Capacità di attacco ”quasi ipersonico” per i Mig-29 serbi grazie ai missili cinesi CM-400AKG

Pochi giorni fa abbiamo mostrato in anteprima sul nostro canale Telegram la foto, circolata sui social cinesi, di un MiG-29SM serbo equipaggiato con una coppia di missili aria-terra (antinave e antiradar) CM-400AKG.
L’integrazione di tali dotazioni sui “Fulcrum” dell’Aeronautica Militare di Belgrado segna una svolta strategica per la difesa del Paese, poiché trasforma radicalmente le capacità di attacco di un velivolo i cui limiti operativi sembravano oramai segnati.
Con questa acquisizione, confermata dalle analisi di Danube Intel, la Serbia diventa così il secondo operatore straniero al mondo di questo sistema d’arma dopo il Pakistan, nonché il primo assoluto in Europa.

La consegna di questi missili potrebbe essere avvenuta già nel corso degli ultimi otto mesi tramite diversi voli cargo effettuati da velivoli Ilyushin Il-76, i cui tragitti sono stati tracciati tra Belgrado e gli scali intermedi posti in Egitto, Emirati Arabi Uniti e Giordania, utilizzati come basi logistiche per il carico degli armamenti provenienti da Pechino.
Sviluppato dalla China Aerospace Science and Industry Corporation (CASIC), sulla base delle tecnologie del sistema tattico SY-400, il CM-400AKG è un missile da 910 kg, lungo 5,1 metri. Sebbene non tutti gli analisti concordino nel definirlo “ipersonico” in senso stretto, l’ordigno è classificato come quasi-balistico e raggiunge velocità di crociera supersoniche elevate. È nella fase terminale che il missile esprime il suo massimo potenziale: durante la picchiata verso l’obiettivo, la velocità aumenta fino a toccare i 4.5-5.0 Mach.

Grazie a questo profilo di volo e all’altissima energia cinetica, l’arma risulta estremamente difficile da intercettare per le attuali difese aeree, rendendo così di fatto i MiG-29 serbi i primi aerei da combattimento in Europa dotati di capacità di attacco quasi-ipersonico.
La vera forza dell’apparato risiede nella sua architettura modulare che permette di cambiare la missione del missile semplicemente sostituendo il seeker nel muso e la testata bellica a seconda della necessità operativa.
Nel ruolo antinave il missile viene equipaggiato con un sensore radar attivo per agganciare le unità navali ostili, mentre per le missioni antiradar utilizza un sensore passivo che insegue le emissioni delle batterie contraeree nemiche per distruggerle alla fonte, sfruttando solitamente la testata di tipo HE – High Explosive – da 150 kg, la quale punta tutto su una potente onda d’urto per polverizzare le delicate antenne elettroniche.

Per l’attacco al suolo contro obiettivi fissi e protetti il missile sfrutta invece la guida satellitare o optoelettronica abbinata a una testata perforante da 200 kg dotata di un involucro in acciaio rinforzato che grazie alla velocità d’impatto supersonica penetra metri di cemento armato prima di esplodere agendo come un vero proiettile perforante.
L’efficacia del sistema è poi garantita da un modulo di guida combinato che utilizza la navigazione inerziale (INS) integrata con segnali satellitari GPS e Beidou. Il margine di errore (CEP) dichiarato si attesta tra i 5 e i 10 metri.
L’adozione di questa tecnologia colma le lacune dei MiG-29 ereditati dalla Jugoslavia o ricevuti da Russia e Bielorussia. Nonostante i radar di bordo non siano di ultima generazione, l’integrazione – resa possibile da piloni universali forniti dalla CATIC – permette di lanciare il missile utilizzando dati di puntamento da sensori esterni.
Con una gittata che varia dai 100 ai 240 km (estendibile fino a 400 km in base a quota e velocità del vettore), i MiG-29SM serbi passano dal ruolo di semplici caccia a piattaforme multiruolo “stand-off”.
Possono cioè colpire basi aeree, nodi di comunicazione e siti missilistici rimanendo al di fuori della zona di abbattimento dei mezzi di difesa aerea (SAM) avversari. Parallelamente, ricordiamo che la Serbia ha integrato anche i missili anti-radar russi Kh-31P, armamenti mai posseduti in precedenza.

Questa diversificazione avviene in un clima di forti pressioni politiche: Belgrado ha infatti finalizzato l’acquisto dei caccia francesi Rafale per favorire l’integrazione nell’Unione Europea, pur accettando velivoli declassati e privi dei missili a lungo raggio Meteor.
Al contrario, la partnership con Pechino ha già portato alla consegna dei sistemi di difesa aerea HQ-22 (FK-3) e HQ-17AE, fornendo alternative concrete ai SAM russi S-300 o S-400 bloccati dai veti occidentali. In un contesto di tensioni legate alla disputa sul Kosovo, la capacità di operare da piste corte o improvvisate unita alla letalità del CM-400AKG complica drasticamente gli scenari di un possibile intervento ostile.
Il successo di questa operazione potrebbe fare da apripista per ammodernare altre forze aeree che impiegano i Mig-29 come l’Algeria, l’Azerbaigian, il Bangladesh, la Bielorussia, la Corea del Nord, l’Egitto, l’Iran, il Myanmar (Birmania), il Sudan e altri ancora, che vedrebbero nella tecnologia cinese un’opzione strategica per trasformare un caccia datato in una moderna e letale piattaforma d’attacco, riducendo la dipendenza dalle forniture russe o dai costi proibitivi degli armamenti occidentali.
Foto Aeronautica Serba, CASIC e Saymon bg/X
Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli
Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.








