La NATO annuncia il ridimensionamento della missione KFOR in Kosovo

 

 

La NATO ha annunciato il 12 giugno la prossima riduzione degli effettivi della missione militare in Kosovo (KFOR) a causa del “miglioramento” delle condizioni di sicurezza nel Paese dei Balcani.

Secondo diplomatici europei presso la NATO gli Stati Uniti avevano indicato la volontà di ridurre il proprio contingente all’interno di questa forza che conta circa 4.600 soldati, senza però per questo abbandonare la grande base di Camp Bondsteel. L’alleanza atlantica non ha tuttavia precisato quali contingenti e di quali nazionalità siano interessati da tali riduzioni

Secondo la NATO negli ultimi anni la situazione della sicurezza in Kosovo è andata costantemente migliorando, per questo da gennaio ha interrotto il dispiegamento di forze di riserva nella Kosovo Force dopo oltre due anni di rotazione continua.

“Poichè la situazione della sicurezza in Kosovo rimane generalmente stabile, la NATO ottimizzerà la presenza della KFOR in Kosovo e ne adeguerà gradualmente l’organico nel corso del prossimo anno” si legge sul sito del Supreme Headquarters Allied Powers Europe (SHAPE).

In realtà nell’ultimo anno le tensioni tra Belgrado e Pristina non si sono certo placate e una riduzione delle forze della NATO potrebbe favorire lo scoppio di scontri tra le forze serbe e quelle di sicurezza kosovare che, contrariamente a quanto previsto dagli accordi, sono ormai strutturate come vere forze armate.

Dal 1999, la presenza della KFOR è stata costantemente adattata per garantire che la missione rimanesse adeguata allo scopo e rispondesse all’evoluzione della situazione di sicurezza.

A seguito dell’intensificarsi delle tensioni e delle violenze nel 2023, la Kfor ha ricevuto il suo più grande rafforzamento in oltre un decennio, con il dispiegamento di quasi 1.000 soldati aggiuntivi. “Ora che la situazione della sicurezza è stabile, la KFOR può essere adeguata di conseguenza, garantendo efficacemente un ambiente sicuro per tutte le persone e le comunità che vivono in Kosovo, nonché la libertà di movimento” si legge ancora.

“La Nato e la Kfor sono pienamente impegnate a garantire la sicurezza in Kosovo”, ha dichiarato il Generale dell’Aeronautica Militare statunitense Alexus G. Grynkewich, Comandante Supremo Alleato in Europa (SACEUR).

Grynkewich ha inoltre ribadito il forte impegno della NATO nei confronti dei Balcani occidentali, una regione di importanza strategica per l’Alleanza, la cui sicurezza è direttamente collegata alla sicurezza nell’area euro-atlantica, aggiungendo che la “NATO non permetterà che si crei un vuoto di sicurezza” si legge ancora sul sito di SHAPE.

“L’ottimizzazione, annunciata fa seguito a un’approfondita revisione e valutazione della situazione di sicurezza basata sull’intelligence” e “potrà essere invertita, se giustificata da rilevanti sviluppi in materia di sicurezza”.

La riduzione delle forze verrà gestita dal nuovo comandante italiano di KFOR che si insedierà a Pristina in ottobre. La conferma di un nuovo comandante italiano per la missione è emersa il 9 giugno dal ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso della sua audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato: mancano ancora circa 4 mesi alla fine del secondo mandato annuale non consecutivo del generale di divisione turco Özkan Ulutaş, l’unico che ha guidato la missione per due anni, intramezzati, fra il 2024 e il 2025, dal generale di divisione Enrico Barduani.

Attualmente sono 4.657 i militari impiegati nella missione, provenienti da 31 Nazioni diverse (a questo link la lista completa con gli organici): il contingente più numeroso è italiano (907 militari), seguono gli Stati Uniti (590), l’Ungheria (408) e la Turchia (382), mentre fra i contingenti più piccoli ci sono quelle di Francia (4), Svezia e Belgio (3), Montenegro (2) e Portogallo (1).

Foto KFOR

 

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