Erdogan mostra i muscoli ai confini, Atene guarda a Parigi per rafforzarsi

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, è tornato a minacciare Atene e a respingere qualsiasi compromesso sui diritti della Turchia sulle ricche riserve energetiche nel Mediterraneo orientale. “Capiranno che la Turchia è abbastanza forte politicamente, economicamente e militarmente da stracciare mappe e documenti immorali”, ha dichiarato Erdogan, riferendosi alle aree di mare che la Grecia e Cipro considerano le loro zone economiche esclusive.

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“Lo capiranno, o attraverso il linguaggio della politica e della diplomazia, oppure sul campo attraverso amare esperienze”, ha avvertito il leader turco in un discorso televisivo. “La Turchia e il popolo turco sono preparati a qualsiasi eventualità e conseguenza”.

Un discorso minaccioso abbinato a una doppia dimostrazione muscolare. A sud forze turche hanno organizzato cinque giorni di esercitazioni interforze nella Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia. Le esercitazioni, che si concluderanno il 10 settembre, si tengono ogni anno e simulano l’invio di rinforzi dalla Turchia per difendere i territori ciprioti della repubblica fedele ad Ankara già presidiata da truppe turche e forze turco-cipriote.

A Nord ovest, lungo i confini terrestri tra Turchia e Grecia sono stati spostati una quarantina di mezzi corazzati ritirati dal confine siriano. La tv filo-governativa A-Haber ha mostrato immagini di camion portacarri con a bordo cingolati trasporto truppe da combattimento FNSS ACV-15. Il convoglio ha lasciato il confine siriano sabato pomeriggio e dovrebbe essere trasferito via treno dal porto di Iskenderun a Edirne.

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Fonti militari precisano che la manovra era già prevista ma se il messaggio intimidatorio che emerge appare chiaro desta qualche perplessità il fatto che per mostrare bandiera al confine greco l’esercito turco abbia dovuto ritirare mezzi da quello siriano.

Notizia che potrebbe indurre a credere che al di là dei numeri impressionanti di mezzi corazzati in servizio (gli ACV15 in servizio dovrebbero essere oltre 2mila), l’esercito di Ankara ne abbia in realtà un numero limitato efficiente. Del resto l’esercito di Ankara è da tempo impegnato su diversi fronti: in Libia a sostegno del governo di Tripoli e in Siria sul fronte nord occidentale della provincia di Idlib e su quello nord orientale del Rojava (il Kurdistan siriano), a cui aggiungere gli impegni militari assunti nell’Iraq settentrionale, più recentemente nell’Egeo e ora a Cipro e sul confine greco.

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Venerdì la Turchia ha accusato la Grecia di evitare il dialogo dopo che il premier greco Kyriakos Mitsotakis (nella foto a lato con Emmanuel Macron) aveva dichiarato che i colloqui mediati dalla Nato per ridurre le tensioni nel Mediterraneo orientale possono essere tenuti solo quando Ankara cesserà le sue “minacce”.

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, attraverso un tweet, ha assicurato che Grecia e Turchia “hanno concordato di impegnarsi in colloqui tecnici”, con l’obiettivo di prevenire ogni nuovo incidente in quest’area del Mediterraneo, dove la nave da ricerche petrolifere Oruc Reis scortata da navi da guerra sono in acque greche dal 10 agosto.

Il ministero degli Esteri greco ha insistito sul fatto che “la distensione avverrà solo con l’immediato ritiro di tutte le navi turche dalla piattaforma continentale greca”. La questione delle risorse energetiche è solo l’ultimo elemento di una rinnovata crisi tra Turchia e Grecia iniziato col tentativo di forzare i confini terrestri greci con ondate di migranti illegali e in seguito con conversione in moschee di molte chiese ortodosse situate in Turchia.

La Grecia sembra voler rafforzare le intese e le alleanze che vedono già Francia, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Cipro e Israele schierate al suo fianco puntando su un sensibile rafforzamento militare.

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Già prima dell’arrivo di 6 caccia F-16 emiratini a Creta (nella foto sopra), circa i quali una finte del ministero della Difesa turco aveva detto a un giornale arabo “non esiteremo ad abbatterli se si avvicineranno alle acque turche o all’area dove opera la Oruc Reis”, la Francia aveva inviato 2 navi militari (una fregata e una LPD) e 2 cacciabombardieri Mirage 2000 in soccorso ad Atene nel Mediterraneo Orientale.

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Il governo greco sta ora valutando di acquistare da Parigi uno squadrone di 12/18 cacciabombardieri Rafale e un paio di fregate lanciamissili stealth da 4500 tonnellate tipo Frégates de Défense et d’Intervention FDI Belharra di Naval Group (nella foto a lato).

Le prime notizie sulle trattative in atto sono state rivelate da fonti governative francesi il 1° settembre ma una proposta effettiva è attesa entro la prossima settimana. I greci schierano dalla fine degli anni ’80 caccia Mirage 2000-5 ed erano interessati al Rafale già da molti anni ma nel 2008 le trattative si arenarono in seguito alla pesante crisi economico-finanziaria che colpì Atene.

Indiscrezioni riferiscono che per velocizzare al massimo le consegne Parigi potrebbe dirottare subito ai greci 8 Rafale già in servizio nell’Armèe de l’Air accelerando la consegna di 10 velivoli nuovi prelevandoli dagli stock in produzione per le stesse forze aeree francesi, aerei che verrebbero poi integrati con la commessa finale di 28 velivoli le cui consegne sono previste nel 2027.

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Anche le due fregate di Naval Group erano state precedentemente in discussione ma la trattativa su bloccò dopo che gli USA offrirono ad Atene 4 Littoral Combat Ship a prezzo conveniente, come ha ricordato il sito d’informazione militare Defense Aerospace.

La Grecia sembra però interessata ad acquisire con le navi e i velivoli francesi anche i missili da crociera Scalp e Scalp Naval o MdcN (nella foto sotto), prodotti da MBDA: fornitura che amplierebbe il raggio d’azione offensivo delle forze aeree e navali greche irritando certamente Ankara.

Nella lista della spesa del “pacchetto francese” vi sarebbero anche i missili aria-aria Mica-NG e gli Aster da difesa aerea imbarcata: quanto serve ad acquisire una discreta superiorità sulle forze turche.

“Stiamo trattando non solo con la Francia per potenziare il nostro strumento militare”, ha dichiarato il 2 settembre all’agenzia di stampa Reuters un funzionario del governo greco che ha escluso siano già state prese decisioni circa acquisti di nuovi mezzi e armi.

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Resta il fatto che il “pacchetto francese” comprendente aerei, navi e i missili elencati potrebbe avere un valore di almeno 3,5 miliardi di euro. Cifra non certo indifferente per i budget greci ma è evidente che Parigi attribuisce a questa fornitura un valore politico e strategico che va al di là delle commesse, certo preziose, per la sua industria della Difesa.

Forse anche nell’ottica di ridurre i costi per Atene fonti dei media greci riferiscono sia allo studio anche l’ipotesi che Parigi ricomperi una parte della quarantina di Mirage 2000-5 greci che i Rafale (nella foto sopra) andrebbero parzialmente a rimpiazzare. Velivoli integrabili nell’Armèe de l’Air (che ne schiera attualmente ancora 70 in prima linea 55 dei quali verranno aggiornati) oppure cedibili da Dassault per l’esportazione o la cannibalizzazione.

Foto: Anadolu, A-Haber tv, Twitter, Presidenza della Repubblica Francese, Ministero della Difesa Francese e Naval Group

 

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