Rapporto Onu: Pyongyang può imbarcare testate nucleari sui missili balistici

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(aggiornato alle ore 17,40)

La Corea del Nord potrebbe avere sviluppato ordigni nucleari sufficientemente miniaturizzati da essere imbarcati sulle testate dei missili balistici. Lo rivela un rapporto riservato delle Nazioni Unite compilato da un panel di esperti che cita diversi Paesi, secondo cui i sei test nucleari condotti dal regime di Kim Jong-un – l’ultimo dei quali a settembre 2017 – sarebbero probabilmente serviti anche alla miniaturizzazione degli ordigni. Il rapporto, citato dall’agenzia Reuters, è stato sottoposto all’attenzione dei 15 Paesi membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

“La Repubblica Democratica Popolare di Corea sta continuando il suo programma nucleare, inclusa la produzione di uranio altamente arricchito e la costruzione di un reattore ad acqua leggera sperimentale. Uno Stato membro ha stimato che la Repubblica Democratica Popolare di Corea stia continuando la produzione di armi nucleari”, si legge nel rapporto.

La possibilità di miniaturizzazione delle testate nucleari da parte del regime è uno dei fattori di maggiore preoccupazione a livello internazionale. I colloqui per la denuclearizzazione del regime di Kim sono in stallo dopo l’insuccesso del secondo vertice tra il leader nord-coreano e il presidente Usa, Donald Trump, nel febbraio 2019, e il Paese asiatico non sembra intenzionato a procedere verso lo smantellamento del proprio arsenale.

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Proprio nei giorni scorsi, in occasione dell’anniversario della firma della tregua nella guerra di Corea del 1950-1953, il leader nordcoreano Kim Jong-un aveva rivendicato l’importanza del programma nucleare: “Grazie alla nostra deterrenza nucleare efficace ed affidabile la guerra non esisterà più sul nostro territorio e la sicurezza ed il futuro del nostro Stato saranno garantiti per sempre”.

Alcuni vettori balistici della Corea del Nord possono raggiungere gli Stati Uniti e gran parte dell’Europa ma finora molti osservatori avevano espresso dubbi circa la capacità di dotarli di testate nucleari.

Nel 2006 l’Onu ha imposto sanzioni economiche e finanziarie a Pyongyang per arrestare il suo programma nucleare, senza ottenere risultati. Tra il 2018 e il 2019, il presidente Usa Donald Trump ha incontrato tre volte Kim per risolvere la disputa, ma le due parti non hanno trovato un accordo. I nordcoreani non intendono rinunciare al loro arsenale nucleare prima della cancellazione delle sanzioni.

Secondo gli esperti Onu, la Corea del Nord starebbe inoltre violando le sanzioni a cui è sottoposta grazie alle esportazioni illegali via mare di carbone, per quanto interrotte tra la fine di gennaio e il mese di marzo scorsi, per la pandemia di Covid-19. Inoltre, si stima che lo scorso anno il regime abbia raccolto illegalmente due miliardi di dollari grazie al mining illegale di cripto-valute e agli attacchi informatici contro le banche.

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La presentazione del rapporto dell’ONU avviene in un momento delicato per le relazioni tra la Corea del Sud e i suoi vicini.

Già alle prese con le conseguenze economiche dell’epidemia di Covid , Seul sta facendo fronte a un aspro contenzioso col Giappone dopo che la sentenza del tribunale di Daegu impone la vendita forzosa delle proprietà di aziende giapponesi accusate di aver sfruttato il lavoro di sudcoreani durante la Seconda guerra mondiale.

Le aziende in questione, su indicazione esplicita del governo di Tokyo, hanno rifiutato di recepire una sentenza dello scorso anno che impone risarcimenti per gli eredi delle vittime dello “sfruttamento bellico” avvenute durante l’occupazione della Penisola Coreana da parte dell’Impero nipponico. Tokyo sostiene che ogni contenzioso sull’occupazione è stato risolto dal trattato che nel 1965 portò al ripristino delle relazioni bilaterali e al pagamento di ingenti compensazioni versate dal Giappone a Seul.

Seul deve inoltre fare i conti con le difficili trattative con gli Stati Uniti sulla condivisione dei costi di mantenimento delle Forze Usa presenti nel paese asiatico (ok Special Measures Agreement), 28 mila militari con decine di cacciabombardieri e centinaia di carri armati, veicoli da combattimento e artiglieria.

Il dipartimento di Stato Usa ha nominato ieri un nuovo inviato incaricato dei colloqui, Donna Welton, già assistente dell’ambasciatore Usa in Afghanistan, che subentrerà a Jim De Hart e si occuperà anche degli analoghi negoziati circa i costi della presenza militare statunitense in Giappone (Japan Host Nation Support Agreement).

Foto KCNA

 

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