Droni e difesa aerea: la Russia sviluppa nuove soluzioni tecnologiche

 

 

Lo scontro tra droni e sistemi anti-drone sta cambiando le regole della guerra moderna. La Russia sta cercando di rispondere a questa nuova minaccia su più fronti sviluppando allo stesso tempo nuove armi d’attacco e sistemi capaci di proteggere le proprie infrastrutture.

Attraverso diversi programmi portati avanti dall’industria della difesa statale, Mosca punta quindi a due obiettivi: aumentare il numero e la portata dei propri attacchi con droni e, allo stesso tempo, migliorare la capacità di individuare e abbattere quelli nemici.

Sul fronte dell’attacco a lungo raggio, il gruppo Almaz-Antey ha avviato la produzione su larga scala delle nuove munizioni circuitanti Harpia-A1 (o Garpiya-A1). Si tratta di un drone progettato per colpire soprattutto obiettivi fissi, utilizzando coordinate stabilite in precedenza.

Il sistema (nella foto sopra) può raggiungere una distanza di circa 1.000 km e rimanere in volo per oltre sei ore. La velocità massima è di circa 170 km/h, mentre la testata esplosiva supera i 50 kg; può operare a quote comprese tra 50 e 2.500 metri.

La produzione in serie punta a soddisfare le esigenze delle Forze Armate russe, ma anche a rendere il sistema interessante per i mercati esteri. Uno degli obiettivi dichiarati è infatti contenere i costi e semplificare la manutenzione, così da poter utilizzare il drone in condizioni ambientali diverse.

Sul versante difensivo, la Russia sta sviluppando nuovi strumenti per contrastare la minaccia dei droni. La holding Roselectronics, parte del gruppo Rostec, ha presentato il radar portatile SOKOL-08 progettato per individuare piccoli droni e anche gruppi di velivoli che arrivano contemporaneamente. Secondo il costruttore il sistema può riconoscere bersagli molto piccoli che volano a bassa quota distinguendoli dagli oggetti che potrebbero generare falsi allarmi.

Il vantaggio principale è quindi la capacità di capire rapidamente cosa sta volando nell’area sorvegliata. Le informazioni raccolte dal radar possono essere trasmesse a un centro di comando che può coordinare le diverse contromisure disponibili, dai sistemi di guerra elettronica ai droni intercettori.

A completare questa strategia arriva ora il Bison, il nuovo sistema antidroni sviluppato dalla holding High-Precision Systems di Rostec. Sarà presentato per la prima volta all’estero all’El Alamein International Airshow 2026, in Egitto, dall’8 al 10 settembre.

Il Bison è pensato soprattutto per i piccoli droni che volano a bassa quota e che possono essere difficili da colpire con i tradizionali sistemi antiaerei. Il sistema individua e segue automaticamente il bersaglio trasmettendo poi le informazioni alle postazioni di tiro equipaggiate con mitragliatrici PKT da 7,62 mm. Spetta infine all’operatore la decisione se aprire il fuoco.

Secondo Rostec, il Bison può funzionare da solo oppure essere collegato agli altri sistemi di sorveglianza e difesa. In pratica può ricevere informazioni dai radar e contribuire a sua volta a costruire un quadro più completo della situazione. Per l’azienda russa rappresenta l’ultimo livello di difesa, quello destinato a intervenire quando il drone è ormai vicino all’obiettivo e rimangono pochi secondi per reagire.

Il filo conduttore tra questi tre sistemi appare quindi chiaro: la Russia non punta soltanto ad ampliare la propria produzione di droni di varia categoria, ma punta anche a strutturare una difesa anti-drone multilivello, senza trascurare il potenziale commerciale per i mercati esteri.

Il SOKOL-08 serve a individuare le minacce e il Bison a intercettarle in prossimità degli obiettivi, mentre l’Harpia-A1 incarna il braccio offensivo di questa medesima strategia.

Se da un lato lo sviluppo di questi assetti risponde alle esigenze immediate delle Forze Armate russe sul fronte ucraino, dall’altro emerge chiaramente la volontà dell’industria della difesa di Mosca di consolidare la propria offerta sul mercato globale delle esportazioni.

Foto Rostec

 

Maurizio SparacinoVedi tutti gli articoli

Nato a Catania nel 1978 e laureato all'Università di Parma in Scienze della Comunicazione, ha collaborato dal 1998 con Rivista Aeronautica e occasionalmente con JP4 e Aerei nella Storia. Dal 2003 collabora con Analisi Difesa occupandosi di aeronautica e industria aerospaziale. Nel 2013 è ospite dell'Istituto Italiano di Cultura a Mosca per discutere la propria tesi di laurea dedicata a Roberto Bartini e per argomentare il libro di Giuseppe Ciampaglia che dalla stessa tesi trae numerosi spunti. Dall'aprile 2016 cura il canale Telegram "Aviazione russa - Analisi Difesa" integrando le notizie del sito con informazioni esclusive e contenuti extra provenienti dalla Russia e da altri paesi.

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