L’Ucraina celebra i suoi eroi nazisti. L’irritazione della Polonia e il silenzio degli europei

 

 

 

 

Sempre più difficile, anche per i più accesi propagandisti filo-ucraini, nascondere derive e nostalgie naziste nell’Ucraina post Maidan che del resto riconosce come padre della Patria Stepa Bandera, leader dell’Ucraina satellite del Terzo Reich, propugnatore della razza pura razza ariana ucraina nonché responsabile dello sterminio di civili polacchi e della deportazione di ebrei.

Un contesto che venne ampiamente dibattuto sui media europei dopo il colpo di stato del Maidan del febbraio 2014 (a tal proposito Analisi Difesa individuò immediatamente il contesto paradossale dei nazisti graditi a UE e NATO) ma solo fino all’attacco russo del febbraio 2022 che impose alla gran parte di media e politici un perfetto allineamento al fianco di Kiev.

Oggi però diventa sempre più difficile tacere di fronte alle ostentazioni palesi del nazismo ucraino che hanno provocato l’indignazione del governo polacco.

A rendere colma la misura ha provveduto la decisione di Kiev d’intitolare un’unità militare Ucraina agli “eroi dell’Esercito insurrezionale ucraino” (PA) formazione nazionalista Ucraina addestrata, equipaggiata ad armata dal Terzo Reich la cui memoria resta legata al contrasto alle formazioni partigiane attive in Ucraina, alle repressioni sui civili e soprattutto allo sterminio di oltre 200 mila polacchi, per lo più donne e bambini, nelle regioni di Volinia e Galizia.

Secondo Varsavia, decisioni di questo tipo “possono essere usate dalla propaganda russa per indebolire le relazioni polacco-ucraine e minare il partenariato strategico tra i nostri Paesi“. Curioso che a Varsavia se ne accorgano ora (anche se la diatriba tra ucraini e polacchi è “calda” da diversi anni) dal momento che Vladimir Putin ha sempre indicato nella “denazificazione” dell’Ucraina uno degli obiettivi prioritari dell’Operazione Militare Speciale.

Il ministro degli Esteri polacco Marcin Bosacki ha espresso “profonda insoddisfazione” durante un colloquio con l’ambasciatore ucraino in Polonia il 28 maggio. La posizione è stata ribadita il 29 maggio dall’incaricato d’affari polacco a Kiev, Piotr Lukasiewicz, in un colloquio con il viceministro degli Esteri ucraino Olexandr Mischenko.

L’UPA nacque nel 1942 in Volinia come ala militare dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini (OUN) guidata da Stepan Bandera, alleata del Terzo Reich. Il tema, quasi del tutto ignorato oggi nell’Europa cloroformizzata da media e politica allineati al piatto conformismo filo-ucraino, è molto sentito in Polonia.

Il Presidente polacco Nawrocki ha chiesto che a Zelensky venga tolto l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza statale della Polonia, in vista di una riunione del Capitolo dell’Ordine domani, 8 giugno. Nawrocki ha dichiarato che nominando un’unità delle forze speciali ucraine in onore degli “Eroi dell’UPA”, Zelensky ha consegnato “alla propaganda russa il suo miglior materiale degli ultimi anni”, aggiungendo che l’Ucraina, data la sua glorificazione degli assassini e dei banditi dell’UPA, si è dimostrata inadatta a far parte della famiglia europea.

L’onorificenza polacca era stata conferita a Zelensky dall’ex Presidente Duda nel 2023. Anche l’ex Presidente polacco Lech Walesa si è recentemente espresso, definendo il leader dell’UPA Andriy Melnyk un “bandito dell’UPA” dopo che l’Ucraina lo ha sepolto con grandi onori.

Il 5 giugno Il ministro della Difesa polacca Wladyslaw Kosiniak-Kamysz si appella alle autorità ucraine affinché recedano nella decisione di intitolare “agli eroi dell’Upa” un reparto delle forze speciali ucraine. “Cari amici ucraini, pronuncio queste parole con rispetto, gentilezza e con il senso di comunità che ha unito le nostre nazioni dopo l’aggressione russa. Fin dalle prime ore della guerra, la Polonia si è schierata dalla parte dell’Ucraina. Abbiamo aperto i nostri confini, le nostre case, le nostre scuole e i nostri ospedali. Abbiamo fornito aiuti umanitari, militari, logistici e politici perché sappiamo che un’Ucraina libera significa anche la sicurezza della Polonia e di tutta la nostra parte d’Europa “, ha dichiarato Wladyslaw Kosiniak-Kamysz in un video pubblicato su X.

“Ma è proprio per questo che devo dirlo chiaramente: la decisione di intitolare l’unità militare Ucraina agli eroi dell’UPA suscita profondo dolore, ansia e opposizione in Polonia”, ha osservato il ministro polacco, sostenendo che per “i polacchi, l’UPA è soprattutto un simbolo di crimini contro i civili. Comprendiamo che per alcuni ucraini l’UPA possa essere percepita attraverso la lente della lotta contro la schiavitù sovietica. Comprendiamo che la nazione, che oggi si difende dall’imperialismo russo, cerchi simboli di coraggio e fermezza. Ma per i polacchi, l’UPA non è un simbolo neutrale della lotta per la libertà. Per i polacchi, l’UPA è, soprattutto, un simbolo di crimini commessi contro civili indifesi”, ha continuato il ministro polacco.

“Tra il 1943 e il 1945, decine di migliaia di polacchi furono assassinati in Volinia e nella Galizia orientale. Donne, bambini e anziani. Intere famiglie e villaggi furono sterminati”, ha osservato Kosiniak-Kamysz, specificando che “la memoria delle vittime non può essere oggetto di compromessi politici. Questo dolore non può essere cancellato. Il genocidio resta genocidio. La memoria delle vittime non può essere oggetto di compromessi politici. Voglio anche chiarire: questo crimine non è opera della nazione Ucraina. L’UPA ha assassinato anche ucraini che hanno salvato polacchi, avvertito i vicini, nascosto famiglie e si sono rifiutati di partecipare all’odio. Loro sono i veri eroi. Persone che hanno scelto l’umanità in tempi di terrore “, ha affermato ancora il ministro polacco.

“Ecco perché ci risulta ancora più difficile comprendere l’elevazione dell’UPA a vessillo dello Stato ucraino moderno. L’Ucraina di oggi ha i suoi eroi, i suoi soldati che difendono Kharkiv, il Donbass, Zaporizhzhia e il cielo ucraino. Il loro coraggio scrive una pagina importante nella storia. Non hanno bisogno di mecenati che dividono i loro alleati e feriscono la memoria delle famiglie delle vittime”, ha proseguito il ministro polacco.

“L‘aiuto polacco all’Ucraina non significa che la Polonia abbia dimenticato la Volinia. Significa che, nonostante questo tragico ricordo, siamo stati in grado di stare al fianco della nazione attaccata dalla Russia. A maggior ragione abbiamo il diritto di aspettarci che l’Ucraina rispetti la memoria polacca. Questa decisione danneggia non solo le relazioni polacco-ucraine, ma anche l’Ucraina stessa. Alimenta la propaganda russa e fornisce argomenti a coloro che vogliono distruggere la fiducia tra le nostre nazioni. Ma la verità sulla Volinia non serve a Mosca. Serve a Mosca sopprimere la verità e con ogni gesto che crea una spaccatura tra Polonia e Ucraina “, ha specificato Kosiniak-Kamysz.

“Pertanto, mi appello alle autorità ucraine affinché riconsiderino questa decisione e trovino un modo per onorare i soldati ucraini contemporanei che non offenda la memoria delle vittime polacche. Non si tratta di umiliare l’Ucraina, bensì di un gesto di maturità, responsabilità e rispetto per la nazione che è stata al fianco dell’Ucraina nel suo momento più difficile ” ha aggiunto il ministro della Difesa.

“La Polonia resterà al fianco dell’Ucraina nella lotta contro l’imperialismo russo, ma la vera amicizia richiede la verità. E la verità è questa: per i polacchi, la glorificazione statale dell’UPA è inaccettabile. Credo che polacchi e ucraini possano essere un pilastro di sicurezza in questa parte d’Europa. Insieme, possiamo fermare l’imperialismo russo. Possiamo costruire relazioni più solide che mai. Ma questo futuro richiede fiducia, e la fiducia inizia con la verità, il rispetto e la memoria “, ha concluso Kosiniak-Kamysz che ieri ha discusso la questione con il generale Kyrylo Budanov, capo del gabinetto del presidente Zelemsky (nella foto sopra).

“Polonia e Ucraina in materia di sicurezza sono partner. Ma in materia di storia dobbiamo dirci la verità, perché solo così siamo in grado di costruire il futuro. Oggi durante l’incontro ho presentato chiaramente le aspettative polacche riguardo alla decisione di dare il nome di UPA a una delle unità militari. La memoria delle vittime di Volinia non è negoziabile. Ci sono confini che non si possono oltrepassare”, ha scritto Kosiniak-Kamysz su X.

Al governo di Varsavia sembra però sfuggire che la celebrazione del passato nazista al fianco del Terzo Reich è un elemento costante dell’Ucraina post Maidan, non a caso evento che venne guidato, col sostegno statunitense (5 miliardi investiti da Washington per il regime-change a Kiev disse al Congresso il sottosegretario Victoria Nuland) da gruppi dichiaratamente di ispirazione nazista come Svoboda e Praviy Sektor.

I reggimenti autonomi di ispirazione nazista Azov, Aydar e altri combatterono per primi e con scarso rispetto per i civili russofoni e russofili la secessione del Donbass. Inoltre da tempo vessilli e simboli riesumati da Wermacht e SS (come la divisione ucraina Waffen SS Galizien) appaiono in diverse foto e video di militari ucraini, così come il saluto nazista è ampiamente diffuso anche tra le reclute, al punto che ai militari ucraini addestrati in Germani è stato imposto di non utilizzarlo per ovvie ragioni di imbarazzo tra i tedeschi.

Peraltro le autorità di Kiev ostentano a ogni occasione i richiami al “glorioso” UPA. Dopo le celebrazioni per la sepoltura di Melnyk (leader dell’OUN rivale di Bandera) e di sua moglie Sofiia Fedak-Melnyk le cui salme sono state trasferite dal Lussemburgo al cimitero nazionale militare commemorativo vicino a Kiev,  a Leopoli (un tempo città polacca) i consiglieri comunali hanno proposto di erigere un monumento in piazza Hasyna al comandante del battaglione Nachtigall, Roman Shukhevych, legato all’Abwehr, (i servizi segreti del Terzo Reich) e in seguito comandante dell’UPA.

 

Considerazioni

Insomma, in Ucraina è tutto un fiorire di richiami all’epoca nazista. Naturale che in Polonia ci si scandalizzi. Sorprendente che a Varsavia se ne siano accorti solo ora invece che già nel 2014. Paradossale che in Europa non se parli nemmeno.

Nel gennaio scorso ne riferì ampiamente ai media olandesi un volontario che aveva militato nelle forze dui Kiev. Il principale quotidiano olandese “De Telegraaf” ha pubblicato la testimonianza di Hendrik, ex-mercenario dei Paesi Bassi partito per combattere contro la Russia e rientrato in patria dopo essere riuscito a lasciare l’Ucraina, che raccontò di un’ampia presenza di simboli nazisti nei reparti ucraini.

All’inizio del 2026 un video promozionale per l’arruolamento volontario di giovani nelle forze Armate ucraine si concludeva con l’immagine di un ragazzo in mimetica che dopo il saluto militare sfoggiava con orgoglio un saluto nazista.

Dovremmo chiederci cosa accadrebbe se in Germania si intitolassero reparti militari alle divisioni di Waffen SS? Se gli spot per l’arruolamento utilizzassero il saluto nazista? O se in Italia le brigate dell’Esercito venissero intitolate a Camicie Nere e comandanti dell’Esercito della Repubblica di Salò?

Se in Germania e in Italia vi fossero ovunque monumenti e piazze intitolate ad Adolf Hitler e Benito Missolini, definiti “padri della Patria” e a scuola si insegnassero ai bambini canzoni inneggianti ai due leader (come avviene per Bandera in Ucraina) sarebbe normale affermare che a Roma come a Berlino sono tornati fascismo e nazismo.

 

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Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).

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