Entro settembre l’intesa Usa-Talebani per la pace in Afghanistan?

In this photograph taken on October 9, 2016, Afghan National Army commandos take position during a military operation in Helmand province.
 / AFP PHOTO / NOOR MOHAMMAD

A Doha, in Qatar, nel settimo incontro tra negoziatori americani e talebani, iniziato il giorno 29 giugno, le parti hanno cercato di finalizzare un accordo quadro raggiunto a gennaio che include un calendario per il ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan, un cessate il fuoco e una garanzia da parte dei talebani di non consentire a gruppi stranieri di utilizzare il paese come base di partenza per attacchi globali.

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Il negoziatore principale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, ha dichiarato che quest’ultimo round dei colloqui USA-Talebani “è il più produttivo di tutti quelli avuti finora“, mentre rivolgendosi a un forum della Georgetown University ha detto: “non stiamo cercando un accordo di ritiro, stiamo cercando un accordo di pace”.

In questo momento le due parti sono divise sui tempi del ritiro, con gli Stati Uniti che cercano di allungare i tempi fino a 18 mesi.

I colloqui si sono interrotti il 7 luglio per due giorni per permettere lo svolgimento di un incontro intra-afghano a cui hanno partecipato circa 70 persone tra cui esponenti politici, funzionari governativi e donne e gruppi della società.

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All’incontro sarebbe stato concordato che nell’Afghanistan post-bellico ci sarà un sistema legale islamico, i diritti delle donne “all’interno della cornice islamica dei valori islamici” verranno protetti e sarà garantito l’uguaglianza per tutti i gruppi etnici.

Hanno concordato uno schema di base per negoziare un futuro politico e ridurre le vittime civili. Fino a questa settimana, i talebani avevano rifiutato di incontrare il governo afgano, che descrivevano come un regime fantoccio americano.

Khalilzad ha detto che non appena i colloqui tra Stati Uniti e talebani saranno giunti a termine, entro il 1° settembre, si aprirebbero le porte a negoziazioni più difficili.

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Si dovranno definire i dettagli di come sarà il sistema islamico, quali riforme costituzionali saranno fatte e cosa ne sarà delle molte milizie locali affiliate ai potenti signori della guerra del paese. Questi colloqui dovrebbero anche affrontare il modo in cui i diritti delle donne rientrano nella definizione dei “valori islamici”.

Le ultime dichiarazioni fatte dal presidente americano, Trump, rafforzano il desiderio di lasciare l’Afghanistan e porre fine ad una guerra che li ha visti coinvolti negli ultimi 18 anni, il conflitto più lungo nella storia degli USA.

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Analisti e afgani sono scettici sui tempi di un accordo globale tra Stati Uniti e talebani pronto entro settembre, come aveva auspicato il mese scorso, durante la visita a Kabul il segretario di Stato americano, Mike Pompeo.

Ritirare troppo presto le truppe americane dall’Afghanistan sarebbe un “errore strategico”, ha detto in questi giorni il generale Mark A. Milley, evidenziando chiaramente la posizione del Pentagono.

Più di 45.000 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi nel conflitto negli ultimi cinque anni. Solo nei primi tre mesi di quest’anno, secondo l’Onu, sono stati uccisi 581 civili e quasi 1.200 feriti.

 

Un riepilogo

Gli Stati Uniti guidano una coalizione di oltre 100 paesi e organizzazioni che forniscono assistenza all’Afghanistan. Gli Stati Uniti e altri 30 altri paesi forniscono supporto finanziario all’ANDSF (Afghan National Defense and Security Forces). La comunità internazionale nel 2019 ha messo a disposizione per l’ANDSF quasi 5 miliardi di dollari, per la maggior parte finanziati dagli Stati Uniti.

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Le forze armate Usa sono in Afghanistan da poco dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Nel 2003, la NATO ha assunto la guida della missione della Forza Internazionale di Assistenza alla Sicurezza (ISAF), autorizzata dalle Nazioni Unite.

In un momento particolare, la missione ISAF è arrivata a comprendere oltre 130.000 soldati provenienti da 51 nazioni della NATO e dei paesi partner. I livelli di forza degli Stati Uniti hanno raggiunto il picco di circa 100.000 militari nel 2011 iniziando a diminuire le presenze dall’anno successivo.

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Dal 2001 sono morti più di 2.400 militari statunitensi in Afghanistan e oltre 20.000 sono stati feriti, Le perdite degli Stati Uniti in Afghanistan hanno raggiunto il picco di 499 nel 2010 e sono diminuitedrasticamente dopo gennaio 2015, quando le forze afghane si sono assunte la piena responsabilità delle operazioni di combattimento contro i talebani.

L’ISAF si è ufficialmente conclusa il 31 dicembre 2014, con l’ANDSF che ha assunto la piena responsabilità per la sicurezza in Afghanistan il 1 ° gennaio 2015, quando gli Stati Uniti e la NATO hanno formalmente concluso il loro ruolo di combattimento in Afghanistan.

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Il 1° gennaio 2015, la NATO ha lanciato la Resolute Support Mission (RSM), una missione di non combattimento incentrata sull’addestramento, consulenza e assistenza al supporto dell’ ANDSF.

Oltre agli Stati Uniti, ci sono 39 alleati della NATO e nazioni partner che forniscono truppe alla RSM e aiutano le forze afgane a diventare più efficaci, professionali e sostenibili. L’accordo bilaterale (Bilateral Security Agreement) è un accordo sullo status delle forze della NATO, firmato a settembre 2014, che fornisce la base giuridica per la permanenza delle forze americane e della NATO in Afghanistan.

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Gli Stati Uniti hanno circa 14.000 soldati in Afghanistan impegnati in due missioni: una missione bilaterale anti-terrorismo in cooperazione con le forze afghane; e la partecipazione alla RSM. Le truppe statunitensi in Afghanistan servono insieme ai quasi 8.000 soldati provenienti da alleati e partner della NATO.

Le forze degli Stati Uniti continuano a disgregare e a degradare le operazioni dei talebani, le attività dell’ISIS-K (Stato Islamico-Khorasan) e di al-Qaeda in Afghanistan, attraverso operazioni congiunte con le forze afghane, nonché operazioni unilaterali.

Gli Stati Uniti sono impegnati a mantenere la pressione militare sui talebani per invertire le loro conquiste sul campo di battaglia e influire sul tavolo dei negoziati. Inoltre, la lotta contro ISIS-K e quello che rimane di al-Qaeda continua a essere una priorità per gli Stati Uniti.

Foto: Isaf, US DoD, ANDSF, AP e UK MoD

 

Nato a Cassino nel 1961, militare in congedo, laureato in Scienze Organizzative e Gestionali. Si occupa di Country Analysis. Autore del Blog 38esimoparallelo.com, collabora con il Think Tank internazionale “Il Nodo di Gordio”. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su “Il Giornale.it", “Affari Internazionali”, “Geopolitical Review”, “L’Opinione”, “Geopolitica.info”.

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