L’export militare ai sauditi fa scricchiolare l’asse franco-tedesco

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La Germania estende di altre tre settimane, fino a fine marzo, il divieto di esportazioni di armamenti verso l’Arabia Saudita. “Abbiamo preso questa decisione anche con lo sguardo rivolto verso lo Yemen. Siamo convinti che si debba mettere fine il prima possibile a quella guerra” ha detto il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas

In un primo momento, l’ embargo temporaneo dell’export di armiverso Riad era stata prorogato fino al 9 marzo ma  Maas ha affermato che fino alla fine del mese non dovranno essere effettuate neanche le esportazioni “già autorizzate”. Il ministro socialdemocratico ha poi aggiunto che “osserveremo durante questo mese quali saranno gli sviluppi, anche in relazione con il conflitto nello Yemen”. Il temporaneo divieto di esportare armi verso l’ Arabia Sauditaera stato deciso dopo l’ assassinio del giornalista saudita JamalKhashoggi. Critiche nei confronti della decisione tedesca eranoarrivate recentemente dalla Francia e dalla Gran Bretagna ma anche da Berlino.

Il nuovo leader dei democratici cristiani della Germania, Annegret Kramp-Karrenbauer (foto sotto), aveva accusato il 28 febbraio i socialdemocratici (SPD) di mettere a repentaglio l’industria e l’occupazione della Difesa, rifiutando di attenuare la sua posizione sulle forniture di armi all’Arabia Saudita.

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L’SPD, partito minore della coalizione di governo, vorrebbe estendere un blocco unilaterale delle esportazioni di armi tedesche all’Arabia Saudita, nonostante le pressioni di Gran Bretagna e Francia per invertire la rotta e il rischio di richieste di indennizzo da parte di Riad.

Già mobilitatisi contro il coinvolgimento saudita nella guerra in Yemen, i due partiti tedeschi hanno concordato di vietare future vendite di armi in Arabia Saudita ma resrtano in disaccordo sull’opportunità di prorogare temporaneamente le consegne di forniture precedentemente approvate, provvedimento ora rinnovato fino a fine marzo.

Sul tema “sono in atto colloqui interni al governo e ci saranno decisioni entro il mese di marzo” aveva annunciato il 1° marzo il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert ma pare evidente che l’SPD voglia evitare ulteriori perdite di consensi tra l’elettorato pacifista di sinistra ma analisti e osservatori ritengono improbabile che la disputa venga risolta prima delle elezioni europee di maggio abbinate al voto in diversi lander.

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Kramp-Karrenbauer ha ammesso che la coalizione aveva accettato di imporre regole più severe all’industria della Difesa tedesca ma ha detto che “è fondamentalmente sbagliato interpretare tali regole in modo da ridurre sostanzialmente le esportazioni al nulla”.

Se questo era il suo obiettivo, l’SPD dovrebbe essere chiaro e spiegare chiaramente le sue intenzioni alle aziende interessate e ai loro lavoratori, ha affermato la leader del CDU.

Gran Bretagna e la Francia hanno esortato la Germania a esentare i grandi progetti di Difesa dalla moratoria per non danneggiare la sua credibilità commerciale ma anche un export europeo che vede Stato e aziende coinvolte in programmi comuni e consorzi.

La Gran Bretagna sta combattendo per preservare una vendita a Ryadh di 48 ulteriori cacciabombardieri Typhoon (contratto del valore stimato in 10 miliardi di sterline) prodotti dal consorzio anglo-tedesco-spagnolo-italiano Eurofighter che il boicottaggio tedesco potrebbe compromettere con gravi danni d’immagine e finanziari per il colosso britannico BAE Systems ma anche per diverse aziende italiane prima tra tutte Leonardo.

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La Francia ha anche minacciato di annullare gli accordi con Berlino per lo sviluppo congiunto di nuovi armamenti (caccia europeo di 6a generazione e nuovi modelli di carri, veicoli blindati e artiglieria) se la Germania non accetterà un accordo giuridicamente vincolante che consenta di bloccare le esportazioni solo quando i loro “interessi diretti o la sicurezza nazionale sono compromessi”.

Kramp-Karrenbauer ha affermato che le reazioni allo stop dell’export verso Ryadh potrebbero portare all’esclusione della Germania dai programmi militari congiunti futuri e ha affermato che è “altamente problematico” il fatto che le rigide normative tedesche in materia di controllo delle esportazioni minaccino un programma di sicurezza congiunto.

Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron hanno infatti dichiarato a fine febbraio di voler rafforzare la cooperazione di Difesa tra i due paesi sviluppando un’industria delle armi congiunta e concordando una posizione comune sulle esportazioni di armi.

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Giusto per comprendere le reazioni dell’industria della Difesa europea il colosso franco-tedesco-spagnolo Airbus ha deciso di ridisegnare l’aereo da trasporto militare C295 che viene costruito in Spagna per rimuovere i componenti tedeschi e renderlo quindi esportabile in Arabia Saudita.

L’amministratore delegato di Airbus, Tom Enders, ha detto all’inizio di febbraio che la società potrebbe prendere in considerazione la possibilità di realizzare prodotti privi di parti tedesche dopo che nell’ottobre 2018 la Germania ha deciso unilateralmente di respingere le future licenze di esportazione e di congelare le consegne già approvate.

Le fonti di Airbus hanno però precisato alla Reuters che tale strada non sarebbe percorribile con il Typhoon, che ha circa un terzo delle sue componenti “made in Germany”.

La vicenda rischia quindi di creare profonde crepe nel patto d’acciaio Parigi-Berlino celebrato dal recente Trattato di Aquisgrana e di allontanare ancora di più la Gran Bretagna dalle partnership europee. Sarebbe utile, specie in questo delicato contesto, avere qualche segnale circa il posizionamento della Difesa italiana.

 

Gianandrea GaianiVedi tutti gli articoli

Bolognese, laureato in Storia Contemporanea, dal 1988 ha collaborato con numerose testate occupandosi di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal febbraio 2000 dirige Analisi Difesa. Attualmente collabora con i quotidiani Il Mattino, Il Messaggero, Libero e Il Corriere del Ticino, con università e istituti di formazione militari ed è opinionista delle reti TV e radiofoniche RAI, RSI, Mediaset, Sky, La7, Capital e Radio24. Ha scritto "Iraq Afghanistan, guerre di pace italiane" ed è coautore di "Immigrazione: tutto quello che dovremmo sapere" e “Immigrazione, la grande farsa umanitaria”.

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