Panzer General

Guderian cop

La Blitzkrieg ha segnato in modo indelebile un nuovo modo di dare battaglia; le truppe corazzate, la cooperazione con l’Aviazione, il movimento veloce possono essere sintetizzati in un nome: il Generale Heinz Guderian, “Der Schnelle Heinz”.

Heinz Guderian, figlio d’arte, iniziò la Scuola Militare già all’età di otto anni, dimostrando un grande interesse per la tecnica e le nuove invenzioni, e si classificò sempre tra i primi del suo corso. Ricevette la prima lezione sulla mobilità nel 1906, servendo nel Reggimento Jäger (fanteria leggera) che suo padre comandava; le necessità operative degli Jäger obbligavano queste truppe ad un equipaggiamento leggero per spostarsi rapidamente da un settore del campo di battaglia a un altro. Appresa la lezione, il giovane Ufficiale fece della mobilità uno dei fondamenti della sua futura dottrina.

Dopo mesi di intensa preparazione nel 1913 Guderian entrò nella selettiva Kriegsakademie, la scuola per addestrare gli ufficiali dello Stato Maggiore prussiano, risultando tra i migliori del suo corso.

Il sistema delle scuole militari frequentate da Guderian stimolava negli studenti una sete di conoscenza e forniva loro gli strumenti mentali per un pensiero critico. Al contrario della visione fornita da alcuni storici, i Prussiani non erano interessati a creare “robot” che obbedissero secondo i dettami della cosiddetta “Kadavergehorsam”; in realtà il sistema scolastico educava gli allievi al rispetto dell’autorità, al patriottismo, all’idealismo, incoraggiando nello stesso tempo differenti opinioni ed idee. La vivissima intelligenza di Guderian poteva esprimersi al meglio in un tale contesto, dimostrando una grande flessibilità mentale ed un sano scetticismo nei riguardi del pensiero dell’establishment militare, elementi che permeano tutta la sua carriera militare.

La sua grande passione per la tecnica lo portò ad essere impiegato in una unità delle trasmissioni inquadrata in una Divisione di Cavalleria, a quel tempo l’unica unità mobile della Heer. L’esperienza di prima mano gli permise di estrapolare due concetti basilari: la flessibilità logistica necessaria a spostare grandi unità attraverso un terreno a volte arduo e che tale mobilità presupponeva una coordinazione con una rete delle trasmissioni radio accurata e diffusa fino alle minori unità.

Quando la sua unità fu travolta per manifesta incapacità del Comandante della Divisione, Guderian scrisse un rapporto tranciante sul suo superiore. Questo fatto è stato citato come prova di un carattere irruento e ribelle, un semplice Tenente che giudica il suo Comandante di Divisione!

In realtà, nello Stato Maggiore prussiano era concessa molta libertà di pensiero e le critiche venivano sollecitate anche alla fine di lezioni od esercitazioni. Esisteva un modus operandi per cui il Capo di uno Stato Maggiore condivideva la responsabilità per le decisioni prese dal proprio Generale Comandante e poteva inoltrare un rapporto nel caso in cui egli disapprovasse il suo comandante. Questa prassi fu eliminata da un ordine di Hitler nel 1938.

Guderian, invece di avere la carriera militare rovinata, seppe poco tempo dopo che il Comandante di Divisione era stato messo a riposo per manifesta incapacità.

Nel primo dopoguerra continuò la carriera nello Stato Maggiore (Truppenamt) nella Reichswehr; in questo periodo ricevette numerose assegnazioni che gli diedero una grande esperienza in diversi incarichi e specialità militari, ma soprattutto studiò con passione l’impiego dei carri armati nella prima guerra mondiale e, forte della sua profonda conoscenza della lingua inglese e francese, lesse i libri dei più famosi autori sull’argomento, diventando uno dei maggiori studiosi della battaglia di Cambrai del novembre 1917, la prima con largo uso di carri armati.

Tenne conferenze alla Scuola di Guerra a Berlino, scrisse numerosi articoli sulla stampa, sui periodici militari e, ironicamente, a causa della sua grande passione diventò un esperto delle tattiche dei carri senza esservi mai entrato.

La sua idea sviluppata già dall’inizio degli anni trenta era rivoluzionaria per quei tempi: nei combattimenti di truppe corazzate vedeva concentramenti di forza in un punto presso cui sfondare, ma le unità carri dovevano essere integrate da reparti almeno motorizzati di fanteria, artiglieria e genio, in modo da poter fornire il necessario supporto e sicurezza sui fianchi alle più avanzate punte corazzate, dando profondità ai movimenti dei carri. Proprio per questo pensiero molti alti ufficiali rimanevano scettici, trovando le sue idee troppo rischiose, a volte radicali: furono la sua persistenza e la sua visione del futuro che ebbero la meglio.

Le sue capacità non erano solo teoriche, infatti Hitler nel 1938 nominò Guderian comandante di un Corpo d’Armata corazzato, suscitando invidie in molti ufficiali che erano più anziani di lui. Il Generale Erich von Manstein, che chiamava Guderian “il nostro migliore cervello alle operazioni”, prima della campagna di Francia suggerì allo Stato Maggiore che fosse Guderian a passare tra le montagne e i boschi nelle foreste delle Ardenne, lo riteneva l’unico in grado di compiere quello sfondamento.

Nel comando sul campo Guderian dimostrò sempre un grande coraggio personale: volle guidare le truppe non da un comando nelle retrovie, ma si mise dentro un veicolo corazzato e con quello accompagnò le formazioni Panzer nella campagna di Polonia e quella di Francia. Egli riteneva che un comandante dovesse essere sempre in grado di osservare personalmente e comprendere la situazione, potendo così decidere rapidamente e dare ordini appropriati.

Amava dire che “il Comandante deve essere sempre davanti ai suoi uomini, altrimenti questi perde tutte le possibilità di comandare. I soldati devono poter vedere il loro generale”. Viveva da soldato in mezzo ai suoi soldati, i suoi uomini semplicemente lo adoravano.

Conoscendo l’importanza delle trasmissioni, Guderian arrivava a richiedere i migliori veicoli comando e più moderni sistemi di comunicazione, avendo sempre cura di lasciare a distanza un Posto Comando in grado di comunicare gli ordini soprattutto ai fianchi e nelle retrovie, dimostrando di non essere solo un valente teorico, ma un ufficiale esperto di tutti gli aspetti della vita di un soldato sul campo di battaglia.

Secondo il parere diffuso nello Stato Maggiore, sarebbe stato già un successo arrivare a creare una testa di ponte attraversando il fiume Mosa, ma la visione strategica di Guderian fu sempre quella della sconfitta delle forze alleate per cui la sua brillante avanzata, senza nessuna esitazione, vittoriosa, tolse ogni esitazione a Hitler e trascinò anche lo OKW nella conduzione di una campagna che fece la Storia.

Guderian assumeva dei rischi calcolati, ma la sua conduzione coraggiosa sembrava fin troppo temeraria alle alte gerarchie e questo gli valse rimproveri; anche il Feldmaresciallo Günther von Kluge nel 1941, prima dell’attraversamento del fiume Dnieper, disse a Guderian “le vostre operazioni sono sempre appese ad un filo”. Queste considerazioni di avventatezza, mai suffragate dai fatti, ed il grandioso successo indussero i suoi nervosi superiori a fermarlo una volta arrivato alla Manica e gli impedirono di distruggere l’esercito inglese a Dunkerque.

Guderian riteneva che la franchezza fosse una dote anche nei confronti dei superiori, così nei numerosi contatti che ebbe con Hitler durante la guerra, con grande onestà intellettuale disse sempre quello che pensava, criticando la condotta militare del Führer; la sua leale sincerità non fu apprezzata e Guderian fu destituito dal comando il 26 dicembre 1941, per ritornare in servizio due anni dopo.

 

Sicuramente Guderian rivoluzionò il modo di fare la guerra: l’idea  di poter coordinare le forze terrestri ed aeree ad agire come un unico maglio, tenendo presente che logistica e sistemi di comunicazione dovevano permettere di operare in maniera indipendente per almeno cinque giorni, lo sfondamento nel centro di gravità prescelto, la rapidità di manovra, arrivare fino alle retrovie usando paura e confusione, con uno più risoluti accerchiamenti delle forze nemiche,  la fulminea decisione nei problemi tattici, sono frutto di una concezione ultramoderna, che senza dubbio ha sconvolto molti contemporanei, ma la sua tecnica e la sua conduzione sul campo di battaglia erano perfettamente aderenti alla sua leadership e al suo stile.

 

L’immagine che la vita esemplare del Generale Guderian ci ha lasciato è quella di un uomo visionario che ha saputo tesaurizzare la passione per le nuove tecnologie accompagnandola con una dottrina rivoluzionaria, consapevole anche di andare contro il pensiero comune delle alte gerarchie militari. La sua perseveranza non avrebbe potuto commutare le sue teorie, i suoi pensieri in realtà senza le grandi capacità del Generale Guderian di saper infondere alle sue truppe le sue stesse visioni e senza aver guidato i suoi Panzer con coraggio personale fino al successo. Il Generale Heinz Guderian ha degnamente guadagnato un posto d’onore nella Storia Militare.

Stefano Basset

 

Dalle origini della Panzerwaffe alle vittorie in Polonia, Francia e Russia fino allo Stato Maggiore di Hitler, le memorie del generale Heinz Guderian, i uno dei creatori della Blitzkrieg. In appendice fotografie, ordini di battaglia, organigrammi e mappe a colori.

 

Heinz Guderian

Panzer General, ricordi di un soldato 

Formato 15×23,

brossura, 506 pagg.

Euro 36,00

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