Zelensky sotto attacco ma resta in sella

 

 

A Kiev arrivano i “volenterosi” europei nel giorno dell’indipendenza dell’Ucraina mentre la UE stanzia altri  6,1 miliardi di euro (parte del prestito da 90 miliardi) per sostenere le difese aeree ucraine, che hanno però bisogno di missili introvabili sul mercato più che di denaro, che in Ucraina non viene sempre ben speso, per usare un eufemismo.

Sviluppi che si verificano in una fase politica che vede sempre più traballante la leadership di Volodymyr Zelensky, non solo per le sconfitte del suo esercito (peraltro ben occultate anche all’opinione pubblica europea) sui campi di battaglia, né per gli incessanti bombardamenti russi che devastano ogni notte infrastrutture, industrie e obiettivi militari in un’Ucraina ormi priva di difese aeree.

A rischiare di mettere KO la presidenza Zelensky sono oggi soprattutto le faide interne alla politica ucraina e i duri attacchi alla sua figura e soprattutto alla legittimità del suo incarico, scaduta da oltre 2 anni.  In poche ore una serie di eventi, difficilmente casuali, ha indebolito la presidenza di Kiev.

 

L’offensiva dell’ex ministro della difesa  

L’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, recentemente licenziato da Zelensky, ha chiesto il 18 agosto di individuare un meccanismo che consenta lo svolgimento delle elezioni anche durante la guerra, con un’azione che punta a contestare il presidente che ha prolungato il proprio mandato proprio negando la possibilità di votare durante il conflitto.

Fedorov ha sostenuto che l’Ucraina non può consentire alla Russia di determinare quando i cittadini potranno nuovamente scegliere i propri rappresentanti. “La democrazia non è un lusso da tempo di pace e non può’ essere ostaggio della Russia. Stiamo combattendo proprio perché vogliamo restare uno Stato europeo libero”, ha affermato l’ex ministro, chiedendo un meccanismo “legale, sicuro e realistico” per ripristinare pienamente il processo democratico anche nell’eventualità di un conflitto prolungato. Fedorov ha indicato tra le condizioni necessarie la garanzia del diritto di voto ai militari, ai milioni di cittadini ucraini residenti all’estero e alla popolazione delle regioni vicine al fronte, insieme alla sicurezza del processo elettorale, all’indipendenza delle istituzioni e alla fiducia nei risultati.

“La complessità non significa impossibilità”, ha sostenuto l’ex ministro. La legislazione Ucraina vieta attualmente lo svolgimento delle elezioni nazionali durante la legge marziale, in vigore dall’inizio dell’invasione russa del febbraio 2022, e un cambiamento dell’attuale quadro normativo richiederebbe un intervento del Parlamento.

La nomenklatura ucraina si è chiusa a riccio di fronte agli attacchi di Fedorov. Zelensky ha negato ogni possibilità di votare a breve termine definendo eventuali elezioni durante la guerra uno “tsunami per lo Stato” che rischierebbe di dividere l’Ucraina. Una fonte all’interno della presidenza ha dichiarato alla BBC che sarebbe “del tutto assurdo pianificare elezioni nel bel mezzo di missili e droni. Questo dimostra una totale mancanza di realismo”.

Il consigliere del presidente ucraino Mykhailo Podolyak ha escluso elezioni presidenziali a breve. “Chiunque partecipi al processo politico ha diritto di fare dichiarazioni, non solo Fedorov, ma gli ostacoli alla campagna elettorale sono aumentati”, ha spiegato. “La Russia attacca i centri città, è impossibile garantire la sicurezza delle elezioni. E il divieto previsto dalla legge è tuttora in vigore”.

 

Le riforme fallite

Fedorov (nella foto sotto con il ministro della Difesa italiano Gudo Crosetto) ha poi attaccato duramente il funzionamento dell’apparato statale e la gestione delle riforme. “Le persone non possono continuare a vivere all’infinito in uno Stato in cui non capiscono perché vengano prese determinate decisioni”, ha affermato mettendo in guardia dalla percezione che nelle nomine pubbliche la lealtà personale al sistema possa prevalere sulla professionalità, sui risultati e sulla capacità di cambiare il Paese, ribadendo che “il risultato è più importante della lealtà”.

Un duro attacco al sistema clientelare e degli “amici degli amici” che guida l’Ucraina che ha portato Fedorov a sottolineare che durante la guerra la sottrazione di denaro pubblico può tradursi concretamente in droni non acquistati, munizioni non consegnate, sistemi di guerra elettronica non disponibili o tecnologie militari non avviate alla produzione. “E’ una questione della nostra capacità di sopravvivere e vincere”, ha affermato Fedorov, sostenendo che ogni risorsa destinata alla difesa debba effettivamente essere impiegata per questo scopo.

Dichiarazione di Fedorov giunta poche ore dopo che Zelensky ha confermato Yevhenii Khmara alla guida del ministero della Difesa, incarico ricoperto ad interim dopo la rimozione dello stesso Fedorov che ha deciso evidentemente di scendere in campo puntando sulla sua crescente popolarità.

Ad aumentare dubbi e ombre sul sistema industriale e militare ucraino finanziato dagli europei, Zelensky ha dichiarato il 22 agosto che il bilancio della difesa presenta un deficit di 27 miliardi di dollari dovuto a spese impreviste.

 

Alla corte di Elon Musk

Quasi a voler ostentare importanti relazioni internazionali, l 19 agosto Fedorov ha fatto sapere di valutare un viaggio negli Stati Uniti, secondo quanto riferito al Kyiv Independent da funzionari statunitensi e ucraini a conoscenza della questione. Non è chiaro chi Fedorov intenda incontrare negli Stati Uniti ma sembra abbia contatti con Elon Musk, che potrebbe finanziargli la campagna elettorale e il movimento politico.

Secondo fonti citate da Reuters Fedorov andrà negli Stati Uniti per raccogliere fondi per nuovi progetti di tecnologia della difesa, non per cercare sostegno politico per una candidatura alle elezioni. L’ex ministro, esperto di tecnologia, non incontrerà politici o funzionari americani, ha precisato la fonte, aggiungendo: “Fedorov ha in programma di lanciare una serie di progetti legati alla guerra e alle startup ucraine”. Uno dei progetti sarebbe un fondo di investimento, ha precisato.

Anche Zelensky nelle ultime ore avrebbe chiesto aiuto a Musk per utilizzare il sistema satellitare Starlink allo scopo di individuare e colpire i lanciatori di missili balistici a una profondità di 200 chilometri in territorio russo, a causa della carenza di Kiev di intercettori per la difesa aerea.

Lo riporta il Financial Times, citando fonti al corrente del dossier. Secondo quanto ricostruito dal Ft, nell’incontro avuto alla Casa Bianca lo scorso luglio con Donald Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto di parlare con Musk per ottenere il permesso di usare Starlink oltre i propri confini per colpire i lanciatori di missili balistici russi, ma anche sistemi di comando e altre risorse.

Ma “Trump è stato evasivo e non è parso favorevole del piano”, secondo quanto riferito da persone presenti all’incontro nello Studio Ovale.  Musk ha appoggiato l’uso di Starlink da parte dell’Ucraina per le comunicazioni e la difesa, ma non ha autorizzato Kiev a utilizzarlo per colpire in territorio russo.

 

La corruzione dilaga e affossa Zelensky

Un altro colpo è giunto a Zelensky, sempre il 19 agosto, dall’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (NABU) che ha avviato un’operazione speciale – denominata “Forrest Gump” – contro una presunta organizzazione criminale che coinvolge parlamentari – in carica ed ex, nonché alti funzionari dell’Ufficio presidenziale, come la vice capa Iryna Mudra. Quest’ultima è stata immediatamente licenziata da Zelensky e poi arrestata con l’accusa di riciclaggio. Il caso sarebbe in qualche modo connesso alla precedente indagine (Mida), che ha a suo tempo portato alle dimissioni di Andrii Yermak, il potente braccio destro del presidente.

Il 20 agosto la Procura Specializzata Anticorruzione (SAPO) ha rivelato i nomi di 13 sospettati presenti in nuove registrazioni relative agli ultimi casi di corruzione. Lo riporta Ukrainska Pravda. Tra le persone menzionate nelle inchieste “Forrest Gump” e “Themis”, oltre a Mudra, cv sono l’ex vice capo dell’Ufficio del Presidente, anche Viktor Dubovyk, direttore generale della Direzione per le politiche legali presso l’Ufficio del Presidente; Olena Ferens, viceministro della Giustizia; l’ex parlamentare Maksym Mykytas, Vadym Stolar, parlamentare in carica, Vasyl Astion, imprenditore ed ex membro del Consiglio regionale di Dnipropetrovsk.

Inoltre, tra i sospettati anche Mykola Hladyshenko, presidente sospeso del consiglio di sorveglianza della banca statale Sense Bank; Oleh Stupak, presidente del consiglio di amministrazione della banca statale Sense Bank; Liudmyla Snihur, responsabile di un dipartimento presso la banca statale Sense Bank. Anche Valentyn Yelizarov, collaboratore di Mykytas e capo di Metrobud LLC e Mykyta Tarkovskyi, legata a Mykytas, nell’elenco dei sospettati.

A questi si aggiungono, Yehor Merkulov, autista e capo nominale di Mykytas di Montage Service LLC e Oleksandr Ostapenko, guardia del corpo di Mykytas e direttore nominale di Philosophy Development LLC.

Sense Bank sarebbe coinvolta nel caso della maxi corruzione di Energoatom: dirigenti dell’istituto, nazionalizzato nel 2023, avrebbero disattivato sistemi antiriciclaggio per consentire alcune transazioni.

Diverse intercettazioni proverebbero il coinvolgimento di Mudra per influenzare l’operato dei dirigenti della banca. Secondo le registrazioni rese pubbliche dalla NABU, Mudra avrebbe anche discusso della possibilità di influenzare la selezione dei membri del comitato di controllo civico dell’agenzia.

L’ex capa dello staff di Zelensky avrebbe infatti affermato che Klymenko – apparente riferimento al procuratore capo dell’anticorruzione Oleksandr Klymenko – dovrebbe essere sostituito con una persona fedele all’Ufficio del presidente. “Se fosse riconfermato per un secondo mandato, per altri sette anni, saremmo tutti fregati”, avrebbe dichiarato Mudra.

L’intreccio tra potere politico, aziende e banche sembra indicare un sistema di corruzione profondamente articolato e radicato nelle istituzioni ucraine. Del resto va ricordato il maldestro tentativo di Zelensky, lo scorso anno, di mettere sotto controllo politico le agenzie anti-corruzione NABU e SAPO per “ripulirle dall’influenza russa”, fallito in seguito alle proteste di piazza e alle pressioni di USA e UE, in imbarazzo evidente a fronte delle centinaia di miliardi elargiti a Kiev.

Di fronte a questo ennesimo scandalo il presidente ucraino ha lasciato parlare il suo staff. Il consigliere del presidente ucraino Mykhailo Podolyak, in un’intervista a Repubblica ha affermato che “smascherare azioni corruttive di un funzionario, a prescindere dalla posizione che ricopre, dimostra che lo Stato ha efficaci organismi anti-corruzione ed è assolutamente intollerante verso la corruzione. Sono in corso indagini e vedremo le conseguenze giudiziarie. Ma l’azione dimostra che l’Ucraina procede con la massima fermezza e con decisioni efficaci. Ci sono dei sospetti, c’è un’immediata reazione politica e le successive azioni procedurali”, ha commentato.

A conferma delle sue ambizioni politiche, Fedorov ha attaccato Zelensky anche sul fronte della corruzione, colpendolo forse nel lato n cui è più esposto, sollevando il dubbio che il presidente ucraino non potesse non sapere cosa stava accadendo.

In un’intervista rilasciata alla BBC, Fedorov ha invitato Zelensky a rispondere sui casi di corruzione.  “Lasciate che risponda lui a questa domanda. Credo che sia pronto a rispondere a domande del genere. E’ suo dovere informarci tutti se sapeva tutto questo o no. Non voglio fare supposizioni. In tutto il tempo in cui ho lavorato con lui, non ho mai ricevuto da lui un incarico o un compito che fosse contrario alla legge o al mio senso di integrità. Questa è la mia esperienza personale con lui”, ha aggiunto.

 

Considerazioni

L’impressione è quindi che Zelensky sia sotto assedio da più parti e forse anche in USA ed Europa si guarda a una sua uscita di scena per chiudere un conflitto ormai insostenibile. Ciò detto il presidente e il suo entourage sembrano ancora in grado di tenere saldamente le redini del potere a Kiev.

Per il settimanale britannico The Economist, le indagini sulla corruzione dimostrano che l’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (NABU), la Procura specializzata anticorruzione (SAPO) e l’Alta corte anticorruzione (VAKS) hanno acquisito crescente autonomia e influenza.

Secondo un sondaggio non pubblicato visionato dal settimanale, in un’ipotetica elezione presidenziale Zelensky otterrebbe il 21 per cento delle prime preferenze, davanti all’ex comandante in capo Valery Zaluzhny (nella foto sopra con Fedorov) al 18 per cento e a Fedorov al 16 per cento mentre Budanov sarebbe all’8 per cento.

Un altro sondaggio, realizzato in luglio dall’Istituto internazionale di sociologia di Kiev, rileva che il 63 per cento degli intervistati dichiara di avere fiducia in Fedorov, contro il 16 per cento che afferma di non fidarsi di lui. Il dato lo colloca al secondo posto tra le personalità prese in esame, dietro l’ex comandante in capo delle Forze armate Valerii Zaluzhny, accreditato del 66 per cento, e davanti a Zelensky, al 56 per cento.

I suoi rivali (tutti legati al mondo della difesa, forze armate e intelligence) incalzano ma per Zelensky non sembra ancora giunta l’ora del tramonto.

Foto: Presidenza Ucraina,  Ukrainska Pravda e Ministero Difesa italiano

 

 

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Giornalista bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa e nel 2026 ha aperto il Canale YouTube “La Penna nel Fianco”. Ha collaborato o collabora con quotidiani e settimanali, università e istituti di formazione militari ed è opinionista per reti TV e radiofoniche. Ha scritto diversi libri tra cui "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane", “Immigrazione, la grande farsa umanitaria” e "L'ultima guerra contro l’Europa". Presso il Ministero dell’Interno ha ricoperto dal 2018 l’incarico di Consigliere per le politiche di sicurezza di due ministri e un sottosegretario. Nel 2026 ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI).

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