicurezza, il cui contenuto dettagliato non è stato reso pubblico.
Il Mali non cederà al tentativo di “disseminare la paura” ed “indebolire la determinazione” della giunta, ha dichiarato il primo ministro della transizione, Abdoulaye Maiga, parlando alla stampa.
“Gli atti vili e barbari che hanno colpito il Paese avevano tre obiettivi: quello di disseminare il dubbio e la paura, di indebolire la nostra determinazione e di scalfire la nostra abnegazione”, ha detto il premier, assicurando che nessuno di questi tentativi è andato a segno. “Siamo più che mai resilienti, la nostra decisione di portare avanti la lotta per l’onore non è negoziabile: la porteremo avanti fino all’eliminazione del terrorismo”, ha proseguito.

Nell’intervento, trasmesso dalla Tv di stato ORTN, Maiga ha quindi esortato i maliani “a non cedere al panico” e invitato chi avesse scelto di combattere dalla parte sbagliata “a ritrovare la strada: non é mai troppo tardi per difendere il Paese”.
Il primo ministro ha quindi elogiato le forze armate “per la loro professionalità” e reso omaggio al generale e ministro della Difesa Sadio Camara – caduto combattendo nell’attacco alla sua residenza di Kati – “per l’abnegazione di cui ha dato prova“, citando in conclusione alcuni versi del Corano e cantando una strofa dell’inno nazionale.
Il ministero della Difesa russo ha definito la situazione resta “difficile” il 28 aprile rivelando che ribelli e jihadisti alleati contro la giunta al potere si stanno “raggruppando”. Mosca ha riferito di perdite tra i paramilitari dell’Africa Corps in seguito agli attacchi lanciati dal 25 aprile da gruppi jihadisti affiliati ad al-Qaeda e separatisti tuareg.

Il viceministro degli Esteri Georgy Borisenko, citato dalla Tass, ha detto che “ci sono state perdite anche tra le nostre fila” aggiungendo che la maggior parte degli attacchi è stata respinta, anche nella capitale Bamako. Secondo lo Stato maggiore maliano, i militanti avrebbero comunque subito perdite significative.
I leader dell’insurrezione
Come ricorda Agenzia Nova, la figura chiave dell’alleanza tra indipendentisti tuareg e qaedisti è Alghabass Ag Intalla, esponente dell’aristocrazia tradizionale di Kidal, che ha guidato l’Alto consiglio per l’Unità dell’Azawad (HCUA) che è stato a lungo uno dei principali attori del Coordinamento dei Movimenti dell’Azawad (CMA), in seguito confluito nel Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA).
Inizialmente vicino al movimento islamista Ansar Dine, si distacca da quest’ultimo in seguito all’intervento militare francese del 2013. In quella fase Intalla contribuisce alla creazione del Movimento islamico dell’Azawad (MIA), presentato come corrente più moderata, successivamente integrata nell’HCUA.
Nel corso degli anni Intalla si afferma come mediatore politico, partecipando a diversi negoziati di pace e promuovendo iniziative locali di stabilizzazione, tra cui l’Air-Nord, un’alleanza per lo sviluppo e la pacificazione delle regioni settentrionali. Dal 2024 Intalla viene associato all’ala più interventista delle formazioni ribelli riunite nel FLA, nato dalla riorganizzazione di diversi gruppi precedentemente legati al quadro strategico delle ribellioni tuareg.

Lo scorso aprile il leader tuareg fa rientro a Kidal, facilitando contatti indiretti tra le diverse componenti armate attive nella regione, prendendo le distanze dalle fazioni più radicali dominate dall’AQMI, la branca di Al Qaeda nel Maghreb islamico.
Oggi guida l’organizzazione nata il 30 novembre 2024 dalla fusione di diversi gruppi parte del Quadro strategico per la difesa del popolo dell’Azawad (CSP-DPA).
Un’altra figura cruciale è quella di Bilal Ag Acherif. Nato nel 1977 nella regione di Kidal, appartiene a una generazione segnata dalle insurrezioni ricorrenti nel Sahara e dalle rivendicazioni di autonomia dell’Azawad.
Dopo aver studiato scienze politiche in Libia, rientra in Mali nei primi anni 2010, in un contesto già fortemente instabile. La sua ascesa politica è legata al Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (MNLA), di cui diventa segretario generale. Nel 2012, approfittando del collasso dello Stato maliano nel nord e della crisi seguita al colpo di Stato a Bamako, il gruppo lancia una ribellione armata e proclama l’indipendenza dell’Azawad, un territorio che comprende le regioni settentrionali del Paese.
In questa fase, Bilal Ag Acherif assume un ruolo di primo piano come volto politico del progetto secessionista. L’esperimento indipendentista ha tuttavia vita breve: nel giro di pochi mesi, i gruppi jihadisti si impongono sul terreno, marginalizzando l’MNLA e trasformando profondamente la dinamica del conflitto.

Da quel momento Bilal Ag Acherif e il suo movimento riorientano la loro strategia, passando dalla rivendicazione dell’indipendenza a una partecipazione più pragmatica ai negoziati con lo Stato centrale.
Dopo la salita al potere della giunta militare di Bamako, Ag Acherif si fa via via portavoce dell’ala più interventista delle ribellioni riunite nel Coordinamento dei movimenti dell’Azawad (CMA), aderendo nel 2024 alla rottura degli Accordi di Algeri ed alla nascita del nuovo Fronte di liberazione dell’Azawad che ha firmato con lo Jnim i recenti attacchi congiunti contro la giunta di Bamako.
Un altro leader della ribellione è Iyad Ag Ghali, originario del nord del Mali e appartenente alla confederazione dei Kel Ifoghas, che ha inizialmente guidato movimenti armati tuareg composti anche da ex combattenti rientrati dalla Libia.
Protagonista delle ribellioni degli anni ’90, emerge come comandante e negoziatore, partecipando successivamente ai processi di pace con Bamako.
A partire dagli anni 2000 assume anche un ruolo informale di mediatore tra lo Stato e gruppi armati attivi nel Sahel.
Nel tempo si avvicina a posizioni religiose salafite e, nel 2012, fonda il gruppo islamista Ansar Dine, che si distingue dall’MNLA per il suo obiettivo di applicare la shari’a nel nord del Mali, piuttosto che nel perseguire l’indipendenza dell’Azawad.
L’alleanza temporanea tra i due movimenti durante la crisi del 2012 si rivela presto instabile. Dopo la crisi del 2012 e la successiva riorganizzazione del conflitto, la sua figura resta centrale nelle dinamiche negoziali e militari della regione. Considerato da alcuni osservatori un abile intermediario e da altri un fattore di radicalizzazione, Ag Ghali rimane una figura chiave nella complessa interazione tra jihadismo, ribellione tuareg e potere statale nel Sahel.
Le reazioni
La Confederazione degli Stati del Sahel (AES) ha denunciato un “complotto mostruoso” a seguito della vasta offensiva lanciata contro la giunta militare al potere in Mali. In una dichiarazione, l’organizzazione che riunisce le giunte militari di Mali, Niger e Burkina Faso ha affermato che “il coordinamento degli attacchi, gli obiettivi […] così come la logistica e le armi utilizzate” dimostrano “azioni pianificate e coordinate da tempo” volte a “seminare il terrore tra la popolazione civile innocente”.
Da Roma “la Difesa italiana e il ministro Guido Crosetto esprimono ferma condanna e profondo cordoglio per il vile attentato terroristico avvenuto in Mali, nel quale ha perso la vita, tra gli altri, anche il ministro della Difesa, Sadio Camara. Vicinanza al popolo maliano e sentite condoglianze ai familiari del ministro scomparso e a quelli di tutte le vittime”, ha scritto su X il ministro Crosetto. Oggi l’Unità di crisi della Farnesina ha invitato tutti gli italiani a lasciare il Mali con i primi voli commerciali disponibili.
Anche l’Egitto “condanna con fermezza gli attacchi terroristici nella Repubblica del Mali che hanno causato la morte del ministro della Difesa e diverse altre vittime”. Lo ha riferito il ministero degli Esteri in un comunicato, esprimendo la “piena solidarietà” del Cairo “al popolo e al governo” del Mali.

L’Egitto ha riaffermato “la sua ferma posizione contro ogni forma di terrorismo ed estremismo” e ha sottolineato “l’importanza di sforzi concertati a livello regionale e internazionale per combattere questo fenomeno, tagliarne le fonti di finanziamento e contrastare l’ideologia estremista che lo alimenta, in particolare nella regione del Sahel e in tutto il continente africano”. Il ministero degli Esteri egiziano ha invitato i cittadini egiziani in Mali ad attenersi alle istruzioni delle autorità locali e ad agire con cautela per garantire la propria sicurezza.
Il ministero della Difesa russo ha accusato mercenari europei e ucraini di aver addestrato i gli insorti maliani.
“La consistenza dei gruppi di combattenti era stimata in circa 12.000 effettivi; l’addestramento è stato condotto con la partecipazione di istruttori-mercenari ucraini ed europei, che hanno impiegato anche sistemi missilistici antiaerei portatili (MANPADS) di fabbricazione occidentale, tra cui Stinger e Mistral“, ha sostenuto il ministero della Difesa russo annunciando che gli uomini dell’Africa Corps hanno contribuito a fermare un colpo di stato in Mali, nei massicci attacchi dei ribelli
“Circa 12.000 combattenti addestrati con l’assistenza di istruttori ucraini ed europei sono stati coinvolti nel tentativo di colpo di Stato in Mali”, ha dichiarato il ministero, secondo cui gli uomini dell’African Corps “hanno causato perdite irreparabili ai miliziani, impedendo loro di portare a termine il golpe e preservando il potere del governo legittimo”.

Le complicità ucraine nel sostegno ai movimenti ribelli in Mali sono state provate da tempo e anche da fonti di Kiev in seguito ai precedenti attacchi condotti contro convogli dell’Africa Corps russo nel paese del Sahel.
Il supporto francese agli insorti, un tempo combattuti da Parigi quando il governo maliano era filo-francese, non è mai stato ammesso da fonti d’Oltralpe ma è stato denunciato non solo dalla Russia ma dall’Alleanza del Sahel che riunisce Mali, Burkina Faso e Niger.
Ieri il ministero degli Esteri francese ha esortato i suoi cittadini a lasciare il Mali “il prima possibile” per ragioni di sicurezza. Complessivamente, 4.200 cittadini francesi sono iscritti nel registro consolare, ai quali vanno aggiunti i non iscritti, stimati in circa 3.000. Due terzi di questi sono cittadini con doppia cittadinanza residenti nella capitale maliana.
Armi e munizioni dalla Cina
Le forze armate maliane, da giorni sotto l’attacco congiunto degli insorti tuareg e qaedisti, hanno ricevuto nei giorni scorsi un’altra ingente fornitura di equipaggiamento militare dalla Cina, inclusi i sistemi di difesa aerea a corto raggio Yitian-L. Un grande convoglio è stato avvistato il 9 aprile mentre percorreva il viale dell’Indipendenza a Bamako, una strada solitamente utilizzata dai convogli che trasportano equipaggiamento dal porto di Conakry, in Guinea, alle basi a nord della capitale del Mali.
Le riprese video mostravano tre veicoli di trasporto che trasportavano quattro sistemi di difesa aerea a corto raggio (SHORAD) Norinco Yitian-L, privi di missili e con i radar ripiegati all’indietro. Il sistema Yitian-L è progettato per difendersi da aerei a bassa quota, elicotteri e droni, ormai molto diffusi presso le milizie jihadiste e tuareg grazie al supporto militare offerto agli insorti dall’Ucraina con la probabile partecipazione francese.
Lo Yitian-L è montato su un veicolo Dongfeng Mengshi e trasporta quattro missili TY-90 con una gittata compresa tra 500 metri e 6 chilometri (il radar del sistema ha una portata di 18 km). Il missile TY-90 è stato originariamente sviluppato come missile aria-aria a corto raggio, prima di essere adattato per l’uso nella difesa aerea terrestre.

Come ricorda DefenceWeb, gli Yitian e Yitian II originali erano montati su veicoli trasporto truppe blindati (ciascuno con otto missili), ma lo Yitian-L è progettato per essere più leggero e agile, il che lo rende adatto a situazioni in cui batterie missilistiche più grandi risultano impraticabili.
Sono necessari solo due operatori, con il controllo gestito tramite un’interfaccia digitale con comandi a joystick. Secondo Janes, le Forze Armate Nazionali della Mauritania erano in precedenza le uniche a utilizzare il sistema Yitian-L, dato che otto esemplari erano stati esposti insieme ad altre nuove attrezzature cinesi nel giugno 2024.
Nel convoglio a Bamako sono stati avvistati anche camion tattici BeiBen dotati di rifugi sul cassone, camion che trasportavano container, un’autocisterna e veicoli di soccorso. All’inizio dell’anno, un convoglio è stato visto trasportare veicoli blindati VN22, sistemi lanciarazzi multipli (MLRS) SR-5, Dongfeng Mengshi e veicoli CS/VN9; un convoglio del dicembre 2025 includeva veicoli blindati VN22, Mengshi e VN2C 6×6.

A settembre, un convoglio che trasportava veicoli blindati CS/VP14 e VN22 è stato avvistato a Bamako. Secondo quanto riportato dai media, un totale di 160 veicoli blindati sarebbero in fase di acquisizione dalla cinese Norinco, con almeno 24 CS/VP14, sei veicoli di supporto al fuoco VN22B, nove veicoli trasporto truppe blindati VN22, due obici da 122 mm CS/SH1 (PCL-09) montati su camion, tre veicoli tattici leggeri CTL-181A e due imbarcazioni, in arrivo a settembre.
Tra fine luglio e inizio agosto, le Forze Armate Maliane (FAMA) hanno ricevuto un lotto di veicoli trasporto truppe CS/VP14 tramite la Guinea. Oltre ai CS/VP14, arrivati a Bamako il 2 agosto, sono stati avvistati diversi veicoli da trasporto che sembravano trasportare veicoli multiruolo su ruote Dongfeng EQ2050, ma in numero inferiore rispetto ai CS/VP14.
Nel settembre 2024, il Mali ha firmato un contratto con Norinco per la fornitura di equipaggiamento militare non specificato, addestramento e trasferimento di tecnologia. L’accordo è stato firmato dal Ministro della Difesa del Mali, Sadio Camara, e dal capo della Norinco a Pechino.

Oltre alle nuove attrezzature provenienti dalla Cina, il Mali ha ricevuto equipaggiamenti russi, destinati all’Africa Corps e alla FAMA. France24 ha riferito che la nave russa Sabetta è arrivata a Conakry il 19 marzo, dopo essere partita dal porto russo di Baltiysk intorno al 22 febbraio.
Video risalenti alla fine di marzo hanno successivamente mostrato la consegna di veicoli corazzati da combattimento per la fanteria BMP-3 e di veicoli blindati TIGR e VPK-Oural. Nel gennaio dello scorso anno, la Russia ha consegnato al Mali oltre 100 veicoli militari, tra cui camion blindati Kamaz e veicoli da ingegneria, carri armati T-72B3M, veicoli da combattimento per la fanteria BMP-3, veicoli trasporto truppe blindati BTR-82A 8×8 e veicoli trasporto truppe blindati Spartak, Linza e Tiger 4×4. Sono stati inoltre avvistati tre pezzi di artiglieria trainata D-30, due cannoni antiaerei e un paio di imbarcazioni.
Il potenziamento delle forze maliane è reso necessario dalla recente offensiva degli insorti tuareg nel nord del paese sostenuti dalle milizie jihadiste uva delle forze
Gli ultimi sviluppi
Ieri le forze del JNIM hanno preso il controllo della caserma di Hombori e di due posti di blocco a Fana e Kassela, località situate a circa 35 chilometri dalla capitale Bamako. Il JNIM, con un comunicato affermano di avere attualmente il controllo di tutta la località di Hombori, nella regione di Douentza, e precisano che le due postazioni conquistate si trovano nella città di Danfak e a Kass Blé.
Il portavoce dello JNIM, Abu Hudheifah al Bambari, meglio noto come Bina Diarra, ha dichiarato che il blocco delle strade intorno alla capitale sarà “totale” e coinvolgerà “tutte le strade che portano a Bamako”: l’unica eccezione è stata concessa a chi si trova già in città ai quali sarà consentito andarsene. Tuttavia gli spostamenti verso la città “sono vietati fino a nuovo avviso”, ha precisato.

I jihadisti nel Mali hanno lanciato oggi un appello a formare un fronte unito per rovesciare la giunta militare che governa il Paese dal 2020 e hanno iniziato un blocco stradale intorno alla capitale Bamako. Ieri sera, il Gruppo per il Sostegno dell’Islam e dei Musulmani (JNIM, alleato di Al-Qaeda) ha rilasciato una dichiarazione in cui chiede un ampio “fronte comune” per “rovesciare la giunta” e procedere con “una transizione pacifica e inclusiva”. “Facciamo appello a tutti i patrioti sinceri, senza eccezioni, affinché si sollevino e uniscano le nostre forze in un fronte comune”, ha dichiarato il JNIM.
Il gruppo jihadista ha citato “partiti politici, forze armate nazionali, autorità religiose, leader tradizionali e tutte le componenti della società maliana” nella dichiarazione in lingua francese pubblicata sulla sua piattaforma Az Zallaqa. All’inizio di questa settimana, JNIM aveva annunciato l’intenzione di imporre un blocco sulle vie di accesso a Bamako, minacciando gravi rappresaglie contro chiunque si trovasse ancora sulle strade che conducono alla capitale o alla vicina città di Kati, roccaforte della giunta.
“L’unica concessione è quella di permettere a coloro che si trovano già a Bamako di andarsene”, ha dichiarato un portavoce. Secondo quanto riferito da testimoni sul posto, il traffico diretto alla capitale si è ridotto negli ultimi due giorni, mentre il traffico aereo non ha subito variazioni.

Ieri sera, il governo del Niger ha dichiarato che la forza congiunta anti-jihadista di Niger, Burkina Faso e Mali ha condotto “intense campagne aeree” in territorio maliano. Altre operazioni hanno portato
Le autorità nigerine hanno dichiarato di accogliere con favore la “pronta e vigorosa risposta delle unità della forza unificata che hanno condotto intense campagne aeree nelle ore successive ai vili attacchi del 25 aprile 2026 a Gao, Menaka e Kidal”.
Fonti russe hanno reso noto il 30 aprile, durante operazioni di ricognizione e ricerca, un’unità del Corpo Africano delle Forze Armate Russe, insieme all’esercito maliano, ha individuato un gruppo di 50 terroristi a bordo di motociclette nella zona di Sevaré. Una parte dei terroristi è stata neutralizzata con armi di grosso calibro, mentre i sopravvissuti sono fuggiti, abbandonando i morti, le armi e gli effetti personali (nella foto soto).

Mali, Niger e Burkina Faso formano l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), hanno creato una forza unificata, inizialmente di 5.000 militari, ampliata a 15.000 a metà aprile, per combattere i “gruppi terroristici” che imperversano nella regione. Il portavoce dei ribelli tuareg maliani del Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), Mohamed Elmaouloud Ramadane, aveva invitato il Burkina Faso e il Niger “a non intervenire negli eventi in corso in Mali”.
Ieri il ministro della Guerra e della Difesa del Burkina Faso, generale Celestin Simporé, si è recato a Bamako per partecipare ai funerali del ministro Camara e ha promesso a nome dell’AES di “dare la caccia” ai suoi assassini fino al loro “ultimo nascondiglio”. Le autorità nigerine hanno accusato potenze straniere, in particolare la Francia, di aver finanziato l’insurrezione.
La Russia continuerà a combattere il terrorismo e l’estremismo in Mali ed è presente nel Paese su richiesta dell’attuale governo, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, parlando con la stampa. “La Russia è presente sul posto, di fatto, per necessità dichiarata dall’attuale governo. La Russia continuerà a combattere l’estremismo, il terrorismo e altre manifestazioni negative, anche in Mali”, ha affermato Peskov, aggiungendo che Mosca continuerà a fornire assistenza alle autorità maliane. Tale risposta appare a tutti gli effetti un rigetto della proposta dei ribelli tuareg di un ritiro russo dal Paese.
Foto: Governo Maliano, Telegram, FAMA, Kiev Post, CSP-DPA, RIA-FAN, RIA-Novosti, Wagner Group e Defence Web.
Leggi anche:
Perdite russe in Mali, entro pochi giorni il ritiro USA dal Niger (AGGIORNATO)
Siglata l’alleanza tra Niger, Mali e Burkina Faso mentre i tuareg attaccano nell’Azawad
RedazioneVedi tutti gli articoli
La redazione di Analisi Difesa cura la selezione di notizie provenienti da agenzie, media e uffici stampa.







