S-71K/M e Banderol, la nuova generazione di armi stand-off russe

La Russia ha utilizzato il recente El Alamein International Airshow 2026 per presentare pubblicamente nuove munizioni aria-superficie mostrate insieme al Su-57E. La loro caratteristica più interessante è la ricerca di una soluzione intermedia fra il missile da crociera e il drone d’attacco: armi relativamente economiche, a bassa osservabilità e destinate al combattimento stand-off.
La famiglia S-71 era già nota. Nel settembre 2024 Analisi Difesa aveva riferito della rivelazione da parte di Sukhoi delle varianti S-71K e S-71M. Le immagini di El Alamein consentono oggi di distinguere meglio i due sistemi e di aggiornare le informazioni disponibili.

L’S-71M Monokhrom (“Monocromo”) ha una configurazione più vicina a quella di un missile tradizionale, con fusoliera sfaccettata, ali a freccia e impennaggi inclinati. Il progetto appare orientato alla semplicità costruttiva, alla riduzione della segnatura radar e al contenimento dei costi. La testata sarebbe derivata dalla OFAB-250-270.
L’S-71K Kovyor (“Tappeto”) presenta invece una configurazione più sofisticata con fusoliera larga e appiattita, ali ripiegabili, impennaggio a V e un sensore elettro-ottico nel muso.
L’aspetto ricorda quello di un piccolo UAV o di una flying wing, con una maggiore attenzione alla bassa osservabilità. La parte russa lo presenta inoltre come un’alternativa relativamente economica al missile aria-superficie Kh-69.
Una delle novità più rilevanti emerse in Egitto riguarda il livello di maturità del programma: un rappresentante di Rosoboronexport ha dichiarato infatti che entrambe le varianti sono già state testate in condizioni di combattimento nella guerra in Ucraina definendole sistemi collocati fra un drone e un missile.

Ancora più interessante è la descrizione dell’S-71M come munizione circuitante capace, secondo Mosca, di essere guidata dal pilota del velivolo lanciatore contro un bersaglio mobile in tempo reale.
Una simile capacità permetterebbe di impiegare l’arma contro veicoli corazzati e altri obiettivi dinamici dopo il lancio. Non sono però stati chiariti il collegamento dati, la catena di comando e il livello di autonomia dell’arma nella fase terminale: la prestazione deve quindi essere considerata una capacità dichiarata, non ancora verificata.
Resta inoltre da chiarire un aspetto importante per l’impiego con il Su-57E: se e in quali configurazioni le S-71 possano essere trasportate nelle stive interne del caccia. Un’integrazione interna sarebbe particolarmente significativa perché consentirebbe di preservare meglio le caratteristiche stealth del velivolo durante le missioni stand-off.

Accanto alle S-71, la Russia ha mostrato il Banderol già noto per essere stato associato al drone Orion. Le informazioni più recenti indicano una portata nell’ordine dei 500 chilometri, una testata stimata in 120-140 kg e una velocità di circa 400-500 km/h. Il sistema è stato inoltre collegato al Mi-28NM e proposto per l’esportazione con la denominazione Dan-T.
S-71 e Banderol indicano una possibile evoluzione dell’arsenale russo verso una fascia intermedia di armi stand-off, compresa fra i droni economici tipo Shahed/Geran e i più sofisticati missili da crociera. L’obiettivo sembra essere quello di combinare costi relativamente contenuti con portata, bassa osservabilità e capacità di guida sufficientemente avanzate da permettere l’impiego contro bersagli di valore diverso.

Per il Su-57E questa evoluzione assume un significato particolare. Il caccia può essere impiegato come vettore di armi lanciate a distanza riducendo la necessità di penetrare direttamente nelle aree protette dalla difesa aerea avversaria. La disponibilità di munizioni differenti per costo, complessità e modalità di guida permette inoltre di non impiegare necessariamente un missile sofisticato contro ogni bersaglio.

Le prestazioni effettive, i costi, i volumi produttivi e soprattutto le capacità dichiarate dell’S-71M restano da verificare. Ma la direzione appare significativa: più che sviluppare semplicemente un nuovo missile, la Russia sembra cercare armi stand-off relativamente economiche e numerose, nelle quali le caratteristiche dei droni e quelle dei missili da crociera vengono progressivamente integrate nello stesso sistema operativo.
Foto Rosoboronexport, UAC e Xinhua
Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli
Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.








