Caccia ad al-Baghdadi ma per l’Onu l’Isis resta una “significativa minaccia” in Siria

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“Appena due anni fa, quando mi sono insediato, l’Isis controllava oltre 20 mila miglia quadrate (52 mila kmq) in Siria e in Iraq. Oggi abbiamo liberato virtualmente tutto il territorio dalla presa di questi mostri sanguinari”, ha detto nei giorni scorsi Donald Trump  ricordando che il 99% dei territori occupati dal Califfato sono stati liberati e che il restante 1% sarà liberato entro una settimana.

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Mentre Trump, parlando del ritiro delle forze Usa da Siria e dall’Afghanistan affermava che gli USA non dovranno più combattere “guerre infinite”, le milizie curde sono impegnate a stanare gli ultimi combattenti dell’Isis e a dare la caccia al Califfo Abu Bakr al-Baghdadi.

Il generale Christopher Ghika, vice capo della Coalizione a guida statunitense, ha annunciato la liberazione di “circa il 99,5%” di quello che nel 2014 era un territorio grande quasi come la Gran Bretagna.

I jihadisti sono adesso asserragliati vicino al villaggio di Baghouz, e “tentano la fuga mischiandosi ai civili che cercano riparo dalle battaglie in corso”.Ma queste tattiche sono inutili, i nostro partner siriani sono concentrati su loro, ovunque si nascondano,e quelli iracheni hanno sigillato il confine”

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Anche ieri intensi raid aerei della Coalizione sono stati compiuti nella zona ancora in mano allo Stato islamico nel sud-est della Siria, secondo quanto riferito dall’ Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus, ong con sede a Londra vicina ai ribelli moderati anti-Assad).

I bombardamenti sostengono l’avanzata di terra delle milizie curde e arabe delle Forze Democratiche Siriane (FDS) contro le ultime centinaia di miliziani asserragliati tra l’Eufrate e il confine iracheno.

Secondo le FDS è di appena due chilometri quadrati il territorio che l’Isis controlla attualmente intorno ai villaggi di Baguz e Baguz al-Fuqani, situati sulla riva orientale del fiume.

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Un’area ristretta in cui sarebbe però in corso una battaglia durissima. A difesa delle roccaforti, ha spiegato il portavoce curdo Mustafa Bali all’Associated Press, “sono rimasti i jihadisti con più esperienza”.

Quanto alla caccia al leader dell’Isis (ammesso che sia ancora vivo e si trovi ancora in Siria) fonti irachene riferiscono che i Navy Seal statunitensi sono entrati in azione nei pressi del villaggio siriano di Abu Kamal al confine con l’Iraq per braccare Abu Bakr Al Baghdadi.

Lo ha riferito al quotidiano al-Araby un alto ufficiale iracheno secondo cui le forze speciali Usa sono entrate nella zona dal Kurdistan iracheno la settimana scorsa – appoggiati delle FDS, dopo aver localizzato la posizione in cui si troverebbe il Califfo.

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I militari stanno setacciando un’area di dieci chilometri quadrati, a sud di Deir Ezzor, nella valle dell’Eufrate, la stessa dove secondo le fonti del Times sarebbero tenuti in ostaggio l’italiano padre Paolo Dall’ Oglio e il giornalista britannico John Cantlie (nella foto sotto).

La fonte ha spiegato che nel reparto americano ci sarebbero anche alcuni veterani dell’ operazione di Abottabbad,in Pakistan, dove nel maggio 2011 venne ucciso Osama bin Laden, il leader di Al Qaeda.

“Secondo le informazioni che abbiamo, le forze statunitensi hanno ordine di prendere vivo al- Baghdadi che negli ultimi 18 mesi, riporta il Guardian citando intelligence irachene ed europee, avrebbe trovato rifugio tra Abu Kamal, al confine tra Siria e Iraq, e la stessa Shirkat, a sud di Mosul.

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Meno ottimismo circa la fine imminente della guerra allo Stato Islamico in Siria lo esprime invece un rapporto dell’ONU secondo cui l’Isis non è stato sconfitto in Siria e continua a costituire la più “significativa” minaccia alla sicurezza e alla pace regionale fra tutti i gruppi terroristi presenti sul territorio.

Secondo quanto afferma un documento elaborato dal gruppo di monitoraggio delle sanzioni alla Siria, presentato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, fra Siria e Iraq ad oggi vi sono fra i 14mila e i 18mila combattenti attivi, fra i quali anche 3mila estremisti di origine straniera. “L’Isis non è stata sconfitta – spiega il documento – ma resta sotto una intensa pressione militare”. Daesh “ha evidenziato una determinazione a resistere e la capacità di contrattaccare”.

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Il gruppo di osservatori dell’Onu ricorda che lo Stato islamico, più di al-Qaeda e di altri movimenti jihadisti, rappresenta “la più grave minaccia” per la regione. Il Califfato “compie più di ogni altro attività terroriste” e per questo “resta sempre la più grave minaccia”. Avendo perso gran parte del proprio territorio nell’ultimo anno, esso opera oggi come una rete sotto copertura alla cui guida resta saldo in sella Abu Bakr al-Baghdad (dato più volte per morto in passato).

Pur essendo ridotta di molto, la leadership dell’Isis “sta trasferendo gran parte dei combattenti in Iraq” per unirsi alla rete locale; l’obiettivo è quello di “sopravvivere, consolidarsi e risorgere in quest’area chiave”. “In caso di successo – conclude il rapporto – l’Isis potrebbe dare un nuovo impulso alla propria attività, indirizzandosi verso operazioni terroristiche esterne”. Un nuovo allarme anche per l’Europa.

@GianandreaGaian

Foto:  FDS, AFP, Stato Islamico e US DoD

 

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Bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Attualmente collabora con i quotidiani Il Mattino, Il Messaggero, Libero e Il Corriere del Ticino, con università e istituti di formazione militari ed è opinionista delle reti TV e radiofoniche RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7, Capital e Radio24. Ha scritto "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" ed è coautore di "Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”.

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