Cade Raqqa: nel sud l’ultima ridotta del Califfato in Siria

Syrian Democratic Forces (SDF) fighters ride atop of military vehicle as they celebrate victory in Raqqa, Syria, October 17, 2017. REUTERS/Erik De Castro

(aggiornato il 20 ottobre ore 9,45)

“Tutto è finito a Raqqa, le nostre forze hanno assunto il pieno controllo della città”, ha detto ieri alla France Presse il portavoce Forze democratiche della Siria (FDS) Talal Sello. Dopo oltre quattro mesi di combattimenti è caduta Raqqa, la città della Siria settentrionale eletta dall’Isis sua capitale.

Le ultime roccaforti della resistenza jihadista a cadere in mano alla milizia curdo-araba sostenuta dagli Usa con forze speciali, consiglieri e supporto aereo e d’intelligence, sono state l’ospedale e la famigerata piazza al-Naim, teatro delle esecuzioni dell’Is, tanto che la popolazione locale l’aveva ribattezzata ‘la rotonda dell’inferno’. Anche sullo stadio, dove i jihadisti tenevano ancora molti prigionieri, sventola da ieri la bandiera delle FDS.

Si prolungheranno ancora per diversi giorni le operazioni di bonifica delle ultime sacche di resistenza e degli ordigni esplosivi disseminati dagli uomini del Califfato rimasti a combattere fino all’ultimo.

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Che potrebbero essere davvero pochi considerato che gli ulltimi quartieri della città sono caduti meno di 48 ore dopo l’evacuazione concordata con le tribù locali e le FDS (e quindi con gli Stati Uniti) di centinaia di miliziani dell’Isis con i loro famigliari).

Resta il dubbio che l’Isis abbia accettato di cedere gli ultimi bastioni a Raqqa in cambio del via libera per i suoi combattenti a raggiungere il sud della Siria dove affronteranno le truppe di Bashar Assad, opzione certo non sgradita a curdi e statunitensi.

Secondo gli attivisti, la battaglia finale ha provocato 3.200 morti, tra i quali oltre 1.100 civili. Raqqa, ormai ridotta in macerie, venne proclamata capitale dello Stato Islamico a gennaio 2014.

Da allora migliaia di foreign fighters la raggiunsero per combattere sui fronti siriano e iracheno A Raqqa si ritiene siano stati pianificati molti degli attentati compiuti all’estero dall’Isis.

Ryan Dillon, portavoce della Coalizione internazionale, ha detto che 350 membri dell’Isis si sono arresi negli ultimi giorni ma non è chiao se si tratti di prigionieri veri e propri o di miliziani fatti evacuare in seguito all’accordo sopra citato.

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Ai jihadisti rimane una ristretta regione sulla frontiera siro-irachena. A Deir Ezzor, nella Siria orientale, l’Isis è ormai circondato in una ristretta area del centro dalle forze governative, sostenute dalla Russia e dall’Iran.

Secondo la Coalizione lo Stato islamico ha perduto l’87 per cento del territorio che controllava al momento della sua massima espansione nel 2015 ma le stime riferiscono possa mettere in campo ancora circa 15 mila combattenti.

Una volta caduta Deir Ezzor è possibile che l’ultima offensiva per dare il colpo di grazie all’Isis tra il sud est della Siria e il nord dell’Iraq (provincia di al-Anbar) venga coordinata tra le forze di Assad sostenute da russi e iraniani e quelle di Baghdad appoggiate dalle milizie scite filo-Teheran.

La totalità dei combattenti stranieri dello Stato Islamico (Isis) avrebbero infatti lasciato la città di Deir Ezzor per dirigersi verso il vicino deserto iracheno dove ci sono sacche di territorio ancora controllate dagli uomini del Califfato. A rivelarlo sono fonti all’interno dell’Isis citate dal quotidiano panarabo al Quds al Arabi.

syria-soldiers Getty Images

“Tutti i foreign fighter dell’organizzazione hanno lasciato la città in modo totale”, ha detto la fonte aggiungendo che “la città – in gran parte in realtà ripresa dalle forze del regime in questi ultimi giorni – è stata consegnata alle Brigate Siqur Ali (Aquile di Ali)” composta da jihadisti siriani e abitanti di Deir Ezzor.

“I membri di questa brigata durante il controllo della città da parte dei combattenti stranieri erano totalmente marginalizzati e sono tutti abitanti della provincia di Deir Ezzor”, ha spiegato la stessa fonte secondo la quale “una parte dei combattenti usciti sono stati trasferiti giorni fa verso la città (siriana) di Albu Kamal (sulla frontiera con l’Iraq) mentre l’altra parte si è diretta verso l’Iraq”.

SEcondo un’altra fonte citata sempre dallo stesso giornale “i quartieri di Deir Ezzur ancora controllati dall’Isis vivono una situazione di caos e ne sono rimasti solo alcune centinaia di famiglie in città. Ed il regime non attacca più questi quartieri perchè il suo obbiettivo attuale è dirigersi verso la parte orientale della provincia per raggiungere Albu Kamal sul confine con l’Iraq al fine di arrivarci prima delle FDS.

Migliaia di volantini in cui si intima la resa ai jihadisti dello Stato islamico sono stati lanciati nei giorni scorsi da aerei governativi iracheni su località della provincia occidentale irachena di al-Anbar, soprattutto su Rawah e al-Qaim.

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“Avviso finale ai miliziani di Daesh perché si arrendano o moriranno per mano dei nostri valorosi combattenti”, si legge nel testo dei volantini, lanciati su Rawah e al-Qaim, le due principali località in mano ai jihadisti lungo il confine con la Siria.   Nel messaggio si invitano i civili a rimanere in ascolto della radio in attesa che il governo annunci l’inizio dell’offensiva.

Dal 12 ottobre intensi raid aerei russi e governativi siriani sono segnalati dall’Osservatorio nazionale siriano per i diritti umani (Ondus) nella zona di Abukamal al confine tra Siria e Iraq determinando la fuga di migliaia di civili verso la parte orientale dell’Eufrate.

Foto Reuters e Getty

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