L’incendio nel Vector, il centro di ricerche russo su virus e biotecnologie

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Un altro incidente in una delicata installazione strateguca russa. Un incendio è scoppiato nella giornata di lunedì 16 settembre al quinto piano di un edificio del Vector, il Centro di Ricerca Statale per la Virologia e la Biotecnologia (State Research Center of Virology and Biotechnology) di Koltsovo, nella regione di Novosibirsk in Siberia, Russia.

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Le fiamme sarebbero divampate in seguito all’esplosione di una bombola di gas all’interno di un locale per la decontaminazione mentre erano in corso lavori di riparazione e manutenzione programmata. Nell’incidente un operaio ha riportato ustioni di terzo grado ed è ricoverato in un reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Koltsovo.

Centro di eccellenza internazionale in campo microbiologico, il Vector fu sede durante la Guerra Fredda del programma militare sovietico per lo sviluppo di armi biologiche.

Il laboratorio, oggi impegnato nella ricerca scientifica su vaccini e terapie atte a contrastare malattie infettive emergenti, mantiene nei suoi freezer una collezione di patogeni fra i più pericolosi e virulenti, tra cui figurano ceppi di virus quali Ebola, Marburg, Influenza aviaria e suina.

Insieme al laboratorio statunitense dei Centers for Disease Prevention and Control (CDC) di Atlanta,  il Vector è inoltre uno dei due luoghi al mondo in cui sono conservati gli unici campioni ufficialmente rimasti del virus del Vaiolo, dal 1980 ritenuto eradicato nel resto del pianeta.

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Protetto da un’installazione militare e sottoposto a periodiche ispezioni, il Vector aveva nel 2016 ottenuto una valutazione positiva da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle misure messe in atto per garantire la sicurezza nello stoccaggio dei campioni e nelle attività di ricerca, dichiarate all’altezza degli standard internazionali.

Tuttavia, seppur estremamente rari in laboratori di massimo contenimento biologico, incidenti a carico del personale risultanti nell’esposizione ad agenti patogeni si sono già verificati in passato, al Vector come altrove.

Nel 2004, la ricercatrice Antonina Presnyakova morì in seguito alla puntura accidentale con un ago infetto da virus Ebola, e nel 1988 lo scienziato Nikolai Ustinov sarebbe rimasto vittima di un’analoga contaminazione con il virus Marburg.

Fortunatamente, secondo quanto riportato in una nota ufficiale pubblicata dall’istituto nelle pagine del suo sito web, l’incendio di lunedì scorso non ha interessato ambienti in cui venivano condotti esperimenti o erano conservati campioni biologici, fugando le preoccupazioni sulla possibilità di rilascio degli stessi. In linea con questo messaggio, il sindaco di Koltsovo Nikolai Krasnikov ha voluto rassicurare la popolazione locale dichiarando che nessun agente biologico è stato immesso nell’ambiente in seguito all’esplosione o all’incendio ad essa seguito.

Fonti: CNN, BBC, TIME, The Moscow Times, http://www.vector.nsc.ru/news/568/

Foto Siberian Times

 

Laurea con lode in Scienze Biologiche all'Università di Cagliari, dottorato di ricerca in Microbiologia medica e Immunologia alla Facoltà di Medicina dell'Università di Roma Tor Vergata, è ricercatore presso il Max Planck Institute of Biochemistry di Monaco di Baviera. Da oltre dieci anni svolge ricerche sulla biologia molecolare e strutturale dei virus Ebola e Marburg, per cui ha ricevuto premi e riconoscimenti internazionali. E' autore di diverse pubblicazioni scientifiche sui meccanismi di replicazione e inibizione della risposta immunitaria di questi virus e sullo sviluppo di agenti antivirali atti a contrastarli.

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