Sukhoi Su-35 (unica) star a Le Bourget

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E’ stato ribattezzato “UFO” dalla stampa francese per la sua eccezionale e a tratti inverosimile agilità e persino i nostri Tg nazionali ne hanno parlato: la vera star del 50° salone aerospaziale francese Paris Air Show è stato il caccia russo Sukhoi Su-35 (“Flanker-E” per la NATO), la più recente versione multiruolo della vasta e fortunata famiglia dei Flanker.Portato in volo dal pilota collaudatore Sergey Bogdan, il Su-35 ha lasciato di stucco gli esperti del settore aeronautico dimostrando eccellenti qualità nel combattimento manovrato (guarda il video) a bassa velocità capaci di far impallidire i caccia di generazione “4” e “4++” e sicuramente di dare seri grattacapi anche ai caccia di generazione “5”.Con queste caratteristiche l’aereo supera praticamente tutti i moderni aerei da combattimento come il francese Rafale, lo svedese Gripen, l’Eurofighter e i rinnovati F-15, F-16 e F-18 americani. Si può considerare, invece, alla pari con l’F-35 e l’F-22A americani e molto probabilmente, per quanto mostrato finora in volo da entrambi i modelli sul combattimento manovrato, il Su-35 sembrerebbe essere decisamente superiore. Beninteso che le caratteristiche tecniche del Su-35 non hanno più niente a che vedere con quello che fu il primo Su-27 “Flanker” che si esibì per la prima volta al mondo sempre al Salone di Le Bourget nel lontano 1989. Caccia multiruolo di generazione “4++” questa ennesima versione del Flanker utilizza praticamente tecnologie di generazione “5”: nuova avionica, nuovi motori turbofan 117C NPO Saturn con un incredibile rapporto spinta peso 1:1 che consentono al velivolo di raggiungere Mach 2,25 a 11.000 m di quota, con un’autonomia di 3600 Km e una tangenza operativa di 18.000 m; dodici punti d’attacco disponibili per qualsiasi arma lanciabile in volo fino ad un carico massimo di 8000 Kg e dotato di un avanzato sistema radar capace di agganciare obiettivi fino a 400 Km.

L’unica caratteristica che manca al Su-35 per essere definito caccia di generazione “5” è senza dubbio la cellula stealth (per quanto parti della sua struttura siano realizzate in materiale composito), tuttavia, secondo alcune fonti militari il suo radar di ultima generazione sembrerebbe avere la capacità d’intercettare un aereo stealth come l’F-35 ad una distanza superiore ai 90 chilometri. Nel combattimento ravvicinato il Su-35 invece supera le caratteristiche dell’aereo da generazione “5” riuscendo ampiamente a manovrare per puntare il muso e gli armamenti in qualsiasi direzione al fine di trovarsi in una posizione di vantaggio per abbattere l’avversario. In tal senso l’aerodinamica elegante unita all’esuberanza dei motori ha consentito al Su-35 di mostrare in volo acrobazie che hanno lasciato di stucco gli osservatori: dal classico “Cobra di Pugachev” fino al “Chakra Frolov”, dalla figura della “Foglia morta” all’inedito “Pancake”, ovvero un giro orizzontale di 360° senza riduzione di velocità. A tal proposito il Su-35 è stato definito anche come “show stopper” per l’incredibile clima che si è venuto a creare durante la sua esibizione: la gente è rimasta letteralmente col fiato sospeso e persino le operazioni a terra dei vari equipaggi presenti si sono arrestate creando un clima surreale di silenzio spezzato solo dal rumore dei turbofan NPO Saturn.

La fine dell’esibizione ha coinciso con una vera e propria standing ovation.A detta della stampa locale (per antonomasia decisamente sciovinista) l’esibizione del Dassault Rafale sarebbe letteralmente passata in secondo piano rispetto a quella del russo Su-35. Il pilota collaudatore Sergey Bogdan ha commentato così la sua esibizione: “L’aereo è capace di passare con facilità dalla modalità di super manovrabilità a bassa velocità alla modalità da combattimento ad alta velocità. I motori sono così potenti che l’aereo potrebbe uscire efficacemente da ogni tipo di situazione, anche le più complicate, come durante un looping.”Bogdan ha tenuto a specificare che le manovre esibite non devono certamente essere intese come la situazione tipica di un combattimento aereo, tuttavia le stesse servono a mostrare la stabilità, la risposta e la sicurezza del velivolo a manovre ai limiti dell’impossibile. Inoltre ha spiegato che l’esibizione a bassa quota è servita affinché il pubblico potesse vedere al meglio determinate figure, ma soprattutto affinché gli specialisti potessero valutare le capacità tecniche e come esso reagisse a determinate e rischiose acrobazie. Ironia della sorte, al ritorno sul palcoscenico del salone francese della produzione aerospaziale russa è corrisposta la totale assenza degli aerei militari americani (per la prima volta dal 1991) per via di tagli al bilancio della forza aerea statunitense. Il Su-35 è stato inoltre il primo caccia russo ad aver partecipato alla manifestazione dal 2001 ad oggi.

Ben diverso dal fratello maggiore Su-27 che 24 anni fa si esibì a Parigi pur impressionando il mondo intero con quella manovra chiamata Cobra di Pugachev in onore del pilota collaudatore che la mise in atto, il Su-35 attualmente opera tra le file della VVS in 10 esemplari, numero che dovrebbe giungere a 48 entro la fine del 2015, e 90 entro il 2020. Quasi certamente sarà la Cina il primo paese straniero ad acquistare il nuovo Flanker; ha dichiarato a tal proposito Aleksandr Mikheyev (vice capo della società Rosoboronexport):  “Abbiamo firmato un accordo intergovernativo per la fornitura di aerei Su-35 in Cina e ad oggi abbiamo un contratto legale con la Cina. E’ già stato firmato un accordo per la tutela della proprietà intellettuale”. “Pechino – ha proseguito Mikheyev- ha intenzione di comprare 24 Su-35 con un contratto che dovrebbe essere firmato entro la fine del 2013”.

A 30 anni dal primo volo del Su-27 si può tranquillamente affermare come JSC Sukhoi abbia totalmente investito su quello che può essere definito il prodotto di punta dell’intera ingegneria aerospaziale russa, migliorando e in parte reinventando versione dopo versione le caratteristiche tecniche di quello che oggi è considerato come il miglior caccia del mondo. Avversario terribile in cielo e sul mercato internazionale il Su-35 si sveste totalmente dei pregiudizi e delle pecche che affliggevano gli standard di produzione ex-sovietica: vita utile dei motori e della cellula ridotte, scarso uso di componente elettronica, abbondanza di strumenti analogici, etc. E il rinnovamento è così evidente da dedursi dalle discussioni che avvengono in rete tra gli appassionati d’aviazione e da alcune affermazioni lanciate da giornalisti del settore, tanto che qualcuno ha provocatoriamente scritto “e dire che i Su-35 costano un terzo degli F-35!”.

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978, si è laureato in Scienze della Comunicazione scritta e Ipertestuale. Collabora dal 1998 con alcune riviste del settore sull'esclusivo tema dell'aviazione militare sovietica e russa. Dal 2003 inizia la collaborazione con Analisi Difesa occupandosi del salone aeronautico MAKS di Mosca; successivamente prepara dossier su alcuni storici bureau di progettazione aeronautica russa (Tupolev, Beriev) e sulla storia dei missili aria-aria russi. Attualmente si occupa in particolare del settore esportazione degli aerei e degli elicotteri militari russi nel mondo.

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