F-35: l'Italia rallenta gli ordini

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Da qui al 2017 e probabilmente anche più in là, l’Italia acquisterà dagli Stati Uniti meno aerei da attacco F-35 del previsto, riducendo così le attività produttive negli stabilimenti Lockheed Martin/Alenia Aermacchi di Cameri e lungo l’intera filiera industriale nazionale coinvolta nel programma. Una conferma indiretta arriva dal Segretariato Generale della Difesa/Direzione Nazionale Armamenti attraverso una nota di commento a un articolo pubblicato nella edizione on-line de “Il fatto Quotidiano”. Nella nota si cita l’esistenza di un nuova pianificazione degli acquisti, che in prima battuta dimezzerebbe il numero di aerei del lotto di produzione “a basso rateo” LRIP-8 – successivo ai due (LRIP-6 e -7) cui appartengono i primi 6 aerei già ordinati – portandolo dai 4 esemplari previsti a 2. Prevista anche una riduzione degli aerei del LRIP-9, da 4 a 3. In totale, 5 aeroplani anziché 8. L’acquisto in via definitiva dei primi 2 è previsto entro l’estate, quello degli altri 3 l’anno venturo. In ossequio alle  dinamiche contrattuali del programma, nel 2014 dovremmo anche ordinare – e cominciare a pagare – i primi pezzi (Long-Lead Items) degli aerei del LRIP-10, il cui ordine è fissato nel 2016, e nel 2015 i primi pezzi dell’ultimo lotto, il LRIP-11, da ordinare nel 2017.

Ragioni di prudenza e di risparmio
Nel frattempo continua a far discutere il documento sul tema JSF stilato all’inizio di febbraio da un membro e dallo stesso capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Difesa della Camera alla conclusione dell’Indagine Conoscitiva sui sistemi d’arma (che non vedrà un atto finale unitario della Commissione).

La memoria, resa nota durante la visita nel Golfo Persico dell’allora Presidente del Consiglio Enrico Letta (spesosi personalmente – con a fianco i vertici di Alenia Aermacchi – per la fornitura agli Emirati di caccia Eurofighter), proponeva il dimezzamento della flotta di 90 fra F-35A e F-35B. Il documento, che ha subito provocato reazioni stizzite oltre Atlantico, non è mai assurto ad atto ufficiale del Partito Democratico ed è anzi stato prontamente bloccato (leggi: cestinato) dallo stesso Esecutivo Letta. Ma tanto è bastato per far uscire allo scoperto le posizioni diametralmente opposte sul dossier F-35 all’interno del maggiore partito di Governo. Ad affrontare la questione saranno ora il nuovo Ministro della Difesa Roberta Pinotti, che non si è mai dichiarata contraria al programma, e in prima battuta lo stesso nuovo premier Matteo Renzi. Sul tappeto resta comunque un possibile rallentamento degli ordini. Analisi Difesa  aveva pubblicato in esclusiva già nel luglio 2013 la nuova pianificazione, che riproponiamo qui di seguito. Non è detto che venga mantenuta così come era stata prospettata nel momento in cui la pubblicammo, ma i segnali di un progressiva – ancorché limitata nel tempo – riduzione dei nostri impegni di acquisto ci sono tutti. Attribuito agli uffici dello Stato Maggiore della Difesa, il nuovo crono-programma di acquisto degli F-35A e -B (questi ultimi afflitti da un nuovo problema: i test di fatica sulla struttura sono fermi da settembre sopo la scoperta delle ultime cricche nelle ordinate di forza della fusoliera), appare più conservativo di quello elaborato a suo tempo da Segredifesa: nel periodo 2014-2019 prevede 11 aerei in meno, 29 anziché 40. Gli ordini rimandati verrebbero recuperati a partire dal 2020 col primo dei due contratti pluriennali che il Governo dovrebbe stipulare una volta esaurita la produzione annuale a basso rateo.

La nuova pianificazione sarebbe dettata da quattro ragioni principali:
1)    gli aerei dei lotti a basso rateo, almeno fino all’8°, hanno standard generali più bassi di quelli che seguiranno, e i costi di retrofit incidono non poco nel procurement complessivo;
2)    presentano costi d’acquisto più alti;
3)    riflettono in misura maggiore le problematiche dello sviluppo del nuovo caccia, che ha appena iniziato a entrare nella fase più impegnativa e si concluderà solo nel 2019;
4)    i bilanci della Difesa successivi all’attuale pianificazione triennale (2013-2015) vedranno contrarsi le risorse a disposizione di questo programma, sottoposto oltretutto a una continua contestazione trasversale e “sotterranea” cui secondo indiscrezioni non sarebbe estranea neppure la stessa Finmeccanica.

I riflessi sull’industria
Meno aeroplani nel periodo che avrebbe invece dovuto vedere un aumento progressivo della produzione nella FACO italiana, comporteranno da un lato ratei di produzione sensibilmente più bassi di quelli che offriva il crono-programma originario, quindi ancora più lontani da quelli previsti a regime (24 aerei all’anno), e dall’altro un minor numero di posti di lavoro.

Dal canto suo Alenia Aermacchi risulterebbe ancora priva di un business plan che proietti le attività industriali di Cameri oltre i primi 8 assemblaggi. La contrazione degli ordini si rifletterà negativamente anche sulla produzione di ali per conto degli Stati Uniti, che nell’assegnarci i prossimi contratti verosimilmente non potranno non tener conto del nuovo assetto del procurement italiano (si spera non a partire già dal contratto per le ali destinate agli aerei del LRIP-8, in fase di finalizzazione proprio in questi giorni). A meno di correzioni strada facendo, la revisione della pianificazione degli acquisti di F-35 danneggerà particolarmente l’Aeronautica Militare, che riceverà il primo dei previsti 15 Joint Strike Fighter della versione a decollo corto e atterraggio verticale – per la quale continua a nutrire grande interesse, come ha ribadito in autunno alla stampa estera lo stesso Capo di Stato Maggiore Generale Pasquale Preziosa – tre anni più tardi del previsto, nel 2021 anziché nel 2018. Secondo lo stesso piano a quell’epoca l’Aviazione Navale avrà invece già ricevuto la gran parte -10 su 15 – dei suoi F-35B. Un vantaggio che non farà piacere all’Arma Azzurra, ancora e sempre in conflitto con la Marina per le modalità di una (im)possibile gestione comune delle rispettive flotte di F-35 STOVL.

La tabella con il rateo di produzione degli F-35 italiani (clicca per ingrandire)

Silvio Lora LamiaVedi tutti gli articoli

Nato a Mlano nel 1951, è giornalista professionista dal 1986. Dal 1973 al 1982 ha curato presso la Fabbri Editori la redazione di opere enciclopediche a carattere storico-militare (Storia dell'Aviazione, Storia della Marina, Stororia dei mezzi corazzati, La Seconda Guerra Mondiale di Enzo Biagi). Varie collaborazioni con riviste specializzate. Dal 1983 al 2010 ha lavorato al mensile Volare, che ha anche diretto per qualche tempo. Pubblicati "Monografie Aeree, Aermacchi MB.326" (Intergest) e con altri autori "Il respiro del cielo" (Aero Club d'Italia). Continua a occuparsi di Aviazione e Difesa.

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