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  • Elvio Rotondo37 Articoli

    Nato a Cassino nel 1961, militare in congedo, laureato in Scienze Organizzative e Gestionali. Si occupa di Country Analysis. Autore del Blog 38esimoparallelo.com, collabora con il Think Tank internazionale “Il Nodo di Gordio”. Alcuni suoi articoli sono stati pubblicati su “Il Giornale.it", “Affari Internazionali”, “Geopolitical Review”, “L’Opinione”, “Geopolitica.info”.

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Roma, 3 lug. (askanews) - Sono oltre 36mila, tra morti e feriti, le vittime del terrorismo in Iraq nel 2014. Il bialncio di sangue, ad un anno dalla nascita dello Stato Islamico (Isis) autoproclamatosi il 29 giugno 2014, lo ha reso noto con un rapporto il ministero dei Diritti dell'Uomo iracheno. Oltre i morti e i feriti, il ministero ha censito anche altri danni provocati dalla furia distruttrice degli uomini del Califfato come la distruzione di ben 201 moschee e della fuga di circa mezzo milione di famiglie dalle province controllate dai Jihadisti: Ninive, al Anbar e Salhuddine.

"Il numero dei morti nel corso dell'anno scorso in tutte le province irachene ad eccezzione di Ninive, Salhuddine e al Anabr (quelle controllate dall'Isis, ndr) e la regione autonoma del Kurdistan è stato di 4722 persone uccise mentre quelle ferite sono state in 28.525", ha detto il ministero iracheno in un comunicato diffuso oggi. 

Pesante anche il bilancio delle vittime tra gli uomini dei media. Secondo i dati del ministero, dal 2013 al 2014 sono stati uccisi 406 giornalisti, "14 dei quali trucidati nel 2014". Tributo di sangue anche tra i magistrati che nel corso dell'anno appena passato hanno perso "sei giudici uccisi dai terroristi".

Nel rapporto del ministro viene censito anche il numero dei luoghi di culto musulmani distrutti dagli islamisti del Califfato; secondo i dati della Sovraintendenza sunnita dalla nascita dell'Isis a giugno ad oggi nelle zone controllate dagli uomini del Califfo Abu bakr al Baghdadi "sono stati colpiti 201 moschee". Ed infine stando ai dati del ministero della Migrazione, "nel 2014 sono state 493.990 le famiglie che sono fuggite dalle proprie province" a causa della violenza.

Il gruppo dello Stato Islamico sarebbe sempre più “disperato” e per rafforzare i suoi ranghi impiegherebbe anche donne in...

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