Se il sergente Garcia è più forte di Zorro

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Da bambino ero un fan dei telefilm di Zorro, con l’atletico Diego de la Vega che si prendeva regolarmente gioco del sergente Garcia e dei suoi lancieri non altrettanto agili. Il ricordo mi è tornato alla mente leggendo le recenti notizie sulle normative militari in relazione all’obesità di uomini e donne con le stellette. Molti giornali hanno ironizzato sull’argomento, tirando in campo “palla di lardo“ del film Full metal racket o Rambo.

L’Esercito (ovvero la forza armata. che più di ogni altra deve affidarsi al valore “uomo” più che a quello del “sistema d’arma”) ha adottato misure relative al mantenimento di un’adeguata capacità fisica sin dagli anni ’90 e più recentemente, su impulso del Capo di stato maggiore dell’Esercito dell’epoca, generale Claudio Graziano che emanò una serie articolata di disposizioni tendenti al contrasto all’obesità.

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Problema certo presente non solo tra i militari italiani (come testimoniano le foto che illustrano l’articolo), non tanto estetico ma essenzialmente operativo, soprattutto per i reparti di fanteria e del genio ai cui soldati sono attribuiti compiti che richiedono elevata prestanza fisica. Un problema che si è ulteriormente accentuato con l’inevitabile invecchiamento di reparti in cui la componente in servizio permanente è decisamente in sovrannumero.

Nei giorni scorsi una reiterazione di tali normative, probabilmente più articolata e vincolante delle precedenti, è stata bloccata su intervento della ministra della Difesa che ha stoppato il provvedimento e chiesto di predisporre una direttiva che riguardi anche Aeronautica, Marina e Carabinieri.

Fonti del Ministero hanno dichiarato di “voler intervenire ma non con provvedimenti scomposti” anche se sono quasi dieci anni che il problema viene affrontato, almeno dall’Esercito!

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In proposito la Ministra Trenta ha scritto sulla propria pagina face book:“Se è vero che l’obesità è un problema, i militari sovrappeso devono essere seguiti. Abbiamo visto casi di soldati abbandonati o spinti persino a operarsi per riduzioni dello stomaco. Non è così che si affronta un problema, ma seguendo i militari e aiutandoli e la circolare andrà proprio nella direzione di un supporto al personale che soffre di obesità. La soluzione non è metterli alla porta ma aiutarli.

E la nuova circolare servirà proprio a questo:

  • a tracciare un percorso di sostegno ai militari di tutti i gradi e categorie che soffrono di obesità, per tutelarne la salute;
  • ad eliminare disparità di trattamento tra personale appartenente a diverse Forze Armate;
  • a considerare maggiormente parametri influenti sul peso quali l’età, l’incarico, il reparto di impiego e mansioni attribuite;

Insomma, un ulteriore passo avanti per la tutela del personale!”

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Sicuramente, qualsiasi disposizione può essere migliorata e, come disposto dalla ministra, ha senso sia estendere tali disposizioni a tutto il personale militare (ma anche a quello delle forze di polizia a statuto civile) sia che le future disposizioni interforze tengano conto di differenze anagrafiche e di impiego del personale.

Resta il fatto che, conoscendo i meccanismi del nostro Paese, bloccare una disposizione interna di una singola forza armata (peraltro oggetto di anni di sperimentazione) in attesa di un’ipotetica, futura normativa interforze che possa contemperare le esigenze dell’intero comparto difesa (dall’incursore paracadutista al carabiniere forestale), potrebbe rimettere tutto in discussione e procrastinare per anni qualsiasi decisione, probabilmente anche a dopo la scadenza della legislatura e del mandato dell’attuale governo.

Il rischio è che venga di fatto negata la natura specifica della “militarità”, che richiede al soldato anche di essere disposto a combattere e capace di combattere.

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Il timore è che si imponga una visione “occupazionale” in cui le Forze Armate servano innanzitutto a fornire posti di lavoro e stipendi pubblici. La priorità sembra essere che i militari vengano arruolati il più possibile a tempo indeterminato e che siano dislocati vicino ai luoghi di origine senza tener conto delle possibilità addestrative in termini di poligoni presenti o delle esigenze operative di controllo del territorio.

In quest’ottica, s’inserisce anche la sindacalizzazione su cui si potrebbe non aver nulla in contrario se non andasse a incidere sull’operatività dello strumento militare.

Viene, insomma, dimenticato che ai militari è chiesto di essere in grado di combattere e per conseguire tale capacità, il soldato deve ispirarsi a un’etica e mantenere degli standard, anche in campo fisico, che non possono essere sempre compatibili con quelli dello Statuto dei Lavoratori. A meno che non si voglia rischiare di avere nei reparti militari più sergenti Garcia che Zorro.

Foto tratte da: Dagospia, Zorro e Full metal Jacket

 

Antonio Li GobbiVedi tutti gli articoli

Nato nel '54 a Milano da una famiglia di tradizioni militari, entra nel '69 alla "Nunziatella" a Napoli. Ufficiale del genio guastatori ha partecipato a missioni ONU in Siria e Israele e NATO in Bosnia, Kosovo e Afghanistan, in veste di sottocapo di Stato Maggiore Operativo di ISAF a Kabul. E' stato Capo Reparto Operazioni del Comando Operativo di Vertice Interforze (COI) e, in ambito NATO, Capo J3 (operazioni interforze) del Centro Operativo di SHAPE e Direttore delle Operazioni presso lo Stato Maggiore Internazionale della NATO a Bruxelles. Ha frequentato il Royal Military College of Science britannico e si è laureato con lode in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Trieste.

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