Ordine, ordine! Organizziamoci!

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La proposta urlata e disperata con la quale si conclude la vecchia e politicamente scorrettissima barzelletta dell’ometto emerso spaventato dal carnaio di un’orgia dalla quale ha tratto solo dolori imprevisti, potrebbe essere la stessa delle attuali Forze Armate alla ricerca di ordine in un’attualità che sembra fatta apposta per violentarle.

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Sembrava, infatti, allettante l’invito all’orgia della professionalizzazione che ci avrebbe emancipato dalla leva e introdotti nella dimensione dei “diritti”; dell’apertura alle pari opportunità per tutti i sessi, varianti incluse, che doveva riempire di una luce nuova il triste monastero laico per soli uomini delle nostre caserme; della saldatura tra Sicurezza e Difesa che consentiva migliori appigli nella nostra classe politica, tradizionalmente più attenta a chi fa la guardia alla saracinesca del negozio di famiglia che a chi si occupa di patrie e di difese da nemici nei quali non si crede più. Sembrava allettante, e ora ne vediamo i risultati.

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Il termine professionista è ormai passato nel gergo comune per definire il militare, a prescindere da grado e funzione, e il grado stesso è diventato poco più di un riconoscimento per gli anni di servizio, senza tenere conto della formazione e dell’esperienza del personale.

Questo, almeno, parrebbe essere lo spirito del recente provvedimento col quale, in ossequio a ragioni che fanno a cazzotti con una professione nella quale il merito ha più motivi che in altre di essere valorizzato, verranno promossi Marescialli moltissimi Volontari in Servizio Permanente semplicemente superando una facile test scritto e un corso “crash” di tre mesetti.

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Una sanatoria ben peggiore di quelle alle quali ci ha abituati la tradizione politica di questi decenni e che ha costellato le nostre bellissime coste di ecomostri vergognosi. Sul web circolano le immagini desolanti di panciuti “caporal maggiori capi scelti Garcia” che cercano di sfuggire alla spada del “Colonnello Zorro” proponendosi per impieghi più consoni alle loro caratteristiche di soldati in disarmo; il tutto a spese di Marescialli veri, trafilati attraverso selezioni ed iter formativi rigorosissimi ed alla faccia di Sergenti molto più specializzati ed esperti di loro.

Per chi optasse per altre soluzioni più comode, invece, è stata intanto aperta una nuova carriera nelle associazioni sindacali finalmente ammesse anche per le Forze Armate, col plauso della Ministro, entusiasmata all’idea di portare una nuova ventata culturale tra le stellette.

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Ce n’era proprio bisogno, verrebbe da dire, visto l’abisso di ignorante prevaricazione nel quale erano stati cresciuti i militari del passato. Gentaglia!

Anche per questi nuovi difensori dei “diritti”, non si bada a spese in termini di giro-vita e pare sia stata fatta apposta (ma non è certamente così) la nuova disposizione che pare voglia superare l’antiquata e prevaricante regola dell’indice di massa corporea, voluta da qualche generalone pre-rivoluzione culturale ed affondata dal nuovo corso in via XX settembre.

Grazie ad essa, molti dei rappresentanti di quella varia umanità ora in cerca di nuovi sbocchi professionali para-simil-post-militari verrebbero messi dentro da mattina a sera per oltraggio all’uniforme.

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Quanto alla ventata pariopportunitaria, non si è limitata ad una benefica inclusione del gentil sesso nella struttura militare, facendogli coprire ruoli certamente più consoni alla maggiore capacità di concentrazione femminile, ma l’ha voluto spalmare in tutti gli incarichi, anche in quelli più sbilanciati nel campo atletico, a costo di abbassare o addirittura eliminare gli antichi standard fisici, per aprire le porte a tutte e tutti.

E, quel che è peggio, con l’apertura al “secondo” sesso non si è potuto far argine al terzo, al quarto, al quinto eccetera, che già da anni facevano capolino nella speranza di uno sdoganamento assoluto e liberatorio….. che con l’acquisizione delle stellette sul bavero può dirsi completamente acquisito. Complimenti!

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Ed ecco le liturgie della nuova religione militar-pariopportunitaria (con alcuni più pari degli altri) dove il ponte di sciabole, vecchio e romantico omaggio della virilità militare alla gentilezza della sposa viene sprecato per omaggiare due lui o due lei in uniforme che si scambiano effusioni di fronte ai colleghi/e commossi/e (la caduta in disuso di termini come camerata o commilitone in questo caso è da salutare con sollievo).

Nel mentre, soldati privati della possibilità dell’addestramento a causa della carenza di tempo, risorse finanziarie e poligoni, senza prospettive di elaborare quella motivazione e quello spirito di corpo che derivano solo (solo) dalle difficili prove da superare assieme, perdono tempo facendo la ronda davanti alla casa di qualche magistrato o nel gazebo di fronte a qualche ambasciata, in un ruolo di poliziotti di serie B o C che umilia le loro caratteristiche e capacità.

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Il loro intervento risolutore nel fermo di qualche borseggiatore o nell’immobilizzazione dell’ubriaco di turno troverà senz’altro il giusto spazio sulla stampa locale. Uno di questi rappresentava un mio piccolo successo: ero riuscito a convincerlo ad arruolarsi in una bella specialità della fanteria. Ora, dopo mesi di frustrante piantonamento di fronte ad una sinagoga e con la prospettiva di un ridislocamento nello stesso ruolo davanti all’abitazione di un sindaco anticamorra da qualche altra parte, si sta convincendo che la cosa non fa per lui. Come diceva Caio Gregorio, “er guardiano der Pretorio” dei Caroselli di cinquant’anni fa, “fa la guardia nun je piace” e se a guardia e ladri deve giocare, meglio provarci nella polizia vera.

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Magari, in quella penitenziaria o nei Vigili Urbani. Spero ardentemente che ci ripensi, perché non sa cosa si perde, poverino. Anzi, non sa cosa si perderebbe se anziché trattare le Forze Armate quale serbatoio dal quale trarre risorse finanziarie e facili voti, i nuovi reggitori della Difesa si occupassero di impiegarle per la loro missione. Che in pace è, prima di tutto, la preparazione a quando la pace non ci sarà più.

Ma già! Tanto siamo in un’epoca tranquilla e al centro dell’Oceano Pacifico dove, grazie a qualche arguto articolo costituzionale sostenuto da conseguenti provvedimenti di legge discendenti, siamo riusciti a far trasmigrare lo Stivale parecchi decenni fa.

Ma la storia, come sempre, esigerà il suo prezzo, e la responsabilità delle magagne causate da una classe politica ostile per costruzione ai militari la pagheranno i militari stessi, come in passato caricati di colpe non loro. E, quel che è peggio, la pagherà il nostro popolo.Deja vù.

Foto: Difesa.it ed Esercito Italiamo

Vignetta: Alberto Scafella

Immagini tratte dai film:  Zorro, Full Metal Jacket, Il colonnello Buttiglione, Pasqualino cammarata capitano di fregata

 

Marco BertoliniVedi tutti gli articoli

Generale di corpo d'armata, attualmente Presidente dell'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia, è stato alla testa del Comando Operativo di Vertice Interforze e in precedenza del Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali, della Brigata Paracadutisti Folgore e del 9° reggimento incursori Col Moschin. Ha ricoperto numerosi incarichi in molti teatri operativi tra i quali Libano, Somalia, Balcani e Afghanistan.

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