Starmer lascia in eredità spese militari per 298 miliardi in quattro anni

 

 

Il primo ministro uscente del Regno Unito, Keir Starmer, ha presentato ieri il nuovo Piano per gli investimenti della difesa (Dip), un piano decennale destinato a ridisegnare le capacità’ militari del Paese attraverso un incremento di 15 miliardi di sterline (17,3 miliardi di euro) per gli investimenti del settore nei prossimi quattro anni.

Il documento, atteso da mesi e rinviato più volte a causa di un duro confronto tra il ministero della Difesa e quello Tesoro, rappresenta uno degli ultimi atti politici di Starmer prima del passaggio di consegne al probabile successore Andy Burnham, e punta a rafforzare le forze armate britanniche in risposta al deterioramento dello scenario internazionale, dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente.

Secondo il piano, la spesa complessiva per la difesa raggiungerà’ 298 miliardi di sterline (345,5 miliardi di euro) nel quadriennio 2026-2030, con un aumento reale del 27 per cento rispetto ai livelli del 2023-2024. Starmer ha definito l’intervento “un enorme cambiamento storico per il nostro Paese e un’eredità di cui vado orgoglioso”, sottolineando che gli investimenti porteranno “quasi 300 miliardi di sterline nei prossimi quattro anni per sostenere le nostre forze armate e rafforzare la nostra sicurezza nazionale”. Il premier ha inoltre assicurato che “abbiamo esaminato ogni singola sterlina” per garantire che le risorse producano risultati concreti, annunciando anche una riforma del sistema di approvvigionamento del ministero della Difesa per migliorare l’efficienza della spesa.

“Viviamo in un mondo più pericoloso e più instabile di qualsiasi altro momento degli ultimi decenni”, ha affermato il premier, ricordando che le guerre in Ucraina e Medio Oriente, le campagne di disinformazione, gli attacchi alle infrastrutture critiche e le crescenti attività ostili di Stati stranieri dimostrano come “le minacce non siano più remote”.

La spesa annua passerà progressivamente dai 54 miliardi ereditati dal precedente governo a quasi 80 miliardi entro il 2029, con una crescita reale del 27%, facendo salire il bilancio della difesa dal 2,3% al 2,7% del PIL, primo passo verso il raggiungimento del 3% nella prossima legislatura. Parallelamente Londra conferma l’impegno assunto in ambito NATO di destinare il 5% del PIL alla sicurezza complessiva, comprendendo difesa, sicurezza energetica e protezione delle infrastrutture strategiche; il Defence Investment Plan consente già di raggiungere il 4,2% di tale obiettivo.

Starmer ha insistito sul fatto che il programma è interamente finanziato, escludendo il ricorso a nuovo debito pubblico. “I defence bonds sono semplicemente debito con un altro nome“, ha dichiarato, spiegando che l’intero piano sarà sostenuto attraverso una riallocazione della spesa in conto capitale dei ministeri, pari a un penny per ogni sterlina investita, accompagnata dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico sottoutilizzato e da un maggiore contributo dei dipartimenti dotati dei più elevati bilanci di investimento.

Questa scelta comporterà il rinvio o la revisione di alcuni programmi infrastrutturali civili, in particolare nei settori dei trasporti e dell’energia, ritenuti “importanti ma non immediatamente vitali“. “Si tratta di compiere le scelte necessarie, le scelte giuste per proteggere la nostra nazione”, ha spiegato il premier. La distribuzione delle nuove risorse evidenzia il cambio di paradigma perseguito dal governo britannico.

Oltre 64 miliardi di sterline saranno destinati al rinnovamento della deterrenza nucleare nazionale, comprendendo la costruzione dei nuovi sottomarini strategici della classe Dreadnought, il programma SSN-AUKUS, lo sviluppo della nuova testata nucleare interamente di produzione britannica (senza la cooperazione con gli Stati Uniti) e l’acquisizione di 12 velivoli F-35A, che consentiranno alla Royal Air Force di rientrare nella componente  nucleare tattica aerea della NATO.

Un secondo pilastro riguarda la superiorità aerea di nuova generazione. Il governo investirà 8,6 miliardi di sterline nel Global Combat Air Programme (GCAP) sviluppato con Italia e Giappone, destinato alla realizzazione del caccia stealth di sesta generazione che sostituirà progressivamente l’Eurofighter Typhoon. Starmer ha definito il programma “lo sviluppo dei caccia stealth di sesta generazione che garantiranno la sicurezza dei nostri cieli per i decenni a venire e ricostruiranno le fondamenta di un’industria aeronautica britannica sovrana“.

Il terzo asse strategico riguarda la rivoluzione dei sistemi senza equipaggio. Il Defence Investment Plan assegna oltre 5 miliardi di sterline allo sviluppo di droni, piattaforme autonome e intelligenza artificiale, il maggiore investimento mai realizzato dal Londra in questo settore. La Royal Navy evolverà verso una Hybrid Navy, nella quale fregate e unità maggiori opereranno integrate con mezzi navali autonomi di superficie e subacquei coordinati attraverso sistemi di intelligenza artificiale.

La Royal Air Force svilupperà velivoli da combattimento collaborativi destinati ad affiancare Typhoon e futuro GCAP, mentre l’Esercito sarà profondamente riorganizzato attraverso droni d’attacco, piattaforme ISR, munizioni circuitanti, sistemi contro-UAS, missili a lungo raggio e veicoli corazzati, con l’obiettivo dichiarato di renderlo “dieci volte più letale”.

Il piano prevede inoltre oltre 500 milioni di sterline per nuove capacità destinate ai Royal Marines e alle Forze Speciali e 115 milioni per rafforzare le difese contro le minacce derivanti dall’intelligenza artificiale. La modernizzazione militare viene tuttavia concepita anche come politica industriale

Starmer valuta che verranno creati circa 60.000 nuovi posti di lavoro altamente qualificati e prevede di istituire una nuova Defence Export Facility da 50 miliardi di sterline, la più ampia espansione del sostegno pubblico alle esportazioni nella storia centenaria di UK Export Finance.

“Back British” diventa così il principio guida dell’intero programma, destinato a rafforzare la competitività dell’industria nazionale, integrare start-up e PMI nella filiera della difesa e consolidare l’autonomia tecnologica britannica. Il premier ha infine ribadito che la nuova postura militare non rappresenta un allontanamento dagli Stati Uniti, bensì un contributo a una NATO più europea e più forte, nella quale Londra intende mantenere un ruolo guida attraverso programmi con Germania, Norvegia, Italia e Giappone.

Il sostegno all’Ucraina rimane parte integrante della strategia britannica. “Questo è il momento di aumentare la pressione, sostenere la difesa dell’Ucraina e stringere ulteriormente la morsa sull’economia russa”, ha dichiarato Starmer, sostenendo che “vi sono chiari segnali che, mentre aumentano le perdite russe e l’economia di Mosca si indebolisce, il consenso interno verso la guerra di Putin sta cambiando“.

Tesi quest’ultima piuttosto discutibile ma che rientra nella narrazione UE/NATO che dipinge un progressivo indebolimento russo non certo rilevabile sui campi di battaglia ucraini.

Dopo aver tagliato lo scorso anno i sussidi per il pagamento delle bollette elettriche a 300 mila famiglie povere, Starmer conferma che il potenziamento militare verrà finanziato a spese degli investimenti nei settori dei trasporti e dell’energia i cui tagli saranno presentati “entro l’autunno”, come ha annunciato Downing Street.

Il ministero dei Trasporti realizzera’ risparmi fino a 700 milioni di sterline, pari a 811 milioni di euro, attraverso il programma di investimenti stradali, valutando anche la cancellazione di alcuni progetti, mentre i risparmi del ministero per la Sicurezza energetica e il Net Zero deriveranno “principalmente da misure di efficienza”.

Il governo ha inoltre assicurato che “non ci sarà alcun impatto sui finanziamenti destinati ai servizi sanitari di prima linea” del Servizio sanitario nazionale (NHS) e che resteranno “protetti” sia il programma di ricostruzione delle scuole sia i fondi per gli studenti con bisogni educativi speciali.

Il limite del programma di potenziamento militare e della spesa per la Difesa enunciato da Starmer resta quindi quello che ha determinato la fine del suo governo: la grave crisi economica che colpisce il Regno Unito e la contrarietà di gran parte dell’opinione pubblica britannica all’incremento delle spese militari e al sostegno all’Ucraina in guerra.

Del resto, si tratta proprio di alcune delle ragioni per cui il Partito Laburista ha subito una dura sconfitta nelle ultime elezioni amministrative e la ragione principale per cui Starmer ha dovuto lasciare Downing Street.

Qualcuno però già parla di un suo prossimo incarico, nel 2028, come Segretario generale della NATO quando scadrà il mandato di Mark Rutte (nella foto con Starmer).

Circa le spese militari va inoltre ricordato che il Regno Unito è da sempre la nazione che spende di più in Europa per Difesa ma, soprattutto  negli ultimi anni, ha speso molto male il denaro dei contribuenti considerato il crollo di credibilità delle sue forze armate, la necessità di finanziaria di radiare molti equipaggiamenti e sistemi d’arma ancora efficienti (inclusa la quasi totalità dell’artiglieria semovente), la carenza di personale e la scarsa operatività di navi, sottomarini, velivoli e mezzi terrestri.

L’ex ministro della Difesa britannico, John Healey, dimessosi due settimane or sono in polemica con Starmer per gli stanziamenti insufficienti assegnati alla Difesa. ha criticato ieri il nuovo piano di investimenti per la difesa sostenendo che, nonostante i 15 miliardi di sterline (17,3 miliardi di euro) aggiuntivi annunciati, il Regno Unito resterà esposto ai rischi.

“Quello di oggi è il prossimo acconto per la difesa“, ha dichiarato Healey, aggiungendo però che “nel 2030 il Regno Unito spenderà ancora soltanto il 2,7 per cento del Pil, proprio l’anno in cui la NATO ha avvertito che potremmo trovarci di fronte a un attacco russo”. Healey ha invitato il probabile futuro premier laburista Andy Burnham a fissare una data per raggiungere il 3 per cento del Pil destinato alla difesa e a presentare “un piano di finanziamento chiaro e credibile” per arrivare al 3,5 per cento entro il 2035.

Secondo alcuni media britannici alcuni membri dello staff di Burnham sarebbero “davvero furiosi” con il premier uscente per il deficit di finanziamento del Piano di investimenti per la difesa. Il vicedirettore politico di Sky News, Sam Coates ha affermato che il nuovo governo inizierà il mandato “con i conti pubblici già in difficoltà, costretto a tagliare la spesa o ad aumentare le tasse”.

Secondo l’emittente, al deficit si aggiungono 2 miliardi di sterline (2,3 miliardi di euro) di risparmi attesi da alcuni ministeri e 4 miliardi (4,6 miliardi di euro) derivanti da tagli ai progetti di investimento non ancora definiti. “Se era davvero così facile da risolvere, perché non sono riusciti a farlo nei dieci mesi in cui hanno lavorato a questo piano?”, ha concluso Coates citato in Italia da Agenzia Nova.

(con fonti Reuters, Agenzia Nova e Italpress)

Foto Starmer/X e Ministero Difesa Britannico

 

 

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