Kim lancia missili e razzi per rilanciare il negoziato con gli USA

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La Corea del Nord ha lanciato il mattino del 4 maggio una “raffica di proiettili” (come li ha definiti Seul) della gittata di 70-200 chilometri nel mar del Giappone. Una serie di lanci partita dalla città costiera di Wonsan, hanno detto i militari di Seul, parlando prima di missili e poi correggendo il tiro con l’ipotesi sull’ utilizzo di lanciatori multipli di razzi.

Gli Stati Uniti che, tramite la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, hanno fatto sapere di “monitorare la situazione e analizzare le caratteristiche dei razzi” come del resto hanno fatto anche i militari di Seul e Tokyo.

In seguito è emerso che almeno uno degli ordigni lanciati in mare fosse un missile balistico a breve raggio Hwasong 16, un’arma a combustibile solido paragonata al russo Iskander capace di montare una testata nucleare e colpire qualsiasi parte della Corea del Sud.

Lo scopo dei test missilistici nordcoreani “era quello di valutare e verificare le prestazioni e la precisione dei lanciamissili a lunga gittata di grosso calibro e delle armi guidate tattiche”, ha riferito l’agenzia d’informazione statale nordcoreana. Il lancio dei missili, sottolinea l’agenzia, è stato coordinato personalmente dal leader Kim Jong-un.

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La stampa ufficiale nordcoreana ha fornito i dettagli e mostrato le foto di Kim che assisteva alle esercitazioni. In una delle foto Kim appare, molto felice, che indica un’immagine che mostra uno dei proiettili in mare, mentre viene applaudito dai presenti. Le immagini sono state pubblicate sia dall’agenzia nordcoreana KCNA che dal giornale ufficiale Rodong.

I test militari sono stati interpretati da alcuni osservatori come un segnale d’insofferenza del leader Kim Jong-un per lo stallo nei negoziati con gli Usa sulla denuclearizzazione. Secondo Seul il test ha violato un accordo militare siglato dalle due Coree a Pyongyang l’anno scorso e questo è motivo di “una grande preoccupazione”.

Secondo alcuni analisti del Nord, il test non viola la moratoria dei test sui missili autoimposta di Kim Jong Un che si applicava solo ai missili balistici intercontinentali o a raggio intermedio. La penisola di Hodo è già stata utilizzata nel 2016 anche pe un test di missili balistici Musudan/Hwasong.

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Si tratta della seconda provocazione del leader nordcoreano Kim Jong-un il vertice di Hanoi del febbraio scorso, in Vietnam, con il presidente americano Donald Trump. Kim, lo scorso 17 aprile ha annunciato di aver supervisionato il test di “una nuova arma tattica”, definendo l’evento “di grande importanza”. Aveva inoltre definito ostile l’atteggiamento Usa ad Hanoi minacciando azioni “corrispondenti”.

Quello del 4 maggio è il primo lancio di missili da parte della Corea del Nord da oltre un anno se si considera che l’ultimo test risale al novembre del 2017. All’’inizio di questa settimana il vice ministro degli Esteri nordcoreano Choe Son Hui aveva minacciato “esiti indesiderati” se Washington non avesse cambiato rotta sulle sanzioni economiche.

Il test arriva all’ indomani del monito del ministro degli Esteri di Seul, Kang Kyung-wha, che aveva chiesto a Pyongyang “una denuclearizzazione visibile, concreta e sostenibile” in cambio di un allentamento delle sanzioni.

Tiepida invece la reazione della Casa Bianca. “Tutto è possibile in questo mondo ma credo che Kim Jong-un sia consapevole appieno del grande potenziale economico della Corea del Nord e non farà nulla per interferire o disperderlo” ha twittato Donald Trump, “Lui sa anche che sono dalla sua parte e non vuole rompere la promessa che ha fatto. L’accordo si farà!”, ha aggiunto il presidente.

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Aperture anche dal premier giapponese Shinzo Abe che si è detto disposto a incontrare il leader nordcoreano, Kim Jong Un, senza precondizioni. Lo ha ribadito lo stesso Abe durante una conversazione telefonica con il presidente Usa Donald Trump, nella tarda serata di lunedì.

Precedentemente Abe aveva detto che un vertice sarebbe stato possibile solo se fosse utile a far luce sulla vicenda dei cittadini nipponici rapiti dal regime di Pyongyang, una questione che l’esecutivo definisce ancora una priorità.

La posizione del leader conservatore, tuttavia – secondo i media nipponici – è cambiata in seguito all’ incontro con il presidente russo Vladimir Putin.

“Cercherò ogni opportunità disponibile per risolvere il caso, che ad oggi non consente ai due Paesi di normalizzare le relazioni diplomatiche”, ha precisato Abe. Il governo di Tokyo ritiene la Corea del Nord responsabile del rapimento di almeno17 cittadini nipponici tra il 1970 e gli anni ‘ 80 per motivi di spionaggio, e sospetta che i servizi segreti del regime di Pyongyang siano coinvolti in altri casi legati a sparizioni mai risolte. Cinque furono rilasciati nel 2002, e gli altri 12 risultano ancora dispersi.

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Kim, che ha incontrato a fine aprile il presidente russo Vladimir Putin a Vladivostok, ha espresso interesse a un terzo summit con Trump a patto che gli Usa adottino “decisioni coraggiose”, abrogando o attenuando e sanzioni economiche a Pyongyang.

E a Putin avrebbe chiesto di ribadire la sua posizione agli Usa. La telefonata di venerdì scorso tra Trump e Putin sembra aver evidenziato che la Casa Bianca vorrebbe che la Russia continui a esercitare la pressione su Kim per la denuclearizzazione della Corea del Nord.

Sia Kim che Trump devono affrontare contestazioni interne per aver accettato di negoziare col nemico. Per questo l’impressione è che entrambi abbiano bisogno di indurre la controparte a compiere “il primo passo” tenuto conto che Pyongyang condiziona il proprio disarmo atomico con la denuclearizzazione dell’intera Penisola Coreana, con un chiaro riferimento alle capacità nucleari statunitensi.

Foto AP e KCNA

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Attualmente collabora con i quotidiani Il Mattino, Il Messaggero, Libero e Il Corriere del Ticino, con università e istituti di formazione militari ed è opinionista delle reti TV e radiofoniche RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7, Capital e Radio24. Ha scritto "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" ed è coautore di "Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”.

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