Elicotteri russi Mil Mi-35P per la Guinea

Canali di intelligence open-source (OSINT) hanno recentemente registrato un avvistamento di notevole rilevanza geopolitica sul continente africano, localizzato precisamente nella Repubblica di Guinea, nota anche come Guinea-Conakry. L’analisi di alcune immagini diffuse in rete ha rivelato la presenza di un elicottero da trasporto e attacco modernizzato Mil Mi-35P “Phoenix” in dotazione alla locale Force Aérienne de Guinée.
Questa scoperta rappresenta una novità assoluta poiché, fino a questo momento, la fornitura di tale specifica versione non era mai stata ufficializzata dalle autorità competenti, né tantomeno risultava tracciata all’interno dei registri internazionali sui trasferimenti di armamenti, compresi quelli curati dal SIPRI.
Sebbene le Forze Aeree guineane avessero già in inventario vecchi modelli della famiglia Mi-24 e Mi-25 (versione da esportazione del Mi-24) ereditati dall’era sovietica o acquistati di seconda mano, l’acquisizione di questo velivolo dimostra un chiaro e recente salto di qualità nei rapporti militari diretti tra Conakry e Mosca.
Le origini di questo mezzo risalgono al Forum Army-2018, quando il costruttore Russian Helicopters presentò questa variante per standardizzare i numerosi aggiornamenti accumulati negli anni dal leggendario “Hind”, offrendo ai mercati esteri un’alternativa meno costosa rispetto al più profondo rifacimento strutturale rappresentato dal Mi-35M.

Dopo aver completato i test di volo aziendali presso lo stabilimento Rostvertol e il National Center for Helicopter Engineering “Mil e Kamov”, il Mi-35P è entrato ufficialmente in produzione di serie nel 2020. Proprio in quell’occasione, Analisi Difesa aveva anticipato la notizia dell’avvio della produzione a seguito della firma del primo contratto con un cliente straniero, che allora era rimasto anonimo sia nell’identità sia nel numero di esemplari richiesti. Alla luce dei recenti riscontri sul campo, non è affatto da escludere che quell’anteprima si riferisse proprio alla commessa stipulata con la nazione africana.
Ovviamente è opportuno distinguere il nuovo Mi-35P dal vecchio Mi-35P (come quelli ciprioti, poi ceduti alla Serbia), che non erano altro che la versione da esportazione del Mi-24P sovietico con il cannone fisso laterale, e che rappresentano una generazione tecnologica completamente diversa rispetto al moderno pacchetto di aggiornamento “Phoenix”.
Dal punto di vista tecnico e strutturale, l’elicottero preserva la configurazione aerodinamica classica della versione originale, mantenendo le ali lunghe e il sistema con carrello d’atterraggio retrattile (una differenza sostanziale con il moderno Mi-35M dotato invece di ali corte e carrello fisso). I profondi aggiornamenti riguardano invece la suite tecnologica e i sistemi d’arma di bordo.
La cabina di pilotaggio è stata completamente rimodernata e digitalizzata attraverso l’adozione del sistema di navigazione di volo KNEI-24E-1 con display multifunzionali e del sistema di volo digitale PKV-8-35, che incrementa sensibilmente la stabilità e la manovrabilità della macchina. Per la difesa passiva, la cellula è predisposta per accogliere il sistema di contromisure elettroniche L370 “Vitebsk”, conosciuto sul mercato dell’esportazione con il nome di “President-S”.
La capacità offensiva del velivolo ha ricevuto un’importante evoluzione grazie all’installazione del sistema di mira e osservazione OPS-24N-1L, equipaggiato con una termocamera a matrice a onde lunghe di terza generazione, una telecamera TV e un telemetro laser.

Questo apparato lavora in sinergia con il sistema di puntamento aggiornato PrVK-24-2, abilitando l’elicottero all’impiego di missili guidati anticarro a guida laser sia del tipo 9M120 “Ataka-VM” sia del tipo 9K121 “Vikhr”. Per il combattimento ravvicinato, il Mi-35P abbandona il vecchio cannone fisso laterale da 30 mm in favore della torretta mobile frontale NPPU-23, dotata di un cannone automatico a doppia canna GSh-23L da 23 mm, a cui si può aggiungere una mitragliatrice Kord da 12,7 mm installata nella cabina di carico.
La comparsa di questo elicottero nel teatro dell’Africa occidentale offre una conferma tangibile di come la Russia sia riuscita a dare seguito alle proprie commesse e ai contratti di esportazione della difesa nonostante le pesanti sanzioni internazionali e l’ingente assorbimento di risorse industriali legato al conflitto in corso in Ucraina.
Questo scenario si inserisce perfettamente nella più ampia strategia commerciale di Mosca: come dichiarato di recente dal CEO di Rosoboronexport, Alexander Mikheev, l’agenzia ha siglato dal 2023 circa 150 contratti con nazioni africane per un valore superiore a 20 miliardi di dollari, consolidando una cooperazione che oggi vede l’azienda collaborare con ben 46 paesi del continente e dedicare all’Africa il 30% del proprio intero portafoglio ordini globale.
Foto Rosoboronexport e canali social
Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli
Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.








