L’Iran punta a rinnovare la difesa aerea: accordo con la Russia per Su-35 e S-400?

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(aggiornato il 6 gennaio alle ore 11,20)

Il giornalista di origine iraniana Babak Taghvaee ha recentemente scritto un articolo sull’Independent Persian in cui ha annunciato che Russia e Iran intendono concludere un accordo ventennale sulla cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa.

In conformità con tale accordo l’Iran dovrebbe acquistare armi da Mosca per un importo di oltre 10 miliardi di dollari tra cui un satellite militare, ben 24 caccia Sukhoi Su-35 e due batterie di sistemi di difesa aerea a lungo raggio S-400.

Secondo Taghvaee i Su-35 oggetto del presente accordo potrebbero addirittura essere i velivoli che dovevano essere destinati all’Egitto.

Sempre più fonti riportano infatti che dei 24 caccia Sukhoi Su-35 ordinati nessun esemplare sia stato effettivamente consegnato in Egitto e che per questo motivo Il Cairo avrebbe deciso di acquistare altri caccia Dassault Rafale.
La pressione degli Stati Uniti per scongiurare la commessa egiziana (come già accaduto per quella indonesiana), è stata molto insistente forte degli aiuti economici che ogni anno Washington fornisce al Cairo per 3 miliardi di dollari inclusi circa 1,7 miliardi di aiuti militari.

Nel 2019 il quotidiano russo Kommersant svelò che la Russia aveva firmato con l’Egitto un contratto del valore stimato di 2 miliardi di dollari per una fornitura di oltre 20 caccia multiruolo Sukhoi Su-35, notizia che causò a quanto pare un trambusto notevole per le minacce di sanzioni statunitensi nei confronti dell’Egitto; quelle stesse sanzioni CAATSA che hanno fatto naufragare   l’ordine indonesiano relativo alla fornitura di 11 Sukhoi Su-35.

Lo scorso giugno fonti affidabili riportavano tuttavia che alcuni esemplari di Su-35 realizzati dalla KnAAPO di Komsomolsk-on-Amur erano stati consegnati all’Aeronautica Militare egiziana, anche se in realtà numerose riprese satellitari dei piazzali della stessa azienda mostravano invece ancora numerosi caccia parcheggiati nei pressi e dotati di livrea mimetica egiziana a due toni di grigio.

S 400 a Latakya

Ad oggi in effetti non esiste in rete una sola foto di un Su-35 con le coccarde egiziane e i dubbi sull’effettiva consegna dei Super Flanker a Il Cairo sono effettivamente più che lecite.

Riguardo l’Iran sono trascorsi più di tre decenni dalla fine della guerra Iran-Iraq eppure i leader della Repubblica Islamica non solo non hanno riconquistato la potenza aerea militare persa a causa della suddetta guerra ma non hanno mostrato nemmeno alcun effettivo interesse a farlo negli ultimi anni.

La dotazione dell’Aeronautica della Repubblica Islamica dell’Iran (IRIAF) è difatti piuttosto datata: la maggior parte della sua flotta aerea è composta da F-14A, F-4 e F-5 di fabbricazione statunitense consegnati tra gli anni ’60 e ’70 durante il regno dello Shah Reza Pahlevi; da allora Teheran ha acquisito MiG-29A dalla Russia e alcuni Dassault Mirage F-1 dell’ex Aeronautica irachena volati oltre confine durante la Guerra del Golfo Persico del 1991.

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Dopo la Guerra Iran-Iraq i rappresentanti sovietici si avvicinarono all’Iran con un’offerta per 72 MiG-29 (nella foto sopra), 24 MiG-31 e 36 Su-24MK ma il paese che tentava di riprendersi dalla logorante guerra riuscì a malapena a racimolare fondi solo per 18 MiG-29 e 12 Su-24MK le cui consegne iniziarono a metà del 1990 quando gli Stati Uniti erano impegnati nella Prima Guerra del Golfo.

Successivamente persino le proposte di vendita da parte di Mosca di caccia intercettori MiG-31, bombardieri Tupolev Tu-22M e due AWACS A-50 fallirono per la pressione degli USA sull’accordo commerciale.

Tra il 2015 e il 2016 (ovvero poco dopo l’accordo sul nucleare), Analisi Difesa ha riferito dell’attenzione di Teheran verso i caccia Sukhoi Su-30MK e Su-30SM ma ogni programma è sfumato senza poi concludersi in un contratto effettivo.

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Tornando al fantomatico accordo russo-iraniano, Taghvaee avrebbe affermato dunque che circa 30 piloti di caccia MiG-29, F-4E e F-14A iraniani sarebbero stati selezionati dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica di Teheran per essere inviati in Russia e iniziare così l’addestramento sui Su-35.

L’autore ha specificato che se l’accordo dovesse essere firmato entro questo mese già dal prossimo febbraio dovrebbe iniziare il programma di formazione mentre la consegna di tutti i 24 Su-35 avverrebbe entro la prima metà del 2022.

A questo proposito va rilevato che l’Iran teme relativamente le sanzioni americane poiché già da tempo nella black list di Washington che di fatto impedisce l’export di greggio iraniano in Occidente.

In secondo luogo lo scorso ottobre in occasione della visita a Mosca del generale Mohammed Bagheri (nella foto sopra), capo di stato maggiore della Difesa, l’Iran avrebbe ricevuto un’offerta per l’acquisto di caccia Su-35 pur senza concludere l’accordo da 3 miliardi di dollari a causa delle difficoltà di bilancio della Difesa di Teheran.

Secondo Taghvaee l’Iran avrebbe quindi offerto di pagare in parte con barili di petrolio, proposta che sarebbe stata accettata da Mosca.

Inoltre, come parte di un accordo di armi da 10 miliardi di dollari, Mosca dovrebbe revisionare 23 caccia MiG-29 e 25 cacciabombardieri di prima linea Sukhoi Su-24MK dell’Aeronautica iraniana.

Taghvaee non vive in Iran essendo esiliato dal paese e quindi ciò che scrive e riporta non ha finora trovato conferme. D’altra parte da Mosca sono state rese note trattative e possibili consegne dei sistemi missilistici S-400 Triumph a nuovi clienti stranieri non meglio specificati che vorrebbero mantenere riservate le trattative per evitare le pressioni di Washington.

 

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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