L’India tra l’incognita stealth e la tentazione del Sukhoi Su-57

L’Indian Air Force (IAF), come ampiamente ribadito da Analisi Difesa negli ultimi anni, sta vivendo una fase di profonda ridefinizione strategica stretta tra un’imminente emergenza numerica e la necessità di mantenere il passo con i vicini rivali.
Le recenti dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore dell’IAF, l’Air Marshall Amar Preet Singh, hanno fatto il punto su un quadro complesso in cui spiccano la riduzione dei reparti di volo, i ritardi cronici dei programmi nazionali e le allettanti offerte di cooperazione tecnologica giunte da Mosca.
Durante la conferenza stampa organizzata per la Giornata dell’Aeronautica Militare, il Capo di Stato Maggiore ha confermato un dato critico: in seguito alla dismissione dei MiG-21 “Bison” il numero di squadroni da caccia dell’India è sceso sotto quota 30, una cifra ben lontana dai 42 necessari per garantire la copertura su due fronti.
Per colmare questa lacuna Nuova Delhi mira a immettere tra i 36 e i 40 nuovi velivoli all’anno ma la pressione aumenta ai confini poiché la Cina accelera la produzione dei caccia stealth J-20 (gli analisti ne stimano 1.500 entro il 2035) e il Pakistan valuta l’acquisto di 40 J-35 cinesi. Di fronte a questi sviluppi dei propri avversari storici l’India si trova costretta a valutare contromisure immediate.
La strategia basata sul programma “Make in India”, tuttavia, continua a mostrare forti criticità e ritardi nello sviluppo industriale aerospaziale.

Il caccia Tejas offre un esempio evidente di questa lentezza: dopo il primo volo del 2001, i primi esemplari sono entrati in servizio ben 18 anni dopo con costi saliti a circa 60 milioni di dollari a velivolo per via della forte dipendenza dall’avionica israeliana e dai motori americani.
Ancor più complessa è la situazione dell’AMCA, il caccia di quinta generazione nazionale: nonostante gli obiettivi previsti per il 2028 e il 2034, l’assenza di prototipi concreti, le difficoltà di R&S e la recente esclusione del colosso statale HAL rendono irrealistica la comparsa di un AMCA operativo prima degli anni ’40, lasciando presagire una totale assenza di caccia stealth autoctoni per i prossimi 15 anni.
In questo vuoto operativo, l’unica opzione di quinta generazione concretamente accessibile rimane quella proposta dalla Russia con il Sukhoi Su-57.
Benché le autorità indiane non abbiano ancora preso una decisione definitiva, Mosca propone il pieno accesso ai codici sorgente, il trasferimento di tecnologie sensibili e la produzione su licenza del Su-57E (dotato di propulsori AL-51 per supercrociera e radar N036 “Belka”) presso gli stabilimenti HAL di Nashik, a differenza degli Stati Uniti che impongono rigidi limiti sull’F-35.

Le trattative attuali ipotizzano un acquisto iniziale di circa 40 unità per un valore di 7 miliardi di dollari, con un potenziale a lungo termine fino a 250 esemplari qualora i ritardi dell’AMCA dovessero persistere. Per garantire la massima disponibilità ed evitare dipendenze da un solo fornitore, Nuova Delhi al momento porta avanti una politica su tre distinti pilastri:
– Pilastro francese; con trattative avanzate per l’acquisto di 114 Rafale entro la fine dell’anno fiscale, accompagnate da un alto tasso di localizzazione e dall’interesse per il programma FCAS. – Il settore privato; con il coinvolgimento di grandi conglomerati come Tata e Larsen & Toubro per accelerare lo sviluppo dell’AMCA.
– La modernizzazione dei Sukhoi Su-30MKI attraverso il ripristino della linea di montaggio HAL a Nashik con 135 miliardi di rupie per produrre altri 12 caccia entro il 2029 (con oltre il 62% di componenti locali) e un massiccio ammodernamento da 600 miliardi di rupie per 90 Su-30MKI esistenti.
Questi “Super Sukhoi” riceveranno radar, contromisure di guerra elettronica e software nazionali ad architettura aperta, permettendo all’India di integrare in piena autonomia i propri missili Astra, Rudram, la munizione SAAW e il missile ipersonico BrahMos.
L’Aeronautica Militare indiana continua insomma a trovarsi in bilico con l’agognata autonomia strategica a lungo termine e con i bisogni immediati di difesa aerea.
Se da un lato l’aggiornamento dei Su-30MKI e l’acquisto dei Rafale servono a tamponare l’emergenza immediata nei cieli, dall’altro la crescente presenza di velivoli stealth cinesi e pakistani rende l’opzione del Su-57 russo (o dell’F-35 americano) una strada quasi obbligata per mantenere credibile la deterrenza di Nuova Delhi nei prossimi decenni.
Foto Aeronautica Indiana e Rosoboromexport
Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli
Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.







