I Volenterosi puntano sull’escalation con Mosca per scongiurare le trattative

Riuniti il 24 agosto a Kiev per le celebrazioni dei 35 anni dell’indipendenza dell’Ucraina, i leader europei della Coalizione dei Volenterosi” hanno annunciato una ulteriore escalation nella crisi con la Russia.
Trainati soprattutto dal neo-premier britannico Andy Burnham, che ha promesso a Volodymyr Zelensky licenze e componenti per produrre i missili da crociera aviolanciabili Storm Shadow.
In cambio la Gran Bretagna avrà accesso ai dati raccolti sul campo di battaglia ucraino per l’addestramento dell’intelligenza artificiale. Lo ha annunciato il Ministero della Difesa britannico, commentando l’accordo firmato a Kiev. Londra avrà accesso ai dati del laboratorio ucraino di intelligenza artificiale, Avengers AI Labs. Secondo quanto dichiarato, questi dati, raccolti da “migliaia di telecamere e sensori” lungo il fronte, includono oggetti come carri armati, artiglieria, fanteria, droni d’attacco e droni di ricognizione.
Dura la reazione del Cremlino: “Il Regno Unito partecipa a questa guerra, alimenta sistematicamente e regolarmente il conflitto” e “getta benzina sul fuoco”, ha attaccato il portavoce Dmitry Peskov.

Il 287 agosto Mosca ha invitato esplicitamente Londra ad abbandonare le posizioni ostili e aggressive nei confronti della Russia, che rischiano di far degenerare il conflitto a un livello radicalmente nuovo, come ha dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.
“Facciamo appello a tutti i residenti del Regno Unito affinché considerino le inevitabili e catastrofiche conseguenze delle azioni ostili del loro governo. Esortiamo la leadership britannica ad analizzare nuovamente a fondo la situazione e ad abbandonare immediatamente e con decisione la politica ostile e aggressiva, che non farebbe altro che prolungare l’agonia del regime neonazista di Kiev e creare il rischio di un’escalation del conflitto a un livello radicalmente nuovo”, ha dichiarato durante un briefing con la stampa.
Alcuni esperti britannici hanno però ridimensionato la portata della fornitura missilistica precisando che gli Storm Shadow, già da anni utilizzati dagli aerei ucraini, non sono in grado di cambiare l’esito della guerra. BBC spiega che si tratta di armi costose (un milione di sterline a esemplare) e con filiere produttive complesse che l’Ucraina farebbe fatica a replicare. Per questo produrre il missile a Kiev potrebbe richiedere costi elevatissimi e forse alcuni anni per avviare uno stabilimento che si troverebbe comunque sotto il tiro dei missili russi.
Come è già accaduto per l’ipotesi di far produrre agli ucraini i missili Patriot, respinta dalle aziende statunitensi RDX e Lockheed Martin, anche la cessione a Kiev dei segreti industriali degli Storm Shadow potrebbe non risultare gradita all’industria britannica, soprattutto tenendo conto del gran numero di armi trafficate clandestinamente in tutto il mondo dall’Ucraina a causa del tasso senza precedenti di corruzione profondamente radicato in tutte le istituzioni ucraine.

Burnham si è impegnato anche a sollecitare USA e alleati a fornire missili Patriot all’Ucraina, con un appello che risponde alle priorità espresse da Zelensky nel corso della riunione, co-presieduta insieme a Emmanuel Macron e Friedrich Merz e alla quale ha partecipato da remoto anche Giorgia Meloni.
“Abbiamo bisogno di almeno 300 missili Patriot per l’inverno”, ha detto Zelensky agli alleati, che non dispongono più di armi di questo tipo o non mantengono piccole scorte per eventuali emergenze nazionali.
Zelensky del resto è sempre abile nel presentare richieste e ha colto l’occasione per chiedere ai Volenterosi di ripianare l’improvviso deficit nel bilancio della Difesa, pari a 27 miliardi di dollari, dovuto a “spese impreviste” non meglio precisate.
All’Ucraina, per poter continuare a combattere anche il prossimo inverno, servono 8-10 miliardi in anticipo, così come servono 20 miliardi per pagare gli stipendi dei militari ed i risarcimenti alle famiglie dei caduti. “Servono molti soldi”, ha aggiunto Zelensky, dicendo che sta già lavorando a ciò con Francia e Germania.
Il presidente ucraino è in attesa di una nuova tranche di 30 miliardi di euro di fondi europei, che però potranno essere incassati solo previa approvazione di nuove leggi richieste da Bruxelles.

Come? L’Europa potrebbe anticipare l’erogazione dei fondi previsti per il 2027 o attingere dai fruiti dei beni russi congelati. La prima misura ci obbligherebbe a prevedere nuovi stanziamenti per il prossimo anno che inizia tra quattro mesi, la seconda ci impone di violare le leggi finanziarie internazionali. Violazione di cui un giorno qualcuno dovrà rendere conto.
I fondi russi congelati
Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia, chiedono alla Commissione europea di rilanciare gli sforzi sull’utilizzo dei beni sovrani russi immobilizzati dalle sanzioni per finanziare l’Ucraina.
Il Financial Times rivela che tali Paesi hanno inviato una lettera alla Commissione chiedendo di chiarire quali progressi siano stati compiuti nella definizione di soluzioni giuridiche e tecniche alternative in grado di superare le obiezioni del Belgio.
Nell’Ue sono congelate attività della Banca centrale russa per oltre 200 miliardi di euro, per la maggior parte custodite presso Euroclear, società belga di servizi finanziari e principale depositario di titoli con sede a Bruxelles.
Un precedente piano volto a utilizzare i fondi russi, di fatto sequestrandoli per sostenere l’Ucraina, era naufragato lo scorso inverno a causa dell’opposizione del Belgio, che teme di dover sostenere eventuali costi di rimborso nel caso in cui Mosca ottenesse ragione in future controversie giudiziarie e continua inoltre a mettere in guardia dai possibili rischi di fuga di capitali stranieri dalla Ue.

“E’ giunto il momento di avviare una nuova discussione su come possiamo sfruttare ulteriormente i beni congelati della Russia a vantaggio dell’Ucraina e del nostro Paese”, ha dichiarato la ministra degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard. “Questo è il modo equo e intelligente per garantire che l’Ucraina possa difendere se’ stessa e tutta l’Europa”, ha aggiunto. Una fonte informata sulla lettera, citata da Agenzia Nova, ha spiegato che l’iniziativa costituisce “un appello alla Commissione affinché si occupi degli aspetti tecnici” necessari per consentire un maggiore utilizzo delle attività russe e alleviare le difficoltà di bilancio di Kiev. L’Ucraina chiede da tempo che gli asset russi congelati vengano impiegati per finanziare la propria difesa e la ricostruzione e finora l’Ue utilizza solo i profitti straordinari generati dai fondi russi congelati, non i capitali.
Le preoccupazioni europee sono aumentate con il protrarsi della guerra e la necessità di sostenere ulteriormente il bilancio ucraino (ma la guerra non doveva continuare per logorare la Russia?).
Nel dicembre 2025 l’Ue aveva predisposto rapidamente un prestito da 90 miliardi di euro garantito dal bilancio comunitario come alternativa al piano basato sui beni russi, ma secondo Stenergard tale strumento “chiaramente non è sufficiente”, specie alla luce delle continue richieste di Zelensky.
“Dobbiamo assicurarci che la responsabilità non ricada solo su uno o due Stati membri”, ha affermato un’altra fonte a conoscenza del documento, evidentemente consapevole che il “furto” dei fondi russi congelati espone a condanne giudiziarie.

Un funzionario europeo coinvolto nelle discussioni interne ha avvertito che finora non sarebbe emersa alcuna soluzione capace di rimuovere le difficoltà che avevano bloccato il progetto: “Nessuno ha ancora presentato una nuova proposta che non si scontri con gli stessi ostacoli politici che esistevano a dicembre. Non abbiamo una bacchetta magica da tirare fuori dal cilindro”.
Il Belgio teme infatti azioni giudiziarie russe contro Euroclear o contro lo Stato belga e chiede che eventuali rischi finanziari siano condivisi fra tutti i Paesi dell’Ue. Non è superfluo notare che la dirigenza di Euroclear, interpellata dal Financial Times, ha rifiutato di fornire un commento.
Perentoria la posizione espressa dal ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski: “L’aggressore deve pagare per le conseguenze della sua aggressione. In ogni caso, la Russia non riavrà indietro questi soldi finché non pagherà le riparazioni all’Ucraina, quindi è meglio usarli per fermare l’aggressione, ovvero per difendere l’Ucraina, piuttosto che aspettare la fine dell’aggressione russa per spenderli nella ricostruzione”.
Nuove sanzioni a Mosca
Poiché finora hanno dato risultati sensazionali, i “Volenterosi” hanno reso noto di voler accelerare sul sostegno a Kiev e imporre nuove sanzioni a Mosca. Zelensky ha incassato il rinnovato appoggio da parte dei più stretti alleati, a partire dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa che giunto a Kiev ha parlato di un “sostegno incondizionato” da parte della UE.
Eppure Costa a inizio maggio aveva reso nota in due occasioni la necessità di aprire al dialogo con la Russia. Putin aveva risposto positivamente indicando un potenziale negoziatore ma sostenendo che avrebbe accettato quello che gli europei avrebbero scelto. A quasi quattro mesi di distanza però gli europei non hanno indicato nessun possibile negoziatore preferendo evidentemente rinunciare a cercare un’intesa.

Decisione pericolosa se si considerano i progressi russi campi di battaglia (ignorati dal dibattito politico e sui media e soprattutto il fatto che nessuno in Europa ha più armi da fornire a Kiev, neppure quelle anti-missile che Zelensky chiede disperatamente ma di cui tutti gli alleati (inclusi gli Stati Uniti) sono oggi a corto.
La Commissione europea ha approvato il 25 agosto nuovi fondi per un valore di 6,1 miliardi di euro destinati a sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar; soldi che non si tradurranno in tempi rapidi in armi e munizioni.
Il presidente francese Emmanuel Macron, in competizione con Burnham per la leadership della Coalizione, ha proposto di convocare “tra qualche settimana una riunione ministeriale dedicata alla lotta contro la flotta ombra, al fine di garantire che, ovunque sia possibile agire, lo facciamo”.
Il presidente francese ha poi messo in guardia gli alleati dal fatto che “la Russia intensificherà le tensioni nei confronti dei Paesi europei” e “i Paesi della Nato saranno presi di mira”. Di fronte a questa minaccia, “dobbiamo portare avanti quanto abbiamo iniziato a fare in seno alla Nato per garantire una posizione risoluta”.
Le esercitazioni dei Volenterosi
Macron ha poi annunciato che le esercitazioni della Forza multinazionale per l’Ucraina la forza militare che in teoria dovrebbe schierarsi in Ucraina dopo un eventuale accordo di pace, “saranno condotte nei mesi di ottobre e novembre” a guida franco-britannica.
Le esercitazioni su vasta scala che la nostra coalizione condurrà a ottobre e novembre dimostreranno la sua prontezza operativa e la capacità di agire dopo la cessazione delle ostilità, e questo è molto importante. Si tratta di uno degli elementi chiave dei negoziati, quando l’Ucraina deciderà di avviarli. Ed è estremamente importante che lavoriamo collettivamente su questo aspetto”, ha sottolineato Macron.

Valutazione da sempre inconciliabile con la posizione di Mosca, disposta a discutere un accordo di pace solo a patto che Kiev accetti la sua neutralità, di non ospitare truppe di nazioni della NATO (e i Volenterosi ne fanno tutti parte) e di cedere le regioni del sud est già ufficialmente annesse dai russi.
Per questo appare chiaro che la forza che i Volenterosi intendono mobilitare non ha un valore militare (anche perché i russi hanno detto che colpirebbero tali forze se entrassero in Ucraina) ma solo politico: quello di impedire l’avvio di negoziati tra Mosca e Kiev.
Obiettivo sostenuto anche da Zelensky che solo grazie alla guerra e alla legge marziale può restare alla presidenza nonostante il suo mandato sia scaduto da oltre due anni.
In questo contesto di crescenti tensioni tra europei e russi potrebbe inserirsi la visita-lampo di John Ratcliffe, direttore della CIA, a Mosca per incontrare il direttore del sevizio segreto esterno russo (SVR), Sergey Naryshkin, i cui contenuti non sono stati rivelati.
Le valutazioni in Italia
A Roma il governo ha fatto subito sapere che i militari italiani non vi parteciperanno, per coerenza con il “no ai soldati italiani in Ucraina.” da sempre sostenuto dall’esecutivo Meloni e subito criticato dall’ala più filo-ucraina dell’opposizione.
“Tirarsi indietro è da furbastri o codardi” ha scritto su X il senatore del PD Filippo Sensi mentre il leader di Azione, Carlo Calenda considera la decisione dell’Italia “gravissima, sia dal punto di vista strategico sia per il posizionamento del Paese nella costruzione della NATO europea di cui abbiamo bisogno. È l’ennesima dimostrazione di mancanza di coraggio del governo italiano”.

Roma sta valutando un tredicesimo pacchetto di aiuti da inviare a Kiev in autunno in cui si prevede la fornitura di generatori elettrici, munizioni e probabilmente una nuova batteria del sistema di difesa aerea SAMP/T già fornito agli ucraini ma di Nuova Generazione, con migliorate capacità contro i missili balistici.
Un possibile concorrente del Patriot da testare in battaglia a cui potrebbe aggiungersi il sistema antiaereo a medio raggio Grifo CAMM-ER. In ogni caso si tratta di forniture militari difensive e di tipo civile. anche per non scatenare tensioni nella maggioranza e critiche nell’elettorato di centro-destra, in buona parte contrario a spendere denaro per Kiev, sopecie nelle attuali condizioni economiche ed energetiche dell’Italia.
Da settembre comincerà infatti un anno di campagna elettorale e Giorgia Meloni sembra essere ben attenta a non bruciare i voti che ancora garantiscono a Fratelli d’Italia il primato, dopo quattro anni di governo, con scelte che non verrebbero condivise da buona parte dell’elettorato.
Il sostegno all’Ucraina sembra quindi destinato a restare ma con blandi aiuti militari e senza inviare truppe in una Coalizione dei Volenterosi in cerca di guai con la Federazione Russa.

Sul piano politico interno, sia Merz che Burnham e Macron sono al minimo di consensi in patria e puntano sui tamburi di guerra per cercare contesti emergenziali grazie ai quali tentare di prolungare la vita ai loro deboli governi: di fatto inseguendo l’esempio di Zelensky.
Il governo presieduto da Giorgia Meloni gode invece di un consenso elevato, che rischia di venire eroso più da destra che da sinistra, ma che la premier e i suoi alleati non sembrano disposti a sacrificare sull’altare di una guerra che gli eserciti europei non sarebbe in grado di combattere e l’opinione pubblica non sosterrebbe.
Del resto gli esponenti di maggior spicco del governo italiano hanno sempre ribadito di sostenere l’Ucraina ma di non essere ostili né in guerra con la Russia.
Foto: Presidenza Ucraina, Governo Italiano e TASS
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).








