La Marina Danese dalla Guerra Fredda ai nostri giorni

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Il Regno di Danimarca è una nazione di forti tradizioni marittime dovute sia al carattere dei suoi abitanti sia alla geopolitica della sua collocazione tra il Baltico ed il Mar del Nord. La marina di questo paese scandinavo ha saputo modificare le sue strutture ed i suoi mezzi con una rapidità sorprendente in relazione ai cambiamenti epocali avvenuti negli ultimi trenta anni e l’insieme di queste modifiche non possono che definirsi “coraggiose”. Il problema strategico danese non è certo semplice, infatti lo spazio marittimo d’interesse non si limita al controllo degli accessi al Baltico, che sono condivisi in parte con la Svezia, ma comprende le ampie aree dei possedimenti delle Isole Faeroer e dell’immensa Groenlandia. Per difendere gli interessi nazionali la Marina è quindi politicamente e strategicamente importante. Inoltre la partecipazione, molto convinta, alla NATO e, forse un po’meno, all’Unione Europea ha sempre fatto partecipare l’insieme delle forze navali danesi alle attività di queste organizzazioni internazionali. Cavalcare il cambiamento della situazione strategica con rapidi provvedimenti innovativi non è cosa da poco soprattutto in ambito marittimo in considerazione dei lunghi tempi per la progettazione e la messa in servizio operativo di nuove unità navali, ma la Danimarca, come abbiamo detto coraggiosamente, vi è riuscita. La forza navale danese alla fine della Guerra Fredda (1989) era giustamente concentrata alla difesa degli “stretti baltici” in funzione anti Patto di Varsavia in modo da impedire che unità russe, polacche o tedesche dell’Est tracimassero dai loro porti baltici nel Mar del Nord. Per far ciò la Marina Reale, di soli 3.700 uomini circa, gestiva un gruppo di sommergibili di piccole dimensioni adatti ai bassifondi baltici, un consistente gruppo di motocannoniere missilistiche della classe Willemoes, dotate di siluri e di temibili missili “Harpoon”, tre grosse corvette da 1.400 t della classe Nils Juel anche’esse armate con gli “Harpoon” ed un buon gruppo di posamine per stendere i previsti campi minati a difesa delle proprie coste. In questa situazione la protezione dei territori lontani quali la Groenlandia era affidata ad un pattugliatore d’altura e ad imbarcazioni minori. Una quarantina di piccole imbarcazioni costiere era gestita dal ramo marittimo della Guardia Nazionale (Home Guard).
Già alla fine degli anni ’90 lo Stato Maggiore danese aveva peràò individuato l’importanza del cambiamento e aveva ordinato una serie di  14 unità convertibili, i famosi  Flyvefisken, che con un innovativo sistema di apparati e armi containerizzate potevano essere impiegate, con trasformazioni richiedenti poche ore nei porti di armamento dotati di apposite sistemazioni, quali pattugliatori multiruolo (con un pezzo da 76/62 e missili “Sparrow”), quali unità da interdizione (con missili “Harpoon”) e quali cacciamine (con sensori subacquei e mezzi teleguidati subacquei) o posamine (sino a 60 armi). Note come unità Standard Flex 300 queste navi ebbero una vasta pubblicità sulla stampa dell’epoca proprio per il loro valore innovativo non limitato all’armamento convertibile, ma anche alla costruzione dello scafo in fibra di vetro con forti caratteristiche anti-shock, alla motorizzazione Diesel/ Tag ed alla spinta automazione, che ne consentiva l’impiego con solo 4 ufficiali e 15-25 uomini (e donne) d’equipaggio. Nelle stesso periodo si mise mano alla costruzione di quattro grossi OPV, per il controllo dell’enorme ZEE danese, della classe Thetis o Stanflex 200. Queste navi di oltre 3.500 t armate con un solo pezzo da 76/62 potevano utilizzare i loro grandi spazi interni per aumentare le loro capacità belliche con sistemi in container come le loro sorelle minori tipo 300.
Con una perfetta comprensione della più importante caratteristica del potere marittimo, la flessibilità, la Marina Danese continuò sulla strada dell’innovazione coraggiosa e vista, dopo l’unificazione tedesca e la sparizione del Patto di Varsavia, il volatizzarsi della minaccia nel Baltico e la necessità in ambito ONU, NATO e UE di partecipare ad operazioni multinazionali oltremare, impostò una classe di unità totalmente innovative, che lo scrivente ha definito “fregate da sbarco”. Si tratta delle due grandi unità della classe Absalon o Stanflex 3000 di oltre 6.000 t di dislocamento con autonomia di circa 9.000 miglia a 15 nodi ed un possente armamento di un 127/62 (USA), missili “Harpoon”, missili AAW del tipo ESSM, CIWS da 35/90 e soprattutto un ampia stiva, accessibile da portelloni laterali, di 915 mq, che consente l’imbarco di 54 veicoli cingolati o di 10 “Leopard 2” dell’esercito danese. L’ampio ponte di volo e l’hangar consentono l’impiego di due grossi elicotteri tuttofare. Pur non essendo un vero LPD questa unità veramente multiruolo con grande capacità di comando e controllo permette alla piccola marina scandinava, basata tuttora su circa 3.800 persone, di partecipare ad interventi multinazionali sia come unità anfibia di buone prestazioni sia come una vera e propria fregata per la lotta ASuW e AAW.
Una grossa rinuncia è però avvenuta negli ultimi anni, dopo quasi un  secolo d’impiego, la Marina di Copenaghen ha dovuto abolire alla sua componente subacquea alienando i suoi U-boote. Continuando però con l’idea della forza “flessibile” stanno entrando in servizio delle nuove grandi fregate, che con il dislocamento degli incrociatori di trenta anni fa, sostituiranno le anziane Niels Juel in un ruolo decisamente più performante. Queste tre Stanflex 1000 ( o classe Iver Huitfeldt) dislocano 5.850 t ed hanno un armamento di un 127/62, missili contraerei “ Standard SM2” e “ Evolved Sea Sparrow”, missili antinave “Harpoon” , CIWS da 35/90,  lanciasiluri antisom ed elicotteri multiruolo. La Reale Marina Danese si presenta quindi nel secondo decennio del XXI secolo completamente rinnovata e con un profilo di alta tecnologia ed efficienza come dimostrano i molti interventi in formazioni multinazionali di questi ultimi anni dalla partecipazione alla UNIFIL nelle acque libanesi nel 2006-08 alla presenza degli Absalon, spesso anche come navi ammiraglie, nelle operazioni in Oceano Indiano antipirateria. L’innovazione non si è fermata al campo dei mezzi, ma ha fortemente influenzato l’organizzazione operativa della Flotta, che oggi è di fatto suddivisa in due Flottiglie (Squadron) a loro volta suddivise in Squadriglie (Division) composte da unità omogenee.
Infatti all’ Admiral Danish Fleet di Aarhus, che dipende direttamente dal comando interforze di Copenaghen , fanno capo i due suddetti Squadron. Il Primo con base a Frederikshaven, sul Kattegat, ha la giurisdizione sulle unità impiegate quali pattugliatori oceanici e su alcune unità addestrative e logistiche,suddivise in sette squadriglie, in particolare la Division 11 comprende i quattro OPV tipo Thetis, la Division 13 i sei pattugliatori minori della classe Diana, mentre la Division 15 raggruppa i rompighiaccio. Il Secondo Squadron, basato a Korsor nell’isola di Sjaelland sul Belt,  inquadra le unità maggiori ossia le tre nuove fregate Iver Huitfeldt (Division 21) ed i due Absalon (Division 22).  Altre “divisions” sono composte dalle unità minori da pattugliamento e da unità per la guerra di mine.
La Guardia Nazionale gestisce, con la sua componente marittima ( Naval Home Guard) 18 piccoli pattugliatori del tipo MHV 800 (da 83 t), 12 pattugliatori del tipo MHV 900 (da 113 t) ed altre unità minori, il controllo delle coste danesi con varie stazioni navali sparse sul territorio. La marina della Danimarca opera anche con due forze “speciali”, la prima composta da un gruppo di incursori adatti ad operazioni di sabotaggio, ma anche ad operazioni antiterrorismo, la seconda è invece composta da un gruppo di specialisti del clima artico (Sirius Artic Patrol) che opera in Groenlandia in operazioni di controllo del territorio. Alle dipendenze del comandante della Flotta è stato recentemente creato un comando proiettabile noto come Danish Task Group, condotto da un Commodoro ed incaricato di dirigere l’attività addestrativa ed operativa sia in tempo di pace che durante le crisi internazionali.
L’organizzazione navale danese si completa con un comando logistico, che sovraintende alle due grandi basi navali ed alle numerose “stazioni navali” con capacità di sostegno tecnico e logistico, e con l’organizzazione scolastica, comprendente l’Accademia Navale, la Scuola Sottufficiali e cinque centri specialistici. In conclusione la Kongelige Danske Marine si presenta oggi come una forza navale moderna, efficiente e ben tagliata sui compiti assegnati da una politica sia interna che estera, che non crede all’integrazione spinta (vedi il mancato accesso alla moneta comune, l’euro), ma che non manca di essere presente quando ritenuto importante (come nelle acque del Libano o, più recentemente, in quelle dell’Oceano Indiano). Ci sembra che le coraggiose decisioni degli ultimi anni abbiano prodotto uno strumento navale veramente significativo.

Pier Paolo RamoinoVedi tutti gli articoli

L'ammiraglio Ramoino è Vice Presidente del Centro Universitario di Studi Strategici e Internazionali dell'Università di Firenze, Docente di Studi Strategici presso l'Accademia Navale di Livorno e cultore della materia presso la Cattedra di Storia delle Relazioni Internazionali dell'Università Cattolica del S. Cuore a Milano. Dal 1982 a tutto il 1996 ha ricoperto le cattedre di Strategia e di Storia Militare dell'Istituto di Guerra Marittima di Livorno, di cui è stato per dieci anni anche Direttore dei Corsi di Stato Maggiore. Nella sua carriera in Marina ha comandato diverse unità incluso il caccia Ardito e l'Istituto di Guerra Marittima.

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