Gli Emirati apriranno una base in Niger al confine libico

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Sarebbero ormai in dirittura d’arrivo le trattative tra gli Emirati Arabi Uniti (EAU) e il Niger per consentire alle forze militari di Abu Dhabi di costruire una base operativa sul confine settentrionale del Niger al confine con l’Algeria e la Libia.

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Lo ha reso noto un articolo di Mondafrique che sottolinea come l’operazione sia ad alto rischio per il presidente nigerino Mahamadou Issoufou (nella foto a sinistra) che “mette così piede nel pantano libico” alleandosi di fatto con il generale Khalifa Haftar, attualmente impegnato nella battaglia per Tripoli contro le forze del Governo di Accordo Nazionale (GNA) Fayez Sarraj appoggiato dall’ONU.

In realtà la base emiratina in Niger sembra suggellare il controllo del confine con Libia, Ciad e Algeria, crocevia di traffici illeciti (armi, droga ed esseri umani) dopo che il 12 marzo l’Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar aveva completato la campagna-lampo di conquista del Fezzan occupando la cittadina di el-Gatrun, al centro delle piste desertiche che collegano la Libia al Niger e al Ciad.

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Una posizione strategica per pattugliare i confini e monitorare i traffici illeciti, che presto troverà sponda in territorio nigerino nella base degli Emirati, alleati di ferro di Haftar.

Molti osservatori concordano nel ritenere che a convincere il governo nigerino a concedere la base ad Abu Dhabi abbiano contribuito le generose offerte di denaro emiratine, ancor più influenti se si tiene conto che il Niger è tra gli Stati più poveri del mondo.

Il presidente Issoufou aveva inizialmente manifestato la sua riluttanza a un accordo con gli Emirati Arabi Uniti, anche perché Niamey aveva rifiutato di installare nella zona di confine con la Libia una base militare italiana.

General Khalifa Haftar speaks during a news conference at a sports club in Abyar, a small town to the east of Benghazi. May 17, 2014. The self-declared Libyan National Army led by a renegade general told civilians on Saturday to leave parts of Benghazi before it launched a fresh attack on Islamist militants, a day after dozens were killed in the worst clashes in the city for months. Families could be seen packing up and driving away from western districts of the port city where Islamist militants and LNA forces led by retired General Haftar fought for hours on Friday, killing at least 43 people. REUTERS/Esam Omran Al-Fetori (LIBYA - Tags: CIVIL UNREST MILITARY POLITICS)

Del resto è ancora vivo il ricordo delle difficoltà affrontate da Roma per poter insediare la sua base a Niamey dove circa 200 militari effettuano corsi d’addestramento per i militari nigerini.

Secondo quanto scrive il North Africa Post, accettando la proposta degli EAU, il governo nigerino si è di fatto schierato nel conflitto libico dalla parte di Haftar (nella foto a lato) e avrebbe respinto la richiesta dell’Italia di posizionare forze militari nella base franco-nigerina di Fort Madama per monitorare e reprimere i traffici di immigrati clandestini proprio perché Roma in Libia sostiene apertamente il GNA, pur mantenendo ottimi rapporti anche con Haftar.

Una interpretazione forse un po’ troppo schematica ma è indubbio che gli emiratini abbiano avuto successo con Niamey pur essendo “scesi in campo” molto tempo dopo gli italiani, grazie alla promessa di aiuti economici e al supporto dell’Arabia Saudita, molto influente in Niger.

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La nuova base emiratina, un’altra è stata istituita da tre anni in Cirenaica, all’aeroporto di al-Khadim, vicino a Bengasi (nella foto a sinistra) rientra nel confronto che si combatte ormai da anni in Nord Africa, Sahel e Medio Oriente tra il fronte legato alla Fratellanza Musulmana, movimento sostenuto da Turchia e Qatar (sponsor in Libia del GNA) e l’asse Egitto – Arabia Saudita – EAU, che in Libia sostengono Haftar.

Con l’arrivo delle truppe degli Emirati, saliranno a 5 gli Stati che schierano forze militari in Niger: Francia, Germania, Italia e Stati Uniti, questi ultimi presenti non solo a Niamey ma anche nella base di Agadez destinata ad aerei, droni e forze speciali (già da tempo attivi in Niger) per ristrutturare la quale l’Africa Command ha investito 100 milioni di dollari.

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Una presenza che da un lato contribuisce alla traballante stabilità del Niger ma dall’altro alimenta dure critiche delle opposizioni al governo, che contestano l’eccessiva presenza straniera nel paese e ora lo sbilanciamento nella crisi libica a favore di Haftar e dei suoi alleati.

In aggiunta, viene rimproverato alla presidenza nigerina di aver gestito la trattativa con Abu Dhabi in assoluta segretezza, senza informarne il Parlamento.

Non sono ancora noti i dettagli dell’operazione, né quando l’accordo bilaterale verrà ratificato né in quanto tempo e in quale luogo preciso verrà istituita la base emiratina, né tanto meno quale tipologia di forze vi verrebbe schierate.

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Ipoteticamente il contesto operativo prevederebbe la presenza di droni come i cinesi Wing Loong già presenti ad al-Khadim  (nella foto a lato) fanteria leggera oltre ad elicotteri e aerei cargo per gestire le complesse esigenze operative e di supporto logistico.

Gli EAU continuano così ad espandere il loro ruolo di potenza regionale tra Africa e Medio Oriente dove dispongono di basi anche ad Aden (Yemen), Somaliland ed Eritrea oltre a quella citata in Libia.

La base emiratina non costituirebbe necessariamente un ostacolo agli interessi italiani. Anzi, i militari arabi con i moderni mezzi hi-tech a loro disposizione, sono in grado di aiutare le truppe di Haftar al di là del confine a monitorare o addirittura sigillare il confine bloccando i flussi migratori illegali già decisamente ridottisi negli ultimi due anni.

@GianandreaGaian

Foto: Reuters, AP, AFP e CNES/Airbus DS

 

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Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”. Dall’agosto 2018 al settembre 2019 ha ricoperto l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno.

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