Chantiers de l’Atlantique: la Ue silura l’Italia per favorire l’intesa franco-tedesca?

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(aggiornato alle ore 16)

Dopo il prolungato braccio di ferro tra Roma e Bruxelles sulla Legge Finanziaria del Governo Conte, la Commissione Europea non cessa di attaccare l’Italia e i suoi interessi. Nel mirino è finita ora l’acquisizione da parte di Fincantieri degli Chantiers de l’Atlantique (ex Stx), contestata ora dall’antitrust europeo col risultato di gettare incertezza sui tempi e sulla finalizzazione dell’operazione che punta a far nascere un colosso della cantieristica navale capace di competere a livello mondiale.

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La Commissione Ue ha annunciato ieri che metterà sotto esame l’acquisizione accogliendo la richiesta presentata da Francia e Germania che chiedevano di esaminare l’offerta di Fincantieri alla luce del regolamento sulle concentrazioni. Secondo la Commissione l’operazione «potrebbe nuocere in misura significativa alla concorrenza nel settore della costruzione navale, in particolare per quanto riguarda il mercato mondiale delle navi da crociera».

Bruxelles ha poi chiarito che la Francia ha presentato alla Commissione una “domanda di rinvio” che “permette a uno o più Stati membri di chiedere” all’Antitrust europea “di esaminare una concentrazione che, pur non rivestendo una dimensione europea, incide sugli scambi all’interno del mercato unico e rischia di incidere in misura significativa sulla concorrenza nei territori degli Stati membri che presentano la richiesta. La Germania si è associata alla richiesta di rinvio trasmessa dalla Francia”.

Giochi di parole resi ancora più offensivi dalle “giustificazioni” di Parigi, dove fonti dell’Eliseo hanno precisato che “a seguire il dossier è la Commissione europea, la Francia non ha chiesto assolutamente nulla. Non bisogna in alcun modo vederlo come una forma di ritorsione politica”.

Eppure, come per le contestazioni alla manovra finanziaria italiana, vi sono molte ragioni che rendono impossibile non cogliere il valore essenzialmente politico dell’ennesimo attacco della Commissione Ue all’Italia e al suo governo. Specie dopo l’aspro confronto franco-italiano di questi giorni sulle manifestazioni dei “gilet gialli” e in vista del nuovo trattato di cooperazione franco-tedesca che Merkel e Macron firmeranno il 22 gennaio.

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Fincantieri aveva firmato nel febbraio 2018 (foto a lato) l’accordo di compravendita per il 50% di Stx France cui si aggiunge l’uno per cento dato “in prestito” dallo Stato francese, ma con diritto di recesso per 12 anni qualora l’Italia non rispetti i suoi impegni.

A maggio l’accordo venne aveva notificato alla Commissione europea che aveva però concluso che la soglia di fatturato dell’operazione non aveva una “dimensione europea” tale da giustificare l’esame di Bruxelles.

La commissaria alla concorrenza, l’esponente della sinistra radicale danese Margrethe Vestager  aveva quindi rinviato alle autorità nazionali l’esame del delicato dossier ma a far cambiare idea a Bruxelles ha provveduto la richiesta di Parigi di un nuovo esame da parte dell’antitrust Ue, presentata a novembre scorso rifacendosi all’articolo 22 del regolamento europeo sulle concentrazioni: uno o più Stati membri possono chiedere alla Commissione di esaminare una concentrazione che, pur non rivestendo una dimensione europea, incide sugli scambi all’interno del mercato unico e in modo significativo sulla concorrenza negli Stati che presentano la richiesta.

La Germania si è associata alla richiesta francese il 23 novembre scorso. E questa volta, dopo le pressioni franco-tedesche (non certo ininfluenti negli ambienti comunitari) la Commissione Ue ha improvvisamente intravisto i rischi per “la concorrenza nel settore della costruzione navale, in particolare per quanto riguarda il mercato mondiale delle navi da crociera”.

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L’operazione varata da Fincantieri per acquisire la maggioranza dei cantieri STX è iniziata esattamente due anni ore sono: strano e forse non casuale che la Commissione si ponga solo ora il problema.

Strano che accorpamenti ben più consistenti come quelli del gruppo industriale aerospaziale franco-tedesco Airbus non abbiano sollevato dubbi riguardo a libera concorrenza e anti trust ed è strano, per restare in campo cantieristico, che nel 2014  l’acquisto dei cantieri finlandesi di Turku (ceduti da STX) da parte della società tedesca Mayer Verth non abbia suscitato dubbi simili a Bruxelles nel settore della produzione di navi da crociera.

Dubbi che alla Ue come a Parigi e Berlino nessuno si pose neppure quando gli stessi Chantiers de l’Atlantique vennero controllati per anni dal gruppo sudcoreano STX Offshore & Shipbuilding.

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Immediate e giustificate le reazioni del governo italiano, soprattutto da parte di esponenti della Lega. Il premier Giuseppe Conte si è detto sorpreso “Riterrei strano che fossero imposti ostacoli. Mi auguro che non ci siano”.

Il vice premier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha parlato di “ennesima dimostrazione del fatto che l’Europa non esiste o esiste a senso unico” e di “ricorso di Francia e Germania contro un’azienda italiana che rispettando tutte le regole e tutti i limiti, parlo di Fincantieri, ha osato acquisire una società francese nel settore della cantieristica navale. Non capisco perchè quando una azienda italiana, rispettando limiti e regole, si espande va all’ estero acquista e cresce e dà lavoro, in Europa, a Parigi o Berlino, qualcuno fa ricorso. Non è così che funziona la libera concorrenza. Quando sono i francesi a comprare, va tutto bene: sono stufo. Rappresento un governo che non ha più intenzione di piegarsi a interessi economici di altri Paesi. Se L’ Europa esiste ci sia parità di regole e condizioni di mercato per tutti, altrimenti ne trarremo le conseguenze”.

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Senza peli sulla lingua la valutazione del sottosegretario agli Esteri, Guglielmo Picchi: “La posizione dell’antitrust europeo è la riprova che questa UE non funziona ed è pregiudizievole dei nostri interessi nazionali”.

“Stesse regole, stesse condizioni di mercato: questo è quello che ci si deve aspettare dall’ Europa” afferma in una nota il sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi.

Il viceministro allo Sviluppo Economico Dario Galli (Lega)ha detto che “l’Unione europea dimostra di far di tutto per screditarsi agli occhi dei cittadini europei in generale e italiani in particolare”. Circa i cantieri francesi ha notato che quando “c’era un proprietario asiatico e andava tutto bene, ora che arriva una proprietà comunque europea, di una grande azienda che fornisce tutte le garanzie del caso si mette di mezzo l’Unione europea? E’ assurdo, ed è perfino difficile commentare questa notizia. Non si trova una qualunque ragione per comprendere la decisione dell’Ue”.

Pungente il commento di Guido Crosetto, presidente della Federazione aziende italiane aerospazio e Difesa (AIAD) ed ex sottosegretario alla Difesa: “La Ue, su richiesta di Francia e Germania, deciderà se l’acquisizione di Stx da parte di Fincantieri può nuocere alla concorrenza europea e mondiale. Invece Airbus va bene così com’è, padrona assoluta in Europa e oligopolista nel mondo. Ma Airbus è franco-tedesca”.

“Fincantieri, italiana, (5/6 mld di fatturato) non può comprare Stx (ex cantiere coreano fallito) ma Airbus, franco-tedesca, (70 mld di fatturato) può fare man bassa di tutte le aziende europee che le interessano e Thales, francese, (16 mld di fatturato) può monopolizzare l’elettronica nella UE” ha aggiunto.

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L’intervento di Bruxelles farà slittare quanto meno i tempi se non le condizioni di un’acquisizione che il governo francese ha sempre cercato di ostacolare e che la Commissione Ue potrebbe imporre di modificare e, possiamo starne certi, non certo a vantaggio dell’Italia e di Fincantieri.

Considerando il crollo verticale della credibilità dell’Unione Europea e soprattutto dell’attuale Commissione, ormai in scadenza, non ci sarebbe da stupirsi se l’iniziativa dell’antitrust di Bruxelles trovasse presto una chiara spiegazione nell’ottica degli interessi franco-tedeschi.

Non dovremmo forse stupirci se il nuovo trattato di cooperazione franco-tedesca, che Merkel e Macron firmeranno il 22 gennaio e che punta all’obiettivo di “creare una grande convergenza” tra i due paesi,  evidenziasse l’interesse delle due potenze europee a rinsaldare i rapporti anche in ambito cantieristico.

In questo caso l’improvviso freno posto dalla Ue all’operazione di Fincantieri si spiegherebbe non solo come l’ennesimo oltraggio a Roma ma anche come strumento utile a guadagnare tempo per favorire l’ingresso di società e capitali tedeschi, invece che italiani, nei Chantiers de l’Atlantique.

@GianandreaGaian

Foto: EPA, ANSA, Chantiers de l’Atlantique, Ministero dell’Interno, Governo.it e Fincantieri

 

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Bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Attualmente collabora con i quotidiani Il Mattino, Il Messaggero, Libero e Il Corriere del Ticino, con università e istituti di formazione militari ed è opinionista delle reti TV e radiofoniche RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7, Capital e Radio24. Ha scritto "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" ed è coautore di "Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”.

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