L’UE valuta di ammodernare gli Antonov An-124 ucraini

 

 

Il trasporto aereo strategico rappresenta oggi una criticità settoriale per la difesa europea e occidentale. Gli eventi recenti e le analisi degli esperti confermano infatti quanto la NATO e l’Unione Europea siano fortemente dipendenti da questa capacità. La situazione ha raggiunto un livello critico: pur trattandosi di velivoli basati su progetti con oltre quarant’anni sulle spalle, gli aerei da trasporto pesante continuano a essere impiegati a pieno ritmo proprio mentre le tensioni internazionali continuano ad aumentare.

Al centro del problema c’è la capacità di spostare equipaggiamenti fuori misura su lunghe distanze. Per anni l’Occidente ha fatto affidamento sul programma SALIS e sui colossali Antonov An-124-100 gestiti dall’ucraina Antonov Airlines.

Il velivolo garantisce una portata utile fino a 120 tonnellate, ben superiore alle 70 tonnellate del C-17A Globemaster III americano che rimane oggi l’unica reale alternativa interna all’Alleanza, ma i cui numeri sono ridotti se consideriamo che la versione ammodernata An-124-100M-150 ha una capacità di carico addirittura fino a 150 tonnellate.

Prima del degrado dei rapporti con Mosca, la logistica NATO beneficiava persino dei velivoli russi di Volga-Dnepr, un’opzione tramontata definitivamente nel 2018 con il mancato rinnovo dei contratti e blindata dalle sanzioni seguite all’invasione dell’Ucraina.

Per cercare di emanciparsi la Commissione europea ha avviato nel 2021 il progetto SATOC (Strategic Air Transport for Outsized Cargo), poi evoluto nel maggio 2024 nel programma ESOCA (European eco-System for Outsized Cargo Airlift).

Con il supporto del Fondo Europeo per la Difesa e un investimento iniziale di 20 milioni di euro per lo studio di fattibilità, ESOCA punta a tracciare una tabella di marcia industriale autonoma. Alla cordata partecipano nazioni chiave come Italia, Germania, Francia, Paesi Bassi, Grecia, Finlandia e Polonia, guidate da colossi industriali del calibro di Airbus e Leonardo.

Tentativi di adattare piattaforme esistenti sono già falliti. Tra questi spicca la proposta di Airbus di impiegare il Beluga (A300-600ST) in chiave militare ma il progetto è stato abbandonato nel gennaio 2025: la fusoliera imponente non bastava a compensare il carico utile ridotto (tra le 40 e le 47 tonnellate) e l’assenza di una rampa di carico integrata, elemento indispensabile per la movimentazione di mezzi corazzati o materiali complessi.

I risultati degli studi di fattibilità presentati dal consorzio ESOCA evidenziano ora due sole opzioni percorribili: un ripristino con una profonda modernizzazione della flotta esistente di An-124 “Ruslan” oppure la progettazione da zero di un nuovo velivolo pesante europeo destinato a sostituire i C-17.

Decisioni cruciali su questi scenari saranno discussi dai Paesi dell’UE il prossimo 21 e 22 ottobre a Bruxelles durante lo Strategic Transport Days. Nel frattempo, negli Stati Uniti, l’US Air Force tramite l’Air Mobility Command (AMC) valuta con cautela la riapertura delle linee di montaggio dei C-17A chiuse da Boeing nel 2015. L’operazione presenta incognite enormi legate alla reperibilità di stampi, macchinari e competenze ormai dispersi: «È possibile riavviare una linea di assemblaggio dopo che è stata arrestata? Alcuni conservano i macchinari, altri gli stampi e così via, e si possono riutilizzare? Questa è la domanda che ci poniamo.» – ha dichiarato a tal proposito il Gen. Daniel Tully, capo dell’AMC.

Sullo sfondo emerge certamente un paradosso politico e industriale sollevato da Analisi Difesa già nel giugno 2024. Se da un lato i paesi europei finanziano massicciamente il settore della difesa ucraino, ad esempio nell’ambito dei droni, dall’altro la storica azienda statale JSC Antonov rimane del tutto esclusa dai piani per il futuro trasporto strategico europeo. Invece di valorizzare l’esperienza unica del costruttore di Kiev, le scelte europee sembrano virare verso una totale autosufficienza guidata dai grandi gruppi industriali continentali, accelerando di fatto l’emarginazione della storica casa aeronautica ucraina proprio nel momento di massima criticità.

Foto Antonov e NATO

 

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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