Truppe ucraine in Libia per colpire le navi mercantili russe nel Mediterraneo

Gli attacchi che hanno colpito negli ultimi anni navi mercantili russe nel Mediterraneo occidentale, in quello Orientale e più recentemente nel Canale di Sicilia hanno in diverse occasioni sollevato il fondato sospetto che i droni marini utilizzati negli attacchi venissero gestiti da personale militare o dei servizi segreti ucraini operativi in nazioni appartenenti alla NATO come Francia o Grecia.
Un mese dopo l’attacco alla metaniera russa Arctic Metagaz del 4 marzo scorso al largo delle coste libiche un report di Radio France Internationale (RFI) ha rivelato che vi sarebbe una presenza stabile di circa 200 militari ucraini in una base sulla costa occidentale libica Secondo l’inchiesta di RFI, che cita due fonti libiche di alto livello, oltre 200 ufficiali e tecnici militari ucraini sono dispiegati nel paese nordafricano con l’accordo del governo di Tripoli guidato da Abdul-Hamid Dbeibah.
I militari ucraini sono dislocati in tre siti principali: l’accademia dell’aeronautica a Misurata, in una base attrezzata per il lancio di droni aerei e navali nella città di Zawiya, 50 chilometri a ovest di Tripoli.

RFI definisce tale base vicina “al grande complesso petrolifero di Melitah”, dove si trova il terminal del gasdotto Greenstream gestito da ENI che porta in Sicilia il gas libico ma non è chiaro se la base si trovi a Zawya o Melitah, che distano però oltre 50 chilometri tra loro.
Del resto è Zawya ad essere un centro petrolifero rilevante, dove ha sede la raffineria gestita dalla Zawyia Oil Refining Company, mentre Melitah è sede del termina del gasdotto gestito dall’ENI. Dettagli da chiarire.
RFI ha inoltre riferito che la base ha accesso diretto al mare ed è stata fortificata tra ottobre e novembre 2025 e da lì sarebbe partito l’attacco del 4 marzo alla gasiera russa. Una terza base utilizzata dagli ucraini si troverebbe nella sede della 111a brigata dell’esercito libico sulla strada per l’aeroporto di Tripoli, utilizzata per riunioni di coordinamento tra ucraini e autorità libiche.

Secondo le stesse fonti, l’imbarcazione russa faceva parte della cosiddetta “flotta fantasma” impiegata da Mosca per eludere le sanzioni. La Arctic Metagaz, carica di 60mila tonnellate di GNL è stata colpita da un drone navale autonomo di superficie Magura V5 (nella foto sotto) già utilizzati nel Mar Nero contro le navi militari russe.
Il drone ha centrato la sala macchine, che si è finita, provocando il blocco della nave carica di gas naturale liquefatto, in navigazione verso Port Said in Egitto.
L’equipaggio della Arctic Metagaz è stato evacuato, mentre la nave è rimasta per settimane alla deriva tra le aree tra Malta, Lampedusa, Linosa e poi la zona Sar libica. Un primo tentativo di rimorchio verso la costa libica è fallito quando il cavo si è spezzato a poche miglia dalla riva.

La vicenda della gasiera russa ha sollevato timori ambientali e di sicurezza marittima. Le autorità libiche, tramite la National Oil Corporation, sono intervenute per mettere in sicurezza il relitto, mentre unità navali locali hanno monitorato l’area per evitare incidenti.
Nonostante le accurate ricostruzioni di RFI, né Kiev né Tripoli hanno confermato ufficialmente la presenza militare ucraina nel Paese.
Commandos ucraini nel Mediterraneo
Già il 19 dicembre 2025 i servizi di sicurezza ucraini avevano rivendicato l’attacco contro la petroliera russa Kendil, colpita a 250 km dalle coste libiche. Le fonti di RFI indicano che anche in quel caso il drone sarebbe partito dalla base di Misurata.
Secondo RFI, a bordo si trovava un importante funzionario russo, che sarebbe rimasto ucciso: si tratta di Valeri Averianov, indicato come uno dei due vertici di Africa Corps, il Corpo di spedizione africano del ministero della Difesa russo, che ha assorbito in parte uomini, contratti e strutture del Gruppo Wagner.

Secondo RFI, a bordo della Kendil, c’erano una decina di alti funzionari dell’intelligence russa: l’attacco avrebbe causato due morti, tra cui Averianov, e sette feriti.
Quell’attacco ha scatenato una dura reazione di Mosca, con un’escalation attacchi, omicidi mirati in Libia, morti e dubbi incidenti aerei che fanno pensare ad una vendetta russa. Mosca non ha mai confermato la morte di Averianov, che RFI ha citato per la prima volta.
L’accordo tra Kiev e Tripoli sarebbe stato formalizzato a ottobre 2025 su richiesta dell’addetto militare ucraino ad Algeri, il generale Andriy Bayuk. In cambio del dispiegamento sul terreno, il governo di Tripoli riceverebbe per le sue forze armate droni e addestramento al loro impiego dei droni e forse anche investimenti ucraini nel settore petrolifero.
Il ruolo degli alleati di Kiev
Né le autorità ucraine né il governo di Tripoli hanno risposto alle sollecitazioni di RFI, malgrado il parlamento libico con sede a Bengasi (e che risponde all’Esercito Nazionale Libico del feldmaresciallo Khalifa Haftar) abbia formalmente interpellato Dbeibah sulla questione.
Mosca aveva ha già accusato il premier libico – sempre nell’ottobre 2025 – di sostenere “gruppi ucraini” e di garantire la loro gestione logistica con il “supporto diretto” dei servizi segreti britannici. Del resto l’intelligence russo ha da tempo una strutturata presenza in Libia grazie anche al rinnovato accordo di cooperazione militare con l’LNA di Haftar.
Le basi utilizzate dagli ucraini a Zawya e Misurata, vedono una presenza militare turca ormai consolidata: a Misurata vi sono anche forze italiane e del Comando Africa degli Stati Uniti, oltre a un centro di intelligence britannico. Difficile credere che queste nazioni non siano informate dell’esistenza di questi punti di appoggio utilizzati dagli ucraini, specie se in ogni base vi sono molte decine di militari di Kiev.

Il rischio che la guerra tra Russia e Ucraina si allarghi a teatri operativi lontani dal Donbass non è certo nuovo considerato che forze ucraine dotate di droni sono intervenute nel conflitto sudanese e supportano le milizie jihadiste nelle nazioni del Sahel alleate di Mosca quali Mali, Burkina Faso e Niger.
Ambientalisti e politici libici denunciano il rischio di una catastrofe ecologica sulle coste nazionali qualora un altro attacco dovesse provocare l’affondamento di una petroliera o di una metaniera carico di idrocarburi.
Domande da porsi?
Gli interrogativi aperti da queste notizie riguardano direttamente l’Italia e i futuri equilibri in Libia, anch’essi di profondo interesse per Roma. Le autorità italiane sono al corrente delle attività di incursione e sabotaggio condotte dagli ucraini di fatto nel nostro “cortile di casa”?
In caso di risposta affermativa sono state approvate o incentivate da Roma oppure semplicemente recepite come iniziative assunte di concerto con altri “alleati”? I militari italiani schierati in Libia cooperano o coabitano con gli ucraini che attaccano le navi russe? In caso affermativo questo porterebbe l’Italia ai limiti della belligeranza contro Mosca.
I rischi ambientali insiti negli attacchi a petroliere e tanker di carburante nel Canale di Sicilia non riguardano solo la Libia ma direttamente anche l’Italia. Tutto questo considerato, che interesse ha Roma a sostenere o tollerare la pericolosa presenza ucraina in Libia Occidentale?
E’ importante specificarlo e trovare risposte a queste domande specie ora che prendono corpo le evidenzia che i droni aerei ucraini utilizzano lo spazio aereo delle Repubbliche Baltiche per attaccare i porti e le raffinerie nella regione di Leningrado.
Le “due Libie” all’esercitaszione Flintolock
Circa gli equilibri in Libia la vicenda delle basi segrete ucraine potrebbe influenzare il difficile cammino verso la riunificazione nazionale considerato che l’LNA di Haftar ha oggi buoni rapporti con Ankara ma resta alleato di Russia ed Egitto
Proprio in questi giorni unità dell’Esercito Nazionale Libico si sono spostate da Bengasi a Sirte (nella foto sotto) per partecipare alle esercitazioni militari internazionali Flintlock 2026, organizzate dal Comando militare statunitense per l’Africa (Africom), insieme a contingenti di eserciti africani e partner della NATO.
Secondo quanto riferito dalla Divisione media dell’LNA, “unità delle forze speciali Sa’iqa (‘fulmine’ in arabo) si sono mosse da Bengasi verso Sirte per partecipare all’esercitazione”, che mira a “rafforzare la capacità combattiva, elevare il livello di prontezza e favorire lo scambio di competenze” nei settori del contrasto al terrorismo, della gestione dei flussi migratori e delle operazioni congiunte.

Le immagini diffuse sui canali ufficiali mostrano convogli militari diretti verso la città costiera, destinata a ospitare per la prima volta una parte delle manovre. Le esercitazioni “Flintlock”, avviate nel 2005 sotto la guida di Africom, rappresentano uno dei principali programmi di cooperazione militare nel continente africano nel campo delle forze speciali.
La novità, sul piano libico – come spiega un lancio dell’Agenzia Nova – è rappresentata dalla partecipazione congiunta per la prima volta di unità dell’LNA ma anche di reparti che dipendono dal Governo di Unità Nazionale (GUN) di Tripoli.
Sirte, scelta come sede delle manovre, assume in questo contesto un valore simbolico e operativo. Situata al centro della Libia, la città rappresenta una linea di contatto tra est e ovest ed è sede del Comitato militare congiunto 5+5, uno dei pochi organismi ad aver funzionato nel quadro del dialogo inter-libico.
Mappa: Studio FMM
Foto: Ukrinform, Al-Unwan, Agenzia Nova, Guardia Costiera Libica e Guardia Costiera Maltese
Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli
Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario.








