L’India “congela” il missile ipersonico BrahMos-II

Nuova Delhi sembra ripensarci sulla versione ipersonica del missile indo-russo Brahmos II. Lo sviluppo del nuovo missile ipersonico è stato di fatto congelato e ora si punta su armi d’attacco più massicce ed economicamente vantaggiose.
La ragione è banale ma cruciale: il prezzo di un singolo missile può raggiungere i 12 milioni di dollari, mettendo in dubbio la sensatezza del suo impiego contro obiettivi ordinari.
Questa decisione è anche il risultato di una rivalutazione dell’esperienza di combattimento dell’operazione “Sindoor” dello scorso anno. In quell’occasione, le Forze Armate indiane hanno utilizzato con successo i già esistenti e collaudati missili supersonici BrahMos (il cui costo è stimato tra i 3 e i 4,5 milioni di dollari per unità) e altri mezzi, superando una difesa aerea a scaglioni senza la necessità di ricorrere all’ipersonico.
In altre parole, gli indiani sarebbero probabilmente giunti alla conclusione che l’importante non è la vetrina tecnologica ma il rapporto costo-efficacia che consentirà di condurre campagne prolungate e sferrare attacchi di massa.
Di conseguenza, con questo cambio di strategia, invece di un singolo progetto ipersonico di punta, si sta formando un intero ecosistema di programmi: in primis più economici, ma anche più flessibili e più adatti a scenari di combattimento reali.
Ricordiamo che la velocità prevista del BrahMos-II rientrava tra Mach 6 e 8, mentre la gittata raggiungeva i 1.500 km. Al contempo – come per la controparte supersonica – venivano prese in considerazione piattaforme di lancio sia navali che aeree.
L’ennesimo ripensamento indiano insomma, considerando che le tabelle di marcia del programma, stante alle dichiarazioni rese nel 2020 da Alexander Maksichev, co-direttore della joint venture indo-russa, erano già praticamente disattese.
Maksichev riferiva infatti che il programma della creazione del missile ipersonico BrahMos era divisa in due fasi: la prima prevedeva la creazione di un vettore con una velocità fino Mach 4-5 e con previsione di ultimazione entro il 2024-2025 e la seconda era la realizzazione di un sistema in grado di raggiungere una velocità fino a Mach 6-7 da realizzarsi entro il 2026-2027.
Gli analisti occidentali intravedono però altri motivi dietro lo stop al programma: il rifiuto di Mosca di cedere all’India i segreti tecnologici dei motori scramjet, derivati dal noto missile ipersonico Zircon.
A irrigidire il Cremlino – di solito aperto al trasferimento di tecnologie verso Nuova Delhi – avrebbero contribuito anche anni di stallo nell’export e il recente accordo siglato da Nuova Delhi per ulteriori aerei da combattimento francesi Dassault Rafale, una mossa che potrebbe aver indispettito i russi.
Nonostante lo stallo sul fronte ipersonico, mentre scriviamo giunge notizia che il Segretario alla Difesa indiano ha ufficializzato la firma dell’accordo con il Vietnam per la fornitura dei sistemi missilistici BrahMos.
Le trattative andavano avanti da tempo e si sono concretizzate in un contratto milionario per potenziare le difese navali e marittime di Hanoi, così come avevamo correttamente anticipato nel novembre del 2022.
Foto BrahMos Aerospace
Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli
Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.








