Un’altra chanche all’Italia per “fare la differenza” in Libia

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Il giorno dopo lo smacco inflitto all’Italia dalla Francia che ha visto Emmanuel Macron patrocinare l’intesa tra Fayez al- Sarraj e il generale Khalifa Haftar, il premier libico riconosciuto dalle Nazioni Unite offre all’Italia una nuova opportunità per “fare la differenza”.

In visita a Roma di rientro da Parigi, al-Sarraj ha chiesto ufficialmente al governo italiano di fornire “sostegno tecnico con unità navali italiane nel comune contrasto al traffico di esseri umani da svolgersi in acque libiche” come ha detto il presidente del consiglio Paolo Gentiloni.

Dopo aver a lungo atteso che le autorità di Tripoli dessero il via libera all’ingresso delle forze navali europee e italiane nelle acque territoriali, al-Sarraj sembra voler finalmente accelerare i tempi nella lotta ai trafficanti, forse perché le organizzazioni criminali sostengono il suo rivale, l’ex premier di Tripoli Khalifa Ghwell legato ai fratelli Musulmani e appoggiato da diverse milizie islamiste.

Per contrastare il traffico di esseri umani occorre controllare non solo le coste della Libia, ma anche la frontiera Sud “per far sì che i migranti tornino nel loro Paese” ha detto il premier libico chiedendo supporto per controllare anche i confini con Niger e Ciad. Una richiesta già fatta balenare due settimane or sono ma ora resa ufficiale e pubblica.

“Negli sforzi che facciamo per contrastare l’immigrazione clandestina troveremo difficoltà ma vogliamo far sì che questi sforzi camminino di pari passo a quelli politici” ha aggiunto al-Sarraj che, ringraziando l’Italia, ha detto di voler che “la Guardia costiera riesca a bloccare l’immigrazione ma deve avere la tecnologia per il controllo delle coste”.

Libya's UN-backed Prime Minister-designate, Fayez al-Sarraj, flanked by members of the presidential council, speaks during a press conference on March 30, 2016 in the capital Tripoli. Fayez al-Sarraj arrived in Tripoli following months of mounting international pressure for the country's warring sides to allow him to start work. / AFP PHOTO / STRINGER

Che al-Sarraj consideri suoi nemici i trafficanti e chieda l’aiuto di Roma per contrastarli è certo positivo per gli interessi italiani ed è chiaro che la richiesta formulata a Gentiloni ci offre ampie possibilità di assumere un ruolo chiave nella stabilizzazione della Libia e nel supporto alle sue forze armate la cui ricostituzione è uno dei cardini dell’intesa firmata a Parigi.

Un’opportunità ancor più importante oggi che si è fatto concreto il rischio che la Francia eserciti una forte egemonia sulla nostra ex colonia.

Possibile anche che al-Sarraj, uscito indebolito dal vertice francese con Haftar (il cui ruolo al contrario viene ingygabtuto dalla mediazione di Macron) abbia voluto subito cercare dal suo grande alleato italiano “garanzie” anche militari. Contesto che spiegherebbe le colleruche dichiarazioni di Haftar che 24 oe dopo aver firnmato l’accordo di Parigi ha definito al-Sarraj un “fanfarone” che “non ha alcuna autorità a Tripoli”.

Frasi che non depongono a favore della tenuta degli accordi appena firmati, che potrebbero indicare il malumore di Haftar per la presenza navale italiana nelle acque libiche, ma anche di Parigi considerate le dichiarazioni di Macron sull’istituzione di “hot-spot” francesi in Libia per esaminare le richueste d’asilo dei migranti: una buona scusa per inviare truppe nell’ex colonia italiana a proteggerli.

Ora l’Italia ha innanzitutto l’occasione di sconfiggere i criminali che si arricchiscono col traffico di esseri umani mettendo in campo tutta la vasta mole di informazioni raccolte in questi anni dall’intelligence e dai militari italiani. Sul piano operativo inoltre navi, velivoli, droni e forze speciali già assegnati alle missioni navali in atto (soprattutto quella nazionale “Mare Sicuro” considerato che l’invito di Sarraj è rivolto alle navi italiane, non a quelle della Ue) consentono la massima flessibilità sia per azioni condotte autonomamente sia in cooperazione con le forze libiche.

La risposta di Roma sembra incoraggiante anche se non è chiaro il livello di coinvolgimento e le regole d’ingaggio che verranno assegnate alle nostre forze navali e ad eventuali forze dislocate sulla costa. “La richiesta delle autorità libiche è attualmente all’esame del nostro ministero della Difesa. Le scelte saranno valutate dalle autorità libiche e con il Parlamento italiano ma se valuteremo la possibilità di rispondere positivamente, come credo necessario, può rappresentare un punto di novità molto rilevante per i contrasto al traffico di esseri umani” ha detto Gentiloni.

coastguard

Per il ministro dell’Interno, Marco Minniti la richiesta libica “non rappresenta certo un fulmine a ciel sereno, ma è il frutto di valutazioni precedenti e nasce da esigenze strategiche. Perchè il controllo delle acque territoriali libiche da parte della Guardia costiera locale non riguarda solo l’Italia ma tutti i Paesi che affacciano sul Mediterraneo centrale”.

La congiuntura è inoltre favorevole per un impegno diretto della flotta italiana a supporto della Guardia costiera libica da tempo impegnata con i suoi poveri mezzi a combattere i trafficanti e a riportare indietro i gommoni carichi di migranti illegali.

La Ue ha confermato martedì l’impegno a fornire aiuti finanziari all’Italia per far fronte all’emergenza migratoria e il commissario europeo Dimitris Avramopoulos ha annunciato che “la Libia sarà presto nella posizione di dichiarare la sua area di Ricerca & Soccorso (Sar) con l’aiuto di Italia e della Ue. Questo significa che i libici chiedono aiuto per pattugliare un’area marittima che si estende ben oltre le acque territoriali coprendo spazi già oggi pattugliati dalle navi delle flotte europee e dell’operazione  Mare Sicuro.

Roma ha quindi l’opportunità di schierare le proprie navi nelle acque libiche, condizione a lungo auspicata per dare il via alla “Fase 3” dell’operazione Sophia per poter contrastare i trafficanti.

La nuova missione non comporterebbe costi aggiuntivi poiché le navi italiane sono già presenti in zona nell’ambito delle operazioni citate ma la loro presenza a ridosso delle coste consentirà di soccorrere i migranti appena salpati, evitando tragici naufragi e riportandoli sulle spiagge libiche in sicurezza coordinandosi con le autorità di Tripoli.

ANSA Pattugliatori italiani donati alla GC libica

Per le operazioni di sbarco si possono impiegare le lance presenti sulle navi da guerra o i mezzi da sbarco di una delle tre navi per operazioni anfibie clase San Giorgio (la San Giusto è attialmente ammiraglia dell’Operazione Sophia) mentre la presenza di fregate e pattugliatori costituirà un deterrente contro le incursioni dei trafficanti ben più efficace di quello espresso dalle piccole e quasi disarmate motovedette libiche.

L’invito di al-Sarraj a inviare le navi italiane nelle acque libiche offre quindi la possibilità di far cessare i flussi migratori illegali, salvando molte vite e stroncando il business dei trafficanti rasserenando anche i rapporti con i partner Ue che vedono come una minaccia l’aumento dei migranti illegali che dall’Italia premono sulle loro frontiere.

Inoltre, un simile impegno militare, renderebbe del tutto superflua la presenza delle navi delle Ong, al centro di tante polemiche e accusate dalla Guardia costiera libica di essere in combutta coi trafficanti e di penetrare illegalmente nelle acque libiche per imbarcare migranti da portare in Italia.

(con fonte Il Mattino del 27 luglio)

Foto: Marina Militare, Ansa, CNN e AFP

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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